Femminismo

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16 Settembre Set 2019 1135 16 settembre 2019

Il Galateo ironico e dissacrante di Irene Soave

Nella storia d'Italia decine di autori e autrici si sono premurati di insegnare alle donne come comportarsi per trovare marito. Un libro raccoglie questi consigli. Anacronistici, sì, ma pure fin troppo attuali.

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Irene Soave Galateo Per Ragazze Da Marito (2)

C'è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui sposarsi era il traguardo massimo a cui una donna potesse aspirare. Un tempo in cui quel gioco chiamato matrimonio aveva regole precise e codificate, rigidamente divise per ruoli di genere, in cui una donna doveva comportarsi in una maniera ben precisa, fino al punto di negare e affogare la propria personalità in una serie di comportamenti prescritti. Quel tempo, che è passato decisamente prossimo e rischia di diventare futuro, è raccontato con ironia e leggerezza in Galateo per ragazze da marito: Come non concedersi quasi mai, quasi a nessuno, e riuscire a non sposarsi lo stesso (Bompiani, 256 pagine, 17 euro). Un libro scritto dalla giornalista del Corriere della Sera Irene Soave, che apre uno squarcio nella storia recente dell'Italia e del popolo italiano, dando un'interessante chiave di lettura per il nostro presente.

«UN LIBRO CHE È COME UN MARITO»

«È stato un lavoro lungo ma un po' inavvertito», racconta Irene Soave a LetteraDonna, «questo libro è come un marito, ci siamo sposati, ora lo conoscono tutti, ma siamo stati amanti per secoli, ho frequentato l'argomento per puro piacere, senza concretezza, per un lungo periodo. Questo sentimento complesso verso la tradizione, che mi attrae e mi repelle al tempo stesso, fa parte di me come il colore dei miei occhi». Tutto questo è diventato un volume di 256 pagine quasi per caso: «La casa editrice Bompiani e Stefano Bartezzaghi, che dirige la collana Amletica Leggera inaugurata da questo libro, mi hanno chiesto di realizzarlo. Da quel momento lì ci ho messo un anno. Sono partita da un file di raccolta di testi che avrei voluto usare lungo 800 mila battute, quattro volte il libro. Per tutto l'inverno e la primavera gli ho dedicato ogni momento che non passavo al giornale».

DOMANDA: Sembra un processo complesso e faticoso.
RISPOSTA:
Un'attività intensa, che mi è piaciuta così tanto e che ha voluto dire tanto nella mia vita recente. E che l’ha cambiata, ha scelto per me tante cose. Ho notato che le persone che mi vogliono bene vogliono bene anche al mio libretto, lo leggono, me ne parlano. Non me lo sarei aspettata, non in questa misura. Finora questo libretto mi ha portato tanta fortuna e cose belle.

Nell'introduzione racconti che tutto è partito da una collezione di famiglia, ma come si è alimentata questa curiosità così particolare?
È stata nutrita da due aspetti molto semplici. Un interesse storico legato anche a epoche in cui hanno vissuto i miei familiari. E poi un interesse sociale decisamente più attuale, perché quando nasci femmina, la società si affanna a darti un sovrappiù di norme da rispettare per essere donna. So che anche la mascolinità è legata a canoni e stereotipi, ma non è accompagnata da una lunga produzione saggistica e manualistica che indichi la via giusta per essere maschi.

Quali sono state le sue fonti?
Sono 114 libri datati fra il 1861 e il 1968. Due date simboliche.

Perché?
Il 1861 perché è la data dell'unità d'Italia e segna l'esigenza della formazione di un costume italiano e non di altre ascendenze. Ho scelto di lasciare fuori la vasta produzione di galatei rinascimentali perché troppo lontani nel tempo rispetto a noi, il 1861 sembra lontano ma non lo è poi così tanto. Sono regole per noi superate ma non la stele di Rosetta, le abbiamo succhiato col latte materna. La donna che mi ha insegnato a leggere, mia bisnonna, è nata nel tardo 800.

E il 1968?
Beh, è l'anno della rivoluzione dei costumi. A quel punto tutto è cambiato e molti di questi galatei hanno perso il loro significato.

Nel libro scrive che la produzione di galatei dal 1861 in poi ha servito l'esigenza di fare gli italiani una volta fatta l'Italia. Insomma, non sono solo consigli su come sposarsi, ma quasi manuali di educazione civica.
Esatto. In ogni epoca, la produzione di manuali di buone maniere si è intensificata quando vi sono stati fermento e mobilità sociale. Il Galateo stesso è un manuale di istruzioni per questi cambiamenti: insegna a tenere la forchetta anche a chi fino al giorno prima usava le mani per mangiare. Uno di questi momenti fu proprio il periodo immediatamente post unità d'Italia. Sono manuali super orientati alle virtù civiche, che per la donne vengono declinate in modestia, voglia di lavorare, tenacia, una molto cauta emancipazione, senso della maternità e di essere una buona educatrice. Poi vi sono stati altri due periodi importanti.

Quali?
Il primo è il fascismo, che con i suoi modi programmaticamente spicci e franchi, come il bando al “lei” considerato troppo femmineo e la fine dei balli, fa piazza pulita di molte usanze ottocentesche anche attraverso la pubblicazione di manuali come “Saper vivere, spazziamo via le vecchie usanze”, scritto dall'autore francese Paul Reboux e con in copertina l'immagine di una scopa di saggina.

E poi?
Il terzo periodo di fermento in cui intensifica la produzione di manuali di vivere civile è il boom economico. Sono gli anni in cui sono nati i nostri genitori e poteva capitare che una famiglia umile, attraverso risparmi e investimenti, potesse trovarsi più su del punto da cui era partita. Come comportarsi, allora?

Il libro si apre col racconto di lei e altre due amiche intente a scambiarvi messaggi sul Royal Wedding. Nonostante tutta l'emancipazione, il fascino del matrimonio principesco regge ancora?
Nella mia generazione c'è moltissimo interesse. L'audience di programmi come Quattro matrimoni o Il boss dei matrimoni è altissima, il primo Royal Wedding è stato seguito da tre miliardi di persone in tutto il mondo, il business del settore è uno di quelli in maggiore espansione, secondo l'Istat spendiamo in media 28 mila euro per organizzare una cerimonia nuziale. Rituali come l'anello di fidanzamento, il matrimonio in bianco sono tornati in gran parte in auge.

Quindi in questi manuali c'è ancora qualcosa di attuale?
Certo. Non nel senso prescrittivo, perché il '68 ha rivoluzionato le regole di comportamento sentimentale ed erotico, ma oggi esiste una forte spinta, forse politica ma anche popolare, verso la nostalgia di ruoli di genere conservatori e verso tante ritualità del passato: matrimoni in banco, anelli di fidanzamento, farsi desiderare.... Una forte fascinazione per quello che si faceva una volta.

Perché?
Probabilmente l'assenza o la liquidità di regole di rapporto tra i generi crea un'insicurezza che fa venire voglia di protezionismo e conservatorismo. In ciascuno di noi e in vari ambiti c'è la tentazione del ritorno al passato. Succede anche nella politica, basta guardare al ritorno del populismo o al sovranismo. La contemporaneità è complessa ed è difficile. Le donne di oggi hanno molta inibizione a fare il primo passo anche perché si è diffusa la vulgata secondo cui noi donne saremmo una banda di sciamannate che corrono dietro gli uomini, mentre in un passato mitico erano loro che correvano dietro a noi. Quindi rispondiamo giocando in difesa.

Ma il rischio di questo ritorno al passato esiste concretamente o è solo una fantasia?
Un po' sì, gli episodi di violenza di genere e il loro racconto mediatico che vede sempre la volontà di emancipazione della donna come loro causa, lo dimostrano. Poi però nel passato bisogna viverci, e un conto è il bacio a mano, i fiori, il «non ti cago un po' per protocollo», poi però bisogna rinunciare alla sessualità fuori dal matrimonio, non si può fare l'amore tra fidanzati, e gli uomini possono solo andare con prostitute e le donne con nessuno. Mi sembra un po' difficile da accettare.

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