24 Settembre Set 2019 1808 24 settembre 2019

'Vengo prima io', la guida di Roberta Rossi all'orgasmo femminile

Un libro sulla sessualità sulla base di 16 mila esperienze femminili che la sessuologa ha raccolto tramite un questionario: «L'esigenza più grande per le donne? Conoscersi. Serviva uno spazio per poterne parlare».

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Con quasi 30 anni di esperienza in sessuologia clinica alle spalle, la psicoterapeuta Roberta Rossi conosce bene la realtà, i dubbi, le difficoltà e i desideri delle donne sulla sessualità e l’orgasmo. E con il suo libro, Vengo prima io, in uscita il 24 settembre per Fabbri Editore, li ha messi nero su bianco. «Il libro nasce dall’esigenza di rispondere a tutta una serie di domande che le donne mi rivolgono in terapia, ma anche via email», ci ha raccontato la dottoressa Rossi, che con una scrittura limpida e un tono rassicurante – mai giudicante e mai prescrittivo – accompagna chi legge alla scoperta del corpo femminile, della sessualità, delle fantasia, della contraccezione, delle difficoltà ed evoluzioni nell’intimità dalla pubertà a oltre la menopausa in maniera trasversale, attingendo dalle riflessioni e dalle esperienze di 16 mila donne che hanno risposto a un questionario online. «Questi 16 mila questionari hanno ancora di più rafforzato l’idea che un libro del genere era necessario», Rossi ha spiegato, «perché erano tantissimi anni che non ne veniva pubblicato uno sulla sessualità femminile fatto a partire dall’esperienza delle donne». Un’esperienza che viene messa al centro a partire dal titolo stesso – Vengo prima io – che non va inteso in senso di sfida rispetto all’altro, come un tentativo di affermare una sorta di supremazia, ma come un invito a porre l’attenzione prima di tutto su se stesse, come ha ricordato l’autrice: «La donna, la ragazza, deve conoscersi, deve conoscere il proprio corpo, deve essere consapevole delle cose che possono essere più piacevoli per lei, per poi poter portare questo patrimonio anche all’interno di un’eventuale coppia». Un libro che racconta le donne e un libro in cui le donne si raccontano, da tenere sul comodino, a portata di mano, per navigare in maniera semplice, all’occorrenza, il tema complesso, importante – e a lungo dimenticato – del piacere femminile.

DOMANDA. Come si dice nel libro, sembra che di sesso si parli sempre, ma in realtà si fa spesso in maniera superficiale. Quali sono, ancora oggi, i più grandi equivoci relativi al piacere femminile?
RISPOSTA.
Ancora ci si aspetta che l’orgasmo femminile arrivi con la penetrazione, quando la ricerca ci dice che nella stragrande maggioranza delle volte questo non avviene, o se avviene è perché c’è una stimolazione contemporanea del clitoride. L’altro grande equivoco è quello che vede il piacere in funzione dell’orgasmo, che diventa l’unico obiettivo, facendo perdere un po’ il senso dell’incontro sessuale.

E i più grandi tabù?
Non ci sono grandissimi tabù, ci sono più difficoltà. Molte donne faticano a lasciarsi andare nella stimolazione orale, altre si sentono bloccate nel rapporto anale, ma provarci significa che questi non sono più tabù. Permangono le modalità che dicevano prima, questo timore di non raggiungere l’orgasmo, che rischia di farci perdere il piacere dell’evento.

La ricerca ha trascurato per molto tempo la sessualità femminile. Quali sono le più interessanti recenti scoperte a riguardo?
La scoperta di com’è fatto il clitoride è stata un punto di svolta perché prima si pensava che fosse soltanto il ‘bottoncino’ che vediamo all’esterno, e invece ha un corpo importante e svolge un ruolo decisivo nella sessualità. Si è scoperto che ha una fisiologia simile a quella maschile, e questo ha permesso di provare a lavorare su farmaci che possano aiutare quelle donne che hanno difficoltà di origine organica.

L’avvento di internet ha contribuito a fare chiarezza o a confondere le idee?
Internet, per certi versi, ha perpetuato alcuni miti sulla sessualità femminile, non aiutando a fare chiarezza. Ha il merito di aver permesso a tante donne di scrivere, di parlarsi, di poter leggere e accedere al tema della sessualità. Online troviamo però ancora cose un po’ vecchie o istruzioni per l’uso molto meccaniche – anche il libro è un manuale ma non da delle indicazioni uniche e assolute per tutte.

Nel libro si parla anche dell’uso che anche le donne possono fare della pornografia.
Anche l’ultimo rapporto Censis ci ha detto che la pornografia è stata un po’ sdoganata. Chi è incuriosita di vedere o leggere qualcosa, lo fa, lo fa da sola, lo fa col partner, quindi ci sono meno inibizioni e più voglia di conoscere. Internet ha contribuito alla diffusione di una pornografia al femminile, che non è quella tradizionalmente «fatta per i maschi», permettendo nuove conoscenze ed esperienze, per la donna. E forse non è un caso: c’è stata un’esigenza, che ha trovato anche un suo mercato.

Questo come si riflette nell’attuale rappresentazione e dibattito sulla sessualità femminile?
C’è un più ampio repertorio dal punto di vista sessuale, come conferma la ricerca del Censis. Da una parte, la lettura non può che essere positiva, perché significa che le persone si stanno staccando dall’idea di sessualità fatta solo in un modo, ovvero attraverso un rapporto genitale-penetrativo. Dall’altra parte bisogna vedere che questa non diventi un’altra sorta di performance, una ricerca di qualcosa sempre ‘oltre,’ senza gustarsi quello che sperimento. Per adesso il movimento mi sembra un movimento buono, staremo a vedere.

Di che cosa hanno più bisogno le donne, oggi, a livello sessuale?
Di conoscersi. Ancora oggi, e forse oggi più della generazione che è passata attraverso il femminismo e l’enfasi di conoscere se stessa e il proprio corpo.

Sull’orgasmo, che cosa si chiedono di più?
Le domande ruotano intorno al modo in cui poterlo sperimentare e le difficoltà che incontrano a lasciarsi andare, la paura di abbandonarsi, il sentire alcune volte che il partner non si muove nel modo più giusto o rendersi conto di avere la testa troppo concentrata su altro.

Cosa l’ha colpita di più delle testimonianze raccolte nel libro?
Quanto le donne hanno parlato di esperienze dolorose. Non so se perché metterle per scritto aiuti un po’ a elaborare, ma tante di loro hanno riconosciuto e ci hanno voluto raccontare di aver subito piccole e grandi violenze, piccole e grandi molestie. È come se aspettassero uno spazio per poterne parlare. Questo testimonia da una parte la solitudine di certe situazioni e il fatto che ancora nel 2019, anche nella coppia, il femminile è comunque un po’ la preda da sopraffare.

Chi vorrebbe leggesse questo libro?
Le ragazze, le ventenni. Mi piacerebbe l’idea che potessero leggerlo insieme una madre e una figlia, perché c’è tutta una parte dedicata a loro, ma anche le persone che dopo i 50, i 60, o i 70 anni incontrano un nuovo amore, un’altra persona, e hanno qualche dubbio, nonostante l’esperienza di vita. Mi piacerebbe fosse un libro da consultare secondo l’occorrenza. Penso che ogni donna possa trovarci qualcosa per sé.

Anche ogni uomo, forse?
Sì, anche per gli uomini che vogliono conoscere meglio le donne.

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