1 Ottobre Ott 2019 1812 01 ottobre 2019

Roberta Caronia: «Come Concetta Leonardi non ho rinunciato alla maternità»

L'attrice, che interpreta la commissaria de La strada di casa 2 in onda il martedì su RaiUno, ci ha raccontato la difficoltà dell'essere mamma ed artista. L'intervista. 

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Roberta Caronia La Strada Di Casa Commissario Leonardi

Meticolosa e attenta, Concetta Leonardi è una delle new entry della seconda stagione de La strada di casa la serie tv in onda il martedì sera su RaiUno. Concetta è una commissaria di polizia. Non è la prima sul piccolo schermo del nostro Paese, ma sicuramente vedere donne che svolgono professioni di questo tipo aiuta l'immaginario collettivo. Lo pensa anche Roberta Caronia, l'attrice che la interpreta, come ci ha spiegato in una chiacchierata dopo il buon successo delle prime puntate: «Siamo ancora indietro rispetto all'inserimento delle donne nel mondo del lavoro in posti verticistici perciò succede spesso che la femmina arrivi a negare se stessa per diventare molto maschile. Questo personaggio è un caso un po' atipico, ha un'energia maschile nel modo di condurre la professione, però non ha rinunciato al desiderio di diventare madre». Perché Concetta è in dolce attesa. Una decisione degli sceneggiatori, che come ci anticipa Roberta, si comprenderà solo nel finale.

Roberta Caronia.

Roberta Krasnig

DOMANDA. A proposito di maternità, come hai vissuto la tua? Hai mai subito discrimininazioni?
RISPOSTA. Sono stata fortunata nel rapportarmi con registi e professionisti con figli che, quindi, erano in grado di comprendermi. Un'attrice madre è poco pratica, soprattutto agli occhi altrui. Possiamo lavorare, ma magari con tempi diversi rispetto a chi non lo è. Se per motivi professionali devi star lontana dal fidanzato un tot di tempo riesci a tollerarlo, separarsi da un figlio invece è tutta un'altra cosa. Ci vorrebbero più tutele. L'Italia viene considerato il Paese della famiglia, della Chiesa, ma non credo sia un Paese per mamme.

Insomma non è facile conciliare tutto.
Io parlo della mia esperienza di artista. Mi sposto spesso tra tournée e set. E, soprattutto più in età prescolastica, è difficile. Ad esempio, quando sono stata scritturata per la stagione del Teatro Greco di Siracusa, ho trovato una babysitter bravissima nel periodo di preparazione, ma, appena finivo le prove e il giorno dopo era prevista la pausa, partivo immediatamente per Roma per stare un po' col mio bimbo e ritornavo dopo poche ore a Siracusa per riprendere regolarmente. Il tutto ovviamente a mie spese. Sta a te riuscire a farti pagare il giusto per poter sostenere anche questi costi. Nel 2019 ho rinunciato a una tournée molto lunga perché ci tenevo a stare vicino a mio figlio visto comincia la prima elementare.

Parlavi dell'importanza di tutelare le mamme lavoratrici. Voi attrici lo siete?
No. Diversamente da altri Paesi perché la nostra è una categoria rispettata, a cui viene riconosciuta l'importanza per l'evoluzione emotiva e culturale della collettività. Qualcuno potrebbe dirmi: potevi rinunciare ad avere un figlio. Diventare madre mi ha aperto un pezzo di cuore, ampliando così il pozzo di emozioni a cui attingere che è essenziale per questo lavoro.

Facciamo un passo indietro. Nella prima stagione de Il Cacciatore hai interpretato Vincenzina Marchese, moglie del boss Leoluca Bagarella. Che cosa ti ha lasciato quell'esperienza?
Nonostante la disumanità del mondo mafioso, per me quel ruolo era terribilmente umano. La sua storia è quasi una tragedia greca. Intepretare una donna che ha in sé il contrasto fortissimo tra l'amore e la morte è stata una grande opportunità per la mia crescita.

Cosa quel personaggio può insegnare alle donne?
A ribellarci, definirci, autodeterminarci. Vincenzina è sottomessa, come capita a tante donne. Non ha potuto scegliere liberamente perché dietro c'erano logiche mafiose molto complesse. Avrebbe dovuto denunciare, ma non l'ha fatto. Forse anche il senso di colpa l'ha spinta al suicido. Non lo sapremo mai.

A proposito di di donne che si ribellano, cosa pensi di Dissenso Comune?
Il problema del sesso usato in maniera vessatoria non è presente solo nell'ambiente dello spettacolo. Credo che il mondo del lavoro femminile debba molto alle artiste perché sono state quelle che per prime si sono permesse di dire: qui c'è qualcosa che non va. Sono convinta che sia un bene che se ne sia parlato. È importante fare fronte comune perché non è mai avvenuto prima. La donna è sempre stata un po' un oggetto in mano all'uomo. Arrivare a dire: adesso pensiamo noi per noi e ci strutturiamo è stato un passo importantissimo.

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