18 Marzo Mar 2019 1545 18 marzo 2019

Perché non ci meritiamo le frasi sugli assorbenti Lines

«Quanto è bello sentirsi dare ragione per cinque giorni al mese?», o «Perché stiamo piangendo? Non lo sappiamo!». Le pillole, stereotipate più che mai, sul favoloso mondo del ciclo, che ci dipingono come depresse e isteriche.

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Frasi Assorbenti

Ogni 28 giorni per quasi mezza esistenza, il ciclo mestruale si ripresenta, più o meno puntuale, più o meno invadente, nelle nostre vite travolgendo i nostri corpi stanchi e le nostre nervose menti. C’è chi lo aspetta come fosse il demonio e soffre come Cristo sulla croce per quattro giorni di fila, chi giustifica qualunque malumore e incazzatura per una settimana al mese incolpando le ovaie, e chi lo vive come un gestibile fastidio senza particolari dolori (al capitolo donne molto fortunate). Tutto è personalissimo, ma due cose sono certe. La prima è che nessuna al mondo è felice di avere il ciclo. La seconda è che quasi tutte ci sentiamo più stanche, più nervose, più gonfie, spesso più brutte. E in queste condizioni se c’è una cosa che davvero non meritiamo è leggere le frasi che ci regala la carta plastificata lilla degli assorbenti Lines Seta Ultra. Ora, non sappiamo se la mente che ha partorito queste sconvolgenti pillole sul favoloso mondo delle mestruazioni sia maschile o femminile, ma tendo a propendere per la prima. Come potrebbe una donna che ogni maledetto mese vive sulla sua pelle il ciclo elaborare frasi tanto ridicole?

«I giorni prima del ciclo sono il momento più creativo per una donna. Depresse sì, ma piene di idee!».

«Secondo alcuni miti durante il ciclo una donna non riesce a montare la panna. E che problema c’è?! Divano e asporto, grazie!».

«Durante il ciclo siamo in grado di divorare una vagonata di carboidrati senza sensi di colpa. Ci siamo mangiate anche quelli!».

Ma andiamo con ordine. Alcuni anni fa – parliamo già del 2008 - le frasi sugli assorbenti Lines erano quasi un must. Niente di illuminante o saggio, per l’amor di Dio, ma capitava di leggerle mentre si faceva la pipì senza provare un moto irrefrenabile di fastidio. «Lo sai che la sindrome premestruale colpisce soprattutto le donne che lavorano fuori casa?», «Lo sai che durante il ciclo puoi fare tranquillamente il bagno in mare?», ci chiedevano. O spiegavano che «durante il ciclo mestruale è preferibile non eccedere nel consumo di latticini». Banali, banalissime, ma almeno innocue. Poi è successo che, non sappiamo perché, queste perle di saggezza sono sparite dalle confezioni lilla, e dopo un lunga pausa tornate, ma le frasi sono cambiate. Cambiate in che senso? Nel senso di straripanti di stereotipi (le trovate nella gallery in fondo).

Per darvi un’idea: siamo passati dal «Sai che durante le mestruazione una borsa d'acqua calda porta sollievo?» a cui replicheremmo «Ma dai?!» a «Durante il ciclo possiamo sfoggiare la borsa anche in casa. Quella dell’acqua calda!», a cui rispondere: «Mi stai prendendo per i fondelli?». Poi c'è l’imbarazzante «Perché stiamo piangendo? Non lo sappiamo neanche noi! Ma ammettiamolo: questo è divertente!»: no, non è divertente né avere il ciclo né piangere perché si ha il ciclo (reazione che quando ci capita ci fa sentire delle disagiate). Si continua con: «Siamo di pessimo umore e irritabilissime. Ma quanto è bello sentirsi dare ragione per cinque giorni al mese?». «Ci sentiamo gonfie e pensiamo di pesare 350 kg. Ma non è vero! È solo un feeling da fase pre-mestruale!». «Sbalzi d’umore, stanchezza, irritabilità, brama di cibo. Guardiamo il lato positivo: durante il ciclo non ci si annoia mai!».

Veniamo dipinte come depresse, irritabili, grasse, sfaticate, lunatiche, vulnerabili. Come delle isteriche non padrone del nostro cervello per quattro/cinque giorni al mese, giustificate a dire o fare qualsiasi cosa, a ingozzarci di qualunque cosa commestibile, con la lacrima facile, e quel che è peggio, a cui si dà sempre ragione come ai matti. Tutto questo condito da un'ironia da ragazzine delle medie (ma quelli della Lines sapranno che il ciclo lo hanno anche le 30enni, le 40enni e le 50enni? No, perché il linguaggio in stile Disney Channel non credo divertirà le donne adulte, casalinghe o magistrate che siano). Ma poi depresse? I nostri ormoni sono sballati ma non siamo malate né abbiamo tendenze suicide, su. E tutti quegli irritanti punti esclamativi peggiorano le cose.

Siamo nel 2019 e il ciclo è ancora un gigantesco tabù, anche in Italia. Io stessa ho pensato che riempendo la mia scrivania di assorbenti per scrivere questo pezzo qualcuno mi avrebbe guardato strano. E con tutte le modalità che estistono per parlare di un tema che riguarda metà della popolazione mondiale, un colosso come la Lines ha scelto il più triste: quello che, con la scusa di provare a riderci sopra, si nutre di stereotipi e li promuove a verità nel nostro mondo, ops, specie protetta, di inquietanti donne con il ciclo. Quelle freddure sembrano rivolgersi davvero a delle decerebrate che avrebbero bisogno di una pensione di invalidità in quei giorni. E francamente non ci serve. Perché tra le pubblicità in cui facciamo la ruota con i pantaloni bianchi e ci lanciamo con il paracadute con il ciclo e la stereotipizzazione della donna ai limiti dell'invalidità, vulnerabile e disperata, c'è un abisso. La verità è che nessun'azienda di settore, che sia Lines, Nuvenia, Tena o Saugella, sa ancora raccontare le mestruazioni in modo costruttivo, irriverente e moderno. Basta lo spot del Buscofen act contro i dolori mestruali in cui una donna che incarna l'isteria femminile del mondo sbatte fuori di casa il suo uomo soltanto perché ha il ciclo per capire a che punto siamo.

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