10 Settembre Set 2018 1333 10 settembre 2018

Che cos'è la cherofobia: quando la felicità fa paura

Aver timore delle emozioni negative può spingerci ad allontanare quelle positive. Ecco in cosa consiste il disturbo di cui ha cantato Martina Attili, aspirante concorrente di X Factor 2018.

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Cherofobia

Nella prima puntata delle audizioni della 12esima edizione di X Factor, la cantautrice 17enne Martina Attili ha presentato il suo inedito, Cherofobia, una canzone sulla paura di essere felici ancora poco conosciuta. In che cosa consiste? Quali sono i suoi sintomi? Esistono rimedi per curarla? Proviamo capirlo rispondendo a queste domande.

CHE COS’È LA CHEROFOBIA

Il termine cherofobia viene dal greco chairo, «mi rallegro», e fobia, «paura». Si tratta dell’avversione patologica nei confronti dell’allegria o dell’euforia. Secondo un recente studio pubblicato dal Journal of Cross-Cultural Psychology, chi soffre di cherofobia sperimenta la paura di vivere situazioni che provocano felicità per il timore che, per compensazione, possa accadere qualcosa di terribilmente doloroso. Allontanarsi da tutto quello che può rendere felici, dunque, sembra l’unico modo per sopravvivere e la possibilità che si verifichi qualcosa di negativo fa perdere completamente cognizione di tutto quel che di positivo può accadere nella propria vita.

QUALI SONO LE CAUSE DELLA CHEROFOBIA

In un intervento sul blog Psychology Today, la psichiatra Carrie Barron ha spiegato come, tra le possibili cause della cherofobia, una delle più accreditate sia quella dei traumi subìti durante l'infanzia: «Potrebbe sembrare strano che qualcuno tema le emozioni positive. Spesso succede quando, da piccoli, si è creato un legame fra felicità e punizione. Se sei spaventato dal piacere, potrebbe essere perché, in passato, la punizione o l’umiliazione hanno distrutto la tua gioia. Adesso hai paura di sentirti felice perché temi che la bolla esploda di nuovo». Un brutto rapporto con una persona cara o l’abitudine al verificarsi di un evento negativo ogniqualvolta se ne verifica uno positivo: tutto questo può portare a ricorrere all’idiosincrasia nei confronti di tutto quello che può rendere felici come meccanismo di difesa. La Barron ha, poi, sottolineato anche che, spesso, i soggetti più inclini ad aver paura della felicità risultano essere gli introversi, perché maggiormente portati ad isolarsi, a non prendere parte ad attività ricreative di gruppo o a evitare luoghi particolarmente affollati e rumorosi.

IL COMPORTAMENTO DI UN SOGGETTO CHEROFOBICO

Il paziente cherofobico, a differenza di quanto si possa pensare, non è sempre triste. Piuttosto, si tratta di un soggetto che tende ad evitare il divertimento, inviti a feste o occasioni di svago, che rifiuta qualsiasi tipo di cambiamento di routine o di vita anche potenzialmente vantaggioso, perché lo interpreta come il preludio all'avvicinarsi di qualcosa di funesto all’orizzonte. Insomma, per il cherofobico perseguire la felicità si trasforma in un’inutile perdita di tempo e di energie. Stephanie Yeboah, blogger affetta da cherofobia, ha spiegato cosa significhi concretamente convivere quotidianamente con questa condizione: «È una sensazione di completa disperazione, che porta a sentirsi ansiosi o diffidenti all’idea di partecipare o fare cose per arrivare alla felicità, perché è come se si avesse la percezione netta che non durerà».

NON È RICONOSCIUTA COME DISTURBO

Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), la principale risorsa per la diagnosi delle patologie legate alla salute mentale, non riconosce la cherofobia come un disturbo mentale. Ma, secondo Healthline, molti medici la classificano nella categoria dei disturbi d’ansia. E dal momento che non è stata ampiamente studiata, non esistono nemmeno farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) o terapie su cui una persona affetta possa fare affidamento. L’unico rimedio proposto, fino ad ora, prevede il ricorso a una respirazione profonda per controllare l’ansia e l’imporsi di partecipare ad eventi per rendersi conto della totale assenza di pericolo in queste situazioni. Spesso, però, accade che chi soffre di cherofobia non cerca una cura: rifuggire la felicità diventa uno scudo comodo per mantenere il più possibile lontano da sé il rischio della sofferenza e il peso del dolore.

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