30 Settembre Set 2019 1936 30 settembre 2019

La grande nemica, il libro che racconta l'odio per Laura Boldrini

A tu per tu con l'autore Flavio Alivernini, responsabile della comunicazione della deputata: «Salvini ha condotto un’operazione criminale nei suoi confronti».

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Prendete tre parole: sessismo, politica, haters. Mescolatele. Ecco, verrà fuori (nel cervello di ognuno) quasi sicuramente una persona: Laura Boldrini, la figura politica più bersagliata nella storia della Repubblica Italiana, quella a cui sono stati rivolti più insulti, la maggior parte dei quali con una forte connotazione sessista. Senza dimenticare i numerosi ‘auguri’ di stupro fatti pervenire su Facebook all’ex Presidente della Camera. Verrebbe da dire che su questo spiacevole fenomeno si potrebbe scrivere un libro, se questo volume, La grande nemica, non fosse appunto stato appena pubblicato. «La prima volta che ho pensato di raccontare una storia di disumanizzazione così preoccupante non avevo ancora materiale per il lieto fine» racconta a LetteraDonna l’autore Flavio Alivernini, che è il responsabile della comunicazione della deputata del Pd: «Laura Boldrini non si era ancora presa le rivincite che sappiamo in tribunale e sui social network».

Laura Boldrini e Flavio Alivernini.

DOMANDA. Quando è nata l’idea del libro?
RISPOSTA.
Laura Boldrini era stata costretta a un ricovero d’urgenza in ospedale, aveva subito un’operazione. Qualche sito diede immediatamente la notizia, io andai a leggere i commenti e, fra questi, c’erano anche quelli di molti cretini che le auguravano la morte. Lì, per la prima volta, ho pensato che una cosa del genere non poteva essere taciuta.

Com’è possibile che sia stata vittima di questo ‘safari umano’, come lo definisce Nicola Biondo nella prefazione del libro?
La mia tesi, che cerco di argomentare nel libro, è che nei suoi confronti sia stata architettata una campagna di delegittimazione politica a scopo elettorale. La costruzione del bersaglio perfetto, un nemico da abbattere.

Creando una fake news dopo l’altra.
Il sillogismo di certa propaganda è stato: gli immigrati sono il male assoluto. Laura Boldrini difende i diritti di tutti, compresi quelli dei migranti. Dunque Laura Boldrini è il male assoluto. Agli spacciatori d’odio serviva un capro espiatorio, non bastava dire che la colpa era dei migranti. Per smontare la tesi secondo cui lei è la responsabile di una presunta invasione basterebbe un dato di verità: Boldrini non ha mai ricoperto incarichi istituzionali e la legge che regola il fenomeno migratorio in Italia non porta il suo nome, ma si chiama Bossi-Fini.

Su Facebook hai scritto di aver messo nero su bianco nomi e cognomi di «imprenditori della paura pronti a scommettere» nel mercato dell’odio. Qualche nome?
Ve ne dico uno per tutti: Matteo Salvini. Il segretario della Lega ha condotto un’operazione criminale nei confronti di Laura Boldrini associando il suo nome ai crimini degli immigrati con l’hashtag #risorseboldriniane. Questo ha significato la cristallizzazione di uno stereotipo fondato su una menzogna che, purtroppo, ancora resiste nelle menti di alcuni.

Questo tipo di odio ha un colore politico?
Purtroppo l’odio è un sentimento che è diffuso nella società italiana. E spesso nasce da condizioni materiali difficili e da situazioni di sofferenza. Io non criminalizzo chi cade nella trappola dell’odio ma chi, quella trappola, l’ha costruita. Non criminalizzo chi ha paura, ma chi la fomenta per un pugno di voti in più.

C’è stato un momento preciso in cui il limite è stato superato?
Sì, il momento in cui il dentifricio esce dal tubetto è il post di Beppe Grillo: «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?». Lì si è inaugurata una stagione che definirei di odio ‘ad personam’. Ma sono contento che adesso diversi esponenti del M5s diano una valutazione critica di quel post e ne abbiano preso le distanze.

Laura Boldrini come ha reagito e reagisce ancora oggi a questi insulti?
Lei ha le spalle larghe: ha lavorato tanti anni in luoghi di crisi e in condizioni di gravi emergenze, si è saputa difendere e si difende tuttora, senza paura. La cosa interessante, di cui parlo ne La grande nemica, è proprio la reazione che ha avuto.

Il fatto che Boldrini sia una donna, in questa ‘campagna’, quanto ha inciso?
Credo che ridurla a una questione di genere sia una lettura superficiale. In questi anni sono stati oggetto di campagne di delegittimazione anche politici e personaggi pubblici uomini, come Matteo Renzi e Roberto Saviano, ad esempio.

Laura Boldrini non viene insultata solo da uomini, ma anche da donne, spesso con espressioni sessiste.
Purtroppo è vero, tra gli odiatori si raggiunge addirittura una parità di genere che le donne reclamano, giustamente, per l’accesso al mondo del lavoro o per le cariche pubbliche, ad esempio.

A proposito di odio, che ne pensi della chiusura delle pagine Facebook e Instagram di CasaPound e Forza Nuova?
Non credo che debbano essere Facebook o Instagram ad arrogarsi il diritto di chiudere pagine e profili di organizzazioni che si richiamano al fascismo. In Italia abbiamo la Costituzione e la legge che vieta la riorganizzazione del partito fascista e, quindi, certi gruppi andrebbero sciolti e non dovrebbero proprio esistere.

Per finire, non posso non chiederti un commento agli attacchi social rivolti alle neoministre Teresa Bellanova e Paola Micheli.
Ovviamente li condanno. La violenza non ha ragione di esistere e tutto quello che è reato offline dovrebbe essere reato anche online. Ma io questo libro l’ho dedicato a Carolina Picchio, una ragazza di 14 anni che si è tolta la vita perché non ha sopportato la gogna mediatica. Spero che per i tanti ragazzi e ragazze che quotidianamente si sentono feriti nelle loro sensibilità sia utile capire come ha reagito Laura Boldrini. Diciamo che vorrei che questo libro fosse una cassetta degli attrezzi per intervenire e reagire agli assalti dei bulli e dei prepotenti.

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