Femminicidio

Femminicidio

12 Settembre Set 2019 1403 12 settembre 2019

Sara di Pietrantonio e una sentenza decisiva per una nuova narrazione della violenza

Ergastolo per Paduano, colpevole di omicidio ma anche di stalking. L’avvocata Teresa Manente ci ricorda come casi simili possono diventare importanti: «Ci dimostra che leggi ci sono, ma vanno applicate».

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«Fine pena mai» per Vincenzo Paduano, l’ex guardia giurata che uccise senza pietà Sara Di Pietrantonio. L’atroce morte che Paduano decise per la povera 22enne, strangolandola e dandola alle fiamme il 29 maggio 2016 a Roma, fu l’epilogo di mesi e mesi di persecuzione inflitti alla vittima.

Ad aprile la Cassazione aveva ordinato un nuovo processo ritenendo il reato di stalking non assorbito da quello di omicidio come invece fatto dai giudici d'Appello che hanno così aggravato la condanna comminando l’ergastolo. Una decisione che porta con sé alcune riflessioni spiegateci dall’avvocata Teresa Manente, responsabile ufficio legale della Associazione Differenza Donna Ong, costituitasi parte civile nel processo.

Nel corso del processuale che si è svolto con rito abbreviato e in quattro gradi di giudizio, l’avvocata Manente ha lavorato affinché emergesse e venisse assunto un punto di grande significato: Sara aveva subito stalking e la sua tragica fine era stata decisa dal Paduano «in quanto donna», in una relazione che l’assassino voleva agire come dimensione di esercizio di controllo e potere padronale sulla vita della ragazza.

L’avvocata Manente ci ricorda quanto la strada della libertà femminile sia ancora piena di ostacoli, ma sottolinea anche come simili sentenze possano essere un tassello per cambiare la narrazione pubblica della violenza maschile contro le donne. La penalista, ritenuta un punto di riferimento per le Istituzioni nazionali e le realtà con cui l’Associazione ormai da trent’anni collabora nella lotta al contrasto alla violenza maschile contro le donne, ha voluto ribadire un punto importante: non è vero che mancano leggi adeguate per contrastare il fenomeno: le norme ci sono ma spesso non vengono applicate con rigore perche si sottovaluta la gravità di tali crimini. Secondo Manente la conferma della pena all’ ergastolo ottenuta con rito abbreviato ha dimostrato ancora una volta che il nostro ordinamento sia fornito di leggi idonee a garantire la punizione di crimini efferati come il femminicidio. E aggiunge alle sue considerazioni che un elemento importante per ottenere sentenze giuste sia saper e poter valutare la gravita della violenza di genere contro le donne. Proprio come è accaduto in questo caso.

L'avvocata Teresa Manente.

Considerazioni importanti quelle dell'avvocata Manente che, oltre a sottolineare l’importanza di una giusta pena, ricorda anche come, nei casi di violenza sulle donne (quella che ricordiamo secondo l’Istat è subìta da sette milioni di donne tra i 18 e i 70 anni), i rei assicurati alla giustizia debbano essere accompagnati verso percorsi di rieducazione. Un percorso ci spiega l’avvocata di Differenza Donna che funzione se scelto in piena autonomia, desiderio e consapevolezza e non certo dietro l’unico obiettivo di evitare la galera. Una rieducazione peraltro necessaria vista l’alta percentuale di recidiva dei reati con tro le donne.

Certo, è difficile pensare che chi pratica violenza sulle donne possa essere rieducato, così come è impossibile non sentire che sia doverosa la pena all’ergastolo comminata a Paduano. Ma non dobbiamo perdere di vista il fatto che per far sì che un violento smetta di essere tale (e naturalmente dopo averlo assicurato alla giustizia) la strada della rieducazione a partire dai percorsi negli istituti penitenziari è fondamentale. Non dobbiamo cadere nell’errore di ritenere che una strategia esclusivamente punitiva e repressiva (anche se necessaria e doverosa per le vittime e i loro familiari) ci porti all’eliminazione della violenza maschile sulle donne. Non è così e le donne che lavorano nei Centri antiviolenza lo sanno bene.

Il punto principale deve restare ancora quello della prevenzione che significa un cambiamento culturale a partire dall’abbattimento di stereotipi, sessismo e di quella insopportabile attitudine alla protezione dei violenti o dei molestatori solo perché impareggiabili 'sciupafemmine'. La cultura del rispetto, la cultura del riconoscimento reciproco, la cultura della solidarietà davanti ai crimini contro le donne: questo va sostenuto. Questo ci farà vincere la battaglia e ridurre i femminicidi. Le donne preziose e coraggiose come Teresa Manente lo sanno bene.

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