12 Giugno Giu 2019 1229 12 giugno 2019

Come si cura un fibroma uterino

Prima di valutare un eventuale intervento chirurgico si parte con la terapia medica, grazie all'Ulipristal acetato, farmaco ben tollerato e sicuro. Ce lo spiega la dottoressa Alessandra Graziottin.

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Fibroma Uterino Cura

Alcune lo scoprono in età adulta. Altre, per caso, dopo averne ignorato per anni i sintomi. Il fibroma uterino, dovuto alla proliferazione delle fibre muscolari lisce dell’utero, è il tumore benigno più frequente tra le donne. E la sua incidenza varia tra il 20% e l’80%. Si manifesta, in particolare, durante il periodo fertile, ma numero e volume aumentano con l’età (il periodo più rischioso è tra i 40 e i 50 anni). Ma quali sono le terapie da seguire dopo la diagnosi? Il fibroma può essere curato, e molto spesso l'intervento chirurgico si può evitare.

A OGNI DONNA LA SUA TERAPIA

Alessandra Graziottin, direttrice del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’ospedale San Raffaele di Milano, ci ha spiegato infatti che «in medicina, la regola generale, valida anche in questo caso, è quella di partire sempre dalla terapia medica come prima scelta di trattamento e di far ricorso a quella chirurgica o ultrasuoni solo come seconda linea». Oggi l'Ulipristal acetato «è sicuramente una scelta eccellente per efficacia e sicurezza». Il farmaco ineragisce con i recettori per il progesterone come una chiave nella serratura: «È proprio in questo modo che il medicinale inibisce le proliferazioni cellulari della muscolatura liscia dell'utero, in maniera temporanea e reversibile». E, oltre a ridurre il sanguinamento endometriale, Ulipristal acetato esercita un'azione diretta sui fibromi, facendoli regredire e rallentandone la crescita.

IL FARMACO ULIPRISTAL ACETATO

«A dimostrare l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo prolungato di Ulipristal acetato 5 mg è lo studio PEARL IV: si tratta, infatti, di un farmaco sicuro e ben tollerato nel lungo periodo, senza effetti collaterali né sulla coagulazione né sul profilo lipidico delle pazienti, senza rischi né sul fronte trombotico né oncologico». Dall'ottobre del 2016, Ulipristal acetato (il cui nome commerciale è Esmya) è disposnibile per le pazienti ed è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale, con estensione dell'indicazione al trattamento prolungato. Come si somministra? Come spiega la dottoressa, è possibile effettuare quattro cicli di terapia, di tre mesi ciascuno, intervallati da due cicli mestruali (due mesi circa), per un periodo di trattamento rimborsato di 18 mesi complessivi.

CHI SONO LE DONNE A RISCHIO

Sono stati identificati diversi fattori di rischio per il fibroma uterino, come l’etnia, l’obesità, il fatto di non aver avuto gravidanze e una probabile base genetica: «L’incidenza è più alta tra le donne dalla pelle nera, ma, in ogni caso, i fibromi tendono a manifestarsi più frequentemente nelle componenti di una stessa famiglia e a un’età più precoce da una generazione all’altra», spiega a LetteraDonna la professoressa Graziottin.

ORMONI SESSUALI E FIBROMA

Gli ormoni sessuali giocano, poi, un ruolo cruciale: «È stato dimostrato che sia gli estrogeni che il progesterone ne inducono e ne regolano la formazione e la crescita», spiega la dottoressa, Presidente della Fondazione Alessandra Graziottin per la cura del dolore della donna Onlus: «Le cellule dei fibromi hanno una più alta concentrazione di recettori per questi due ormoni rispetto alle cellule normali del miometrio (la tonaca muscolare della parete uterina, ndr): la conferma viene anche dal fatto che dopo la menopausa la loro dimensione tende a ridursi».

COME SI DISGNOSTICA

Il fibroma uterino viene diagnosticato principalmente attraverso l’ecografia pelvica, transaddominale o transvaginale, mentre con le visite ginecologiche è possibile individuare quelli di maggiori dimensioni. L’atteggiamento di alcuni medici, spesso, oscilla tra la minimizzazione del problema, soprattutto se il fibroma è di piccole dimensioni, e l’urgenza drastica: «Si passa da un under-treatment a un over-treatment, influenzato anche dall’età della donna, dal suo desiderio di maternità, ma soprattutto dall’orientamento del medico che ancora oggi è spesso favorevole alla chirurgia», spiega Graziottin.

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