11 Ottobre Ott 2019 1709 11 ottobre 2019

Feminin Pluriel e gli orfani dei femminicidi

Oltre 2 mila giovani hanno perso la madre per un atto di violenza. Dimenticati dallo Stato. Diana Palomba: «Rischiano di diventare vittime o carnefici a loro volta».

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Orfani Femminicidi Feminin Pluriel (2)

Il femminicidio è una piaga che ha più vittime. Le donne uccise, una ogni 72 ore nel 2018, 115 in tutto il 2017, anno in cui si fermano per il momento i dati resi disponibili dall'Istat. E poi i figli, bambini e ragazzi, piccole e adolescenti, che restano senza madre all'improvviso, spesso con un padre omicida in prigione col quale i rapporti sono inevitabilmente compromessi. Senza una prospettiva futura e senza alcun sostegno dallo Stato per proseguire negli studi e sostenere le spese per le cure psicologiche indispensabili per superare il trauma. Il governo, accusato da Mara Carfagna di aver tolto 7 milioni al fondo da lei stessa voluto e mai entrato realmente in vigore, sembra esserseli dimenticati. Per aiutarli Feminin Plueriel Italia ha organizzato una cena di raccolta fondi che si terrà venerdì 11 ottobre a Milano, a Palazzo Parigi. «Se ne parla troppo poco, anzi, non se ne parla proprio», spiega Diana Palomba, presidente dell'associazione, a LetteraDonna. Sono vittime silenziose e misconosciute, eppure sono sempre più numerose.

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Feminin Pluriel

DOMANDA. Quanti sono gli orfani di femminicidio in Italia?
RISPOSTA.
Circa 2000 e il trend è in crescita. D'altra parte è sotto gli occhi di tutti, le cronache ogni giorno raccontano di nuovi femminicidi con donne che lasciano bambini e ragazzi.

Con esigenze peculiari.
Sì, anche rispetto agli altri orfani. Tecnicamente loro non lo sarebbero, il padre spesso ce l'hanno, ma avendo commesso un delitto è in prigione e anche quando esce non è semplice instaurare un rapporto. Si ritrovano da soli di colpo.

E chi si prende cura di loro?
Altri parenti. Nonni o zii li prendono con sé, ma spesso non hanno le forze né fisiche né materiali per permettere la prosecuzione di un percorso di studi.

È questo il vostro focus?
Sì. L'obiettivo specifico dell'evento è proprio quello di aiutare una decina di questi ragazzi a completare gli studi. Il discorso dell'istruzione e dell'educazione è fondamentale nell'ottica di un reinserimento di questi giovani nella società, compatibilmente con un'assistenza psicologica che non è passata in maniera gratuita dal pubblico.

Se ne parla forse troppo poco?
Esatto. Sulle cronache i figli delle madri uccise arrivano solo per aggiungere colore. Prenda uno uno degli ultimi casi, quello di Zinaide Solonari, la donna che si era rifugiata a casa della sorella ed è stata uccisa a coltellate dal marito. Si è letto il commento «aveva due figli e una figlia da una relazione extra», solo per fare gossip, ma nessuno ha messo l'attenzione su questi tre ragazzi rimasti senza madre. Del resto l'attenzione è quasi sempre sul carnefice più che sulla vittima, quasi mai sui ragazzi.

Quali sono le principali problematiche che incontrano questi orfani?
Certamente il bisogno di cure psicologiche. Si ritrovano all'improvviso a passare da un contesto familiare allo sbaraglio. Il rischio è che le vittime di abusi, anche in senso lato, diventino carnefici. Basta sentirli parlare, ascoltare le loro testimonianze e i loro ricordi, da brividi. Molti di loro raccontano dell'ultimo bacio, l'ultimo saluto che hanno dato prima di andare a scuola, per poi trovare la madre morta al loro ritorno.

E in molti casi sono anche vittime di violenza assistita, convivono con un contesto di violenza quotidiano.
Sì, sono vittime al quadrato. Tutti noi possiamo aver assistito a liti normali tra i genitori e le ricordiamo come un trauma, a nessun bambino piace vedere mamma e papà che litighino. Immaginatevi come deve essere devastante in questo contesto. Sono ragazzi che perdono stima di sé, non hanno più la consapevolezza del loro valore, un domani rischiano di porsi come carnefici o come vittime.

L'Italia cosa fa per sostenerli?
I fondi sono bloccati. La proposta di Mara Carfagna è stata poi bocciata, un'occasione persa.

Bocciata dalla maggioranza che ha fatto grande campagna sul femminicidio ignorando gli orfani. Come se le due cose fossero separate.
Esatto, come se non ci fosse un collegamento che in realtà esiste ed è lapalissiano.

Quali sono i progetti che sosterrete con la raccolta fondi?
Oltre a quelli per gli orfani supportiamo anche i progetti del comune di Milano, che è nostro partner istituzionale. Come gli sportelli di prima accoglienza che stanno nascendo nei vari municipi a opera di associazioni no profit. Luoghi di incontro per le donne vittime di violenza. Poi aiuteremo l'associazione Salvamamme, a cui è vicina la madrina della serata Barbara De Rossi. Infine sosterremo il primo centro ginecologico di accoglienza per le vittime di stupro aperto al Policlinico di Milano dalla dottoressa Alessandra Kustermann, anche lei ospite della cena.

Al centro di tutto rimane l'educazione.
Certo. Noi siamo un'associazione di impendritrici, donne di azione, di cuore e di testa. Non possiamo non avere un'attenzione speciale a temi come il gender gap e la violenza di genere. Ci siamo proposte come obiettivo quello di aiutare donne che hanno già subito la violenza, ma soprattutto la prevenzione. Si deve partire dalla scuola, e in quest'ottica sponsorizziamo un progetto che si chiama BEST, Beyond Stereotypes. L'educazione viene fatta agli insegnanti che poi parlano coi bambini, per creare un linguaggio che vada oltre gli stereotipi e non sfoci nel bullismo. Dobbiamo cambiare questa mentalità secondo cui la donna è un oggetto di proprietà dell'uomo.

Da quando Feminin Pluriel è attiva in Italia?
Da cinque anni. Io sono presidente e fondatrice per il nostro Paese. Esistono 18 branch in tutto il mondo, ognuna di queste abbraccia delle battaglie proprie perché ci sono differenze tra i vari Paesi, però l'obiettivo comune è fare squadra, aiutarci dal punto di vista professionale, abbattere il gender gap. Io ho deciso di creare una branch di donne con diverse formazioni distribuite in tutta Italia che genera uno scambio continuo di idee, di esperienze e mondi diversi che vengono in contatto tra di loro. Se ognuno di noi fa la sua parte, poi i risultati si vedono.

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