20 Settembre Set 2019 1243 20 settembre 2019

Intervista a Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna

Fondata nel 1989 a Roma e attiva da 30 anni nella lotta al patriarcato, la Ong è oggi è una delle principali associazioni antiviolenza in Italia. 

 

 

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Attiva dal 1989, Differenza Donna è oggi una delle più strutturate e stimate realtà in Italia impegnate nel contrasto alla violenza maschile sulle donne: l’associazione, con sede a Roma, ha circa 80 operatrici tra volontarie, professioniste ed esperte del settore, accoglie e sostiene centinaia di donne ogni anno, è attivissima anche a livello internazionale e ha lanciato il primo Osservatorio nazionale sulla violenza alle donne con disabilità. Il 20 settembre 2019 Differenza Donna, che si definisce orgogliosamente un’organizzazione femminista, è ospite della Ambasciatrice della Gran Bretagna Jill Morris nella splendida Villa Wolkonsky a Roma. In occasione dell’anniversario abbiamo incontrato Elisa Ercoli, presidente dell'associazione e da 26 anni all’interno di questa Ong, eccellenza del terzo settore in Italia. «Sono in Differenza Donna da più della metà della mia vita ed è un percorso sempre in cambiamento. Mi sono sperimentata in tutte le attività dalla sensibilizzazione: in ambito scolastico, come volontaria, operatrice, responsabile di Centro antiviolenza e antitratta, formatrice, progettista, esperta, ma di certo sempre attivista», racconta a LetteraDonna, aggiungendo con orgoglio: «Non è una passione, è parte di me. Svolgiamo questa attività per una esigenza profonda: contrastare la passività e le ingiustizie del patriarcato subite dalle donne, quindi me compresa, e reagire in maniera da bilanciare le relazioni di potere». Le pratiche e le esperienze maturate in Differenza Donna, spiega, «non riguardano il solo ambito pubblico, ma sono elaborazioni che ciascuna di noi riporta anche in ambito privato».

DOMANDA. Differenza Donna è diventata una delle maggiori organizzazioni antiviolenza in Italia. Come ci siete riuscite?
RISPOSTA.
Con grande determinazione forza e tenacia, seguendo una strada chiara indicata dal femminismo, dall'esperienza autentica di un percorso che non teme. Ma che spinge anzi verso il cambiamento. Non abbiamo interesse a mantenere consuetudini che ostacolano il progresso, al contrario abbiamo determinazione per richiedere cambiamenti. Le donne in uscita dalla violenza sono da sempre per noi il soggetto autorevole dal quale ricevere i cambiamenti delle forme discriminatorie, le dinamiche di potere tra i soggetti e tra i soggetti e le istituzioni, e da cui ripartire per affermare il diritto di tutte di partecipazione, non discriminazione, affermazione di sé e delle proprie competenze.

Quali sono i valori associativi fondamentali e i vostri obiettivi di ogni giorno?
I valori di Differenza Donna sono da sempre la libertà e il valore della differenza. ‘Libere da libere di’ è un altro slogan che spesso usiamo, come ‘Libere di scegliere’, lo striscione che portiamo alle manifestazioni e che ci rappresenta nella nostra identità politica. I nostri obiettivi di ogni giorno sono svelare quanto il patriarcato agisca quotidianamente contro la libertà e la autodeterminazione delle donne tutte, così come pretendere diritti, opportunità e libertà per tutte, nessuna esclusa.

La politica e la lotta al contrasto alla violenza maschile sulle donne sono cambiate o siamo ancora allo stesso punto?
Bella domanda. Diciamo che negli ultimi 30 anni abbiamo cambiato molto nelle nostre società: le ragazze e i ragazzi godono di una maggiore libertà di scelta nelle loro vite, inoltre il diritto vede oggi leggi splendide che ‘affermano’ un mondo che vuole tendere all'equilibrio dei poteri, al contrasto delle discriminazioni, ad una innovazione anche sui ruoli sociali.

Ma?
Ma il patriarcato ha una forza e una radice così ben consolidata nel terreno da essere in grado di generare nuove diramazioni, nuove forme per mantenere lo status quo. Abbiamo bisogno che la politica di Governo, e non solo, capisca che per far ripartire l'economia del nostro Paese, per rilanciare scuola e salute, per avviare una nuova fase dell'urbanistica, delle nuove tecnologie, insomma per il progresso, non si può scegliere la formula di esclusione della metà del mondo, ma anzi bisogna promuovere la partecipazione delle donne competenti in tutti gli ambiti possibili. Solo così potremo avanzare.

Quanto sono legate le libertà delle donne in campo economico e lavorativo alla prevenzione e alla fuoriuscita dalla violenza?
La violenza è solo la forma più diffusa e più feroce delle discriminazioni contro le donne, ma è strettamente legata a tutte le altre. Chi pensa alla violenza come un frammento, una parte separata dal tutto sbaglia impostazione, ha una visione antica. La violenza è possibile solo perché le discriminazioni e la misoginia garantiscono che possano essere agite e sostenute dall'intero sistema. Gli esseri umani adulti sono per definizione indipendenti e quindi hanno un provento economico proprio, tutto qua. Per uscire dalla violenza, nel caso in cui non ci sia autonomia economica, il percorso è davvero difficile: la premessa diviene appunto l'autonomia economica.

Avete lottato strenuamente contro il ddl Pillon: i diritti delle donne sono davvero ancora in pericolo?
Sempre. Il ddl Pillon e i collegati che tendono a voler modificare il diritto di famiglia a danno delle donne e a supporta di false teorie come l’alienazione parentale avevano in mente di riportare la nostra società ad un sistema di rafforzamento del potere maschile tramite il bavaglio alle donne. La realtà è che liberandoci dalla violenza stiamo realizzando la più grande e importante rivoluzione del sistema mondo e, poiché temono la nostra liberazione e la perdita di loro privilegi, provano a fermarci. Il problema è che questa falsa teoria dell'alienazione parentale è già diffusa invece nei nostri Tribunali e ha provocato danni feroci in molte bambini e bambini e donne a cui sono stati sottratti. Siamo in una fase di svelamento di questa barbarie che però aveva già avuto una considerevole diffusione. Dobbiamo invece affermare un nuovo percorso di ricentratura del contrasto della violenza maschile e dell'affermazione dei diritti e delle libertà delle donne e dei loro figli e sono le Istituzioni che devono supportarli e garantirli. Non rinunceremo mai a questo.

Perché la narrazione dei giornalisti anche di fama (vedi caso Vespa) è spesso così assolutoria verso gli uomini violenti?
Perché sono pezzi del sistema. Mi sono immediatamente chiesta in che modo quel giornalista potesse avere e usare così tanto potere contro quella signora che raccontava di essere a rischio di femminicidio. A me sono tremate le vene guardando quell’atteggiamento inaccettabile sfociato in una vera e propria violenza. Mi sono chiesta cosa abbia provato lui. Quando si è abituati a sentirsi un uomo di potere forse non si distinguono più le dinamiche di relazione tra colleghi e quelle che sarebbero doverose se si parla con una donna in uscita dalla violenza. Ecco, il femminismo insegna invece a comprendere quanto potere c'è nelle relazioni e a modularsi a seconda di chi si ha davanti. Si tratta di civiltà: se parlo con una mia pari posso permettermi di litigare e contrappormi, ma se discuto con una persona vulnerabile devono calibrare la mia opposizione: se sono in contrasto con una persona che ha subito ingiuste e gravi violazioni e traumi sono obbligata a cambiare postura.

A chi dedica questo traguardo dei 30 anni di Differenza Donna?
Alle giovani donne e ai giovani uomini: il mondo è loro.

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