23 Settembre Set 2019 1533 23 settembre 2019

Le studentesse dell'Università di Salerno che si oppongono alla tampon tax

Contrarie all’Iva al 22%, ritengono addirittura che gli assorbenti dovrebbero essere distribuiti gratuitamente. A tu per tu con le ragazze del Collettivo+. 

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Il ciclo non è un lusso. Lo pensano, giustamente, le ragazze del Collettivo+, formato da studentesse dell'Università degli Studi di Salerno. Lo scrivono su cartelli e volantini affissi nelle bacheche e sui muri dell’ateneo, lo spiegano durante gli incontri che organizzano periodicamente, e lo ribadiscono (ovviamente) quando vengono raggiunte da LetteraDonna: sugli assorbenti non ci può essere un’Iva al 22%, perché stiamo parlando di un bene di prima necessità. Non è giusto che le donne, per qualcosa che è fisiologicamente nella loro natura, ogni anno debbano pagare 30 euro, facendosi carico della cosiddetta Tampon Tax. «Tra tutte le nostre iniziative, quella che ha avuto più visibilità è stata l’installazione di scatole di assorbenti in giro per l’università», spiegano Rosaria e Asia, 24 e 22 anni, rispettivamente studentesse di Scienze della Comunicazione e Scienze dell’Amministrazione. Un’iniziativa che non è esattamente farina del loro sacco, ammettono: «L’abbiamo copiata da altre realtà studentesche che erano già passate all’azione e l’abbiamo fatta nostra, in un anno in cui ci sono state diverse discussioni su questo tema».

Asia (seconda da sinistra) e Rosaria (terza) insieme alle altre ragazze del Collettivo+.

DOMANDA. Quando è nato il Collettivo+?
RISPOSTA.
Più di un anno fa. Sentivamo la necessità di portare alcune discussioni qui a Fisciano, dove si trova l’Università di Salerno. Si tratta di una realtà particolare: il campus, che è considerato il migliore del Sud Italia, si trova in mezzo al verde e a piccole cittadine, a metà strada tra Salerno e Avellino. In questa vallata, lontana da tutto, si fa un po’ fatica a parlare di certe tematiche.

Così siete passate all’azione.
Sì, dopo aver messo nei bagno delle scatole piene di assorbenti, abbiamo tappezzato i corridoi dell’ateneo di salvaslip colorati di rosso e di cartelli con messaggi tipo: «Il ciclo non è un lusso» e «Il ciclo non è un tabù», ma anche: «L’educazione sessuale è importante» e «Vogliamo centri antiviolenza». Siamo lontane dalla città: l’unico modo per sentirci sicure dove viviamo è la diffusione della cultura e del dibattito, per far sì che non esistano più certi tabù.

Per quanto riguarda gli assorbenti la tampon tax è già un problema. La logistica in che misura diventa un ostacolo per voi?
A Fisciano non ci sono supermercati ma solo minimarket, dove i prezzi sono più elevati. Inoltre c’è appena una farmacia, che è vicina a solo una delle due residenze universitarie. Naturalmente di notte, a meno che non sia di turno, è chiusa. Per una ragazza che ne ha bisogno all’improvviso, trovare assorbenti può essere problematico.

Che risposte avete avuto dalle altre studentesse?
Gran parte di esse ha risposto in modo positivo, apprezzando la 'sfrontatezza' con cui abbiamo portato avanti l'azione e mettendo in pratica il meccanismo di solidarietà che speravamo: molte hanno lasciato i propri assorbenti. Altre invece, soprattutto nei commenti e tramite social, hanno risposto diversamente: ci hanno detto che siamo delle svergognate perché è osceno vedere degli assorbenti sporchi in giro, che non sono queste le battaglie serie da portare avanti. Insomma, non ci è mancato nulla.

E i ragazzi come hanno reagito?
La loro risposta è stata invece pari a zero. Nessuno ha realmente espresso la propria opinione: il massimo che abbiamo ottenuto sono state battute come: «Nei bagni dei maschi allora metterete i distributori di preservativi?».

Il che non sarebbe nemmeno sbagliato, ma non è quello il punto. Ad ogni modo, torniamo agli assorbenti. Qualcosa si sta muovendo, giusto?
Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ha approvato una mozione per l’installazione di distributori di assorbenti all’interno delle università, che è stata approvata anche qui dal Consiglio degli Studenti. In attesa di capire come si evolverà la situazione, noi andremo avanti con le nostre ‘tampax box’.

Ragazze, ma secondo voi com’è possibile che per gli assorbenti l’Iva sia al 22%?
Tutto è dovuto al fatto che le mestruazioni sono un tema tabù. Il 2018 è stato un anno caldo grazie alla rinascita dei movimenti femministi, ma prima proprio non se ne parlava nel dibattito politico. In generale spesso si sente dire che oggi viviamo il nostro corpo in modo più consapevole ma non è che sia davvero così, dato che non parliamo ancora di certe cose.

L’educazione sessuale nelle scuole potrebbe dare una mano?
Sarebbe fondamentale, perché parleremmo di temi considerati ancora spinosi in modo più tranquillo e leggero. L’educazione sessuale dovrebbe partire dalle scuole medie, perché il primo ciclo mestruale arriva proprio in quel periodo. I giovani dovrebbero essere informati anche sui metodi contraccettivi. Il fatto è che di sesso non si parla né a scuola né in casa: si crea così un enorme interrogativo attorno ai nostri corpi, che portiamo fino all’università, dove viviamo la sessualità senza informazioni adeguate, con un aumento delle malattie sessualmente trasmissibili.

Ultimamente il ciclo, almeno, negli spot è diventato rosso. Stiamo facendo passi in avanti?
Dal tabù della sessualità a quello riguardante l’anzianità, nato dalla paura di invecchiare e dal mito dell’eterna giovinezza, per anni nelle pubblicità abbiamo visto il ciclo celeste e l’urina rosa, come se ci facessero tanto schifo da non accettarle nemmeno nella finzione. Nuvenia ha fatto ‘scandalo’ perché ha mostrato il ciclo rosso, ma per fortuna adesso anche altri marchi stanno cavalcando l’onda femminista, con nuove strategie di comunicazione riguardanti rasoi, creme e altri prodotti di bellezza.

Tornando all’Iva al 22%, ritenete per caso che se a usare gli assorbenti fossero gli uomini, l’aliquota sarebbe al 4% da tempo?
No, non crediamo sia una questione di genere. È che non si parla dell’argomento: si fa finta di niente nascondendolo come fa con la polvere sotto al tappeto, quando invece il ciclo mestruale accompagna le donne per 40 anni della loro vita, con quattro o cinque giorni di flusso al mese.

Tra l’altro voi non spingete solo per la distribuzione gratuita di assorbenti, ma anche per l’utilizzo di prodotti riutilizzabili.
Esatto, avere a disposizione assorbenti gratuiti sarebbe importante, ma lo è anche sottolineare come esistano prodotti riutilizzabili come le coppette mestruali e gli assorbenti lavabili, che hanno un impatto ambientale minore. Insomma, perché spingere donne a usare prodotti usa e getta quando ci sono alternative del genere?

Quali sono state le altre vostre ‘battaglie’ del passato e cosa avete in mente per il futuro?
Abbiamo organizzato incontri per parlare di aborto e obiezione di coscienza, creando un dibattito in un periodo ‘caldo’ durante cui le associazioni pro vita attaccavano manifesti contro l’interruzione di gravidanza nelle grandi città. Abbiamo parlato anche di coming out. Ma in effetti l’iniziativa legata agli assorbenti è quella che ha avuto maggiore visibilità e a cui hanno risposto con entusiasmo anche le studentesse delle superiori. Vogliamo costruire una comunità accademica aperta, in grado di accettare tutti.

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