20 Agosto Ago 2019 1615 20 agosto 2019

Un orgasmometro per misurare il piacere femminile

Si tratta di un test psicometrico che promette di comprendere meglio quali fattori psicofisici influenzano la percezione del piacere e aiutare le donne a conoscere meglio la loro intimità. Ce lo spiega il professor Jannini.

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Un team di ricerca italiano ha messo a punto un metodo per valutare la capacità delle donne di provare piacere durante l’intimità. Nessuna curiosità maliziosa, sia chiaro: la ricerca ha lo scopo di capire in quali situazioni e con quale intensità le donne raggiungono l’orgasmo, individuare eventuali problematiche fisiologiche e/o psicologiche e quindi anche di migliorare la qualità della vita femminile e l’intesa con il partner. Presentato durante il XII Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), l’«orgasmometro femminile» è uno strumento specifico per valutare in modo semplice e immediato la capacità delle donne di raggiungere l’orgasmo. Il Professor Emmanuele Jannini, ordinario di Endocrinologia e Sessuologia medica all'università di Roma Tor Vergata e coordinatore dello studio ci ha spiegato che «questo test psicometrico arriva anni dopo la messa a punto di un analogo dispositivo pensato per gli uomini e promette non solo di comprendere meglio quali fattori psicofisici influenzano la percezione femminile del piacere ma anche di aiutare le donne - e quindi le coppie di cui fanno parte - a conoscere meglio la loro intimità e a viverla in modo più soddisfacente».

COME FUNZIONA IL TEST

Il test orgasmometro consiste in un questionario online, da compilare in forma anonima. Rispondendo alle domande le donne sono libere di dire se e come provano piacere e in quali condizioni raggiungono l’orgasmo, assegnando poi a quest’ultimo un punteggio da uno (nessun tipo di piacere) a dieci (massimo stato di godimento immaginabile). Più il punteggio è basso, cioè minore è l’intensità del piacere raggiunto, più aumentano le probabilità di un disagio sessuale latente, che può essere determinato sia da disturbi fisici sia da fattori psicologici e relazionali.

UNA FORMA DI AUTOANALISI PER LE DONNE

L’esperto speiega che «il test non rappresenta solo uno strumento d’indagine statistica, ma anche una preziosa occasione per le donne di fermarsi a riflettere sulla propria vita sessuale, interrogandosi e mettendo nero su bianco ciò che non va e quello che potrebbe essere migliorato». Procedere alla valutazione del proprio piacere, indagare le condizioni che lo favoriscono e i fattori che lo rendono più appagante, è soprattutto un modo per le donne di conoscere meglio se stesse, essere consapevoli del proprio corpo e delle sue esigenze e imparare ad assecondarle e soddisfarle.

L'IMPORTANZA DELL'AUTOEROTISMO

Alla prima fase della ricerca hanno partecipato 526 volontarie tra i 19 e i 35 anni e dai risultati ottenuti sono emersi alcuni fattori determinanti per la “predisposizione” femminile a sperimentare un piacere fisico che è al tempo stesso soddisfacimento mentale. Jannini sottolinea che «un ruolo fondamentale è rappresentato dall’autoerotismo. La capacità delle donne di sperimentare il piacere è indipendente dall’età e dal legame con un partner fisso, perché la loro sessualità è caratterizzata da un’“autonomia” spesso sottovalutata o ignorata». Due donne su tre praticano l’autoerotismo almeno una volta alla settimana e – secondo l’orgasmometro - la frequenza e l’intensità degli orgasmi sarebbe direttamente proporiorzionale a questo esercizio (una sorta di training autogeno o allenamento al piacere).

QUANDO LA MENTE BLOCCA IL PIACERE

Rispetto a quello maschile, il meccanismo sessuale delle donne è più fragile e il piacere è meno scontato. Jannini spiega che «l’aspetto psicologico è fondamentale: l’orgasmo femminile è il culmine di un percorso che parte con dall’autoesplorazione della propria fisicità e conduce a una sorta di «abbandono programmato», in cui la donna riesce a lasciarsi andare entro schemi che riescono a soddisfare le sue fantasie».Sebbene vi siano aspetti fisiologici (come alterazioni ormonali o patologie neurologiche) che possono interferire con la sessualità, la prima causa che rende incapaci di sperimentare l’orgasmo è la presenza di una sorta di pudore inconscio che genera inibizione e blocca il piacere.

NON SOLO EMOTIVITÀ

I test di neurofisiologia per immagini condotti sulle donne (come risonanza magnetica e doppler) hanno dimostrato che il piacere non è solo una questione psicoemotiva. Il sessuologo spiega che «nel cervello femminile ci sono diversi gruppi di neuroni che si attivano in risposta a stimoli differenti e producono vari tipi di orgasmo (vaginale, clitorideo, mammario o addirittura mentale)». Tuttavia conta anche la “situazione” in cui questi stimoli vengono percepiti, tant’è che ci sono casi di donne sperimentano il piacere solo con l’autoerotismo e non nell’intimità con il partner (o viceversa).

I VANTAGGI DELLA SCOPERTA DEL PIACERE

Per quanto la percezione del piacere resti soggettiva, il test orgasmometro può essere utile per individuare eventuali disagi fisici o psicoemotivi alla base di un disturbo sessuale, come il grado di lubrificazione vaginale o il livello di estrogeni. L’esperto spiega che «in questo modo sarà più facile impostare eventuali terapie (ormonali o non ormonali) che aiutino le donne a migliorare la gestione della sessualità in determinate fasi della vita in cui il piacere può essere a rischio come la menopausa».

I VANTAGGI PER LA COPPIA

Autoerotismo a parte, secondo Jannini la comprensione dei meccanismi alla base dell’orgasmo femminile è sicuramente utile anche all’altro sesso e all’intesa di coppia: «Capire i meccanismi psicofisici che nelle donne generano il piacere consentirà agli uomini di approfondire la conoscenza delle proprie compagne e, in caso di relazione fissa, di imparare ad assecondare le variabili e i fattori che entrano in gioco nel favorire l’appagamento sessuale delle partner». A beneficio non solo dell’intesa fisica ma anche di una migliore comprensione reciproca sul piano mentale e affettivo.

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