6 Settembre Set 2019 1435 06 settembre 2019

Basta moda usa e getta: scegliamo l'artigianato al femminile

Volete un'alternativa al Fast fashion e all'abbigliamento low cost? Da qualche anno la sartoria indipendente, che punta sul fatto a mano e sulla sostenibilità, sta tornando in auge. La parola alle menti di due giovani brand.

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Moda Sostenibile Artigianato 2

Le titolari di Nivule+Pesci Rossi.

Abbiamo davanti agli occhi ogni giorno vetrine costantemente aggiornate con le ultime novità da desiderare, cartelloni che ci invitano a comprare il nuovo modello di jeans o il nuovo costume da bagno, perché quello dell’anno scorso non si può proprio vedere. Sui social pubblicità e influencer vari ci indicano la via per non lasciarci sfuggire i must have. Tralasciando l'alta moda (per chi può permettersela: non è da tutti essere invitati al Festival di Venezia), per la vita di tutti i giorni in molti scelgono il low cost. Le grandi catene diffuse in tutto il globo, però, contengono i prezzi sforbiciando in più punti della filiera.

ABBIGLIAMENTO LOW COST: PREZZI BASSI, MA A CHE PREZZO?

Si taglia su due elementi base: la qualità (di tessuti e fattura) da un lato e gli stipendi dei lavoratori dall’altro. D’altronde il tempo per fare le cose per bene non c’è: si lancia una nuova collezione ogni poche settimane, ma nessuno se ne preoccupa, perché questi capi spesso non durano di più: non solo perché stufano in fretta – dato che, complice il prezzo basso, li acquistiamo anche se non del tutto convinti – ma anche per la scarsa qualità del materiale, che si rovina dopo pochi lavaggi. Se, infatti, non bisogna dare per scontato che un marchio di lusso garantisca necessariamente la maggiore qualità della realizzazione, davanti a una maglia pochi euro deve scattare l’allarme. Per chi (e sono sempre di più) non vuole essere (più) complice dell’industria più inquinante del pianeta, però, c’è una soluzione alternativa e si chiama artigianato.

TORNO DALLA SARTA

Da qualche anno la sartoria indipendente – trainata dalle possibilità di pubblicità e passaparola dei social – sta tornando in auge. Moderna, quasi sempre al femminile, punta sul fatto a mano e sulla sostenibilità. E rivendica i tempi necessari a realizzare un capo, segno di qualità, e il suo prezzo, segno di una produzione equa. Novella Bessone e Tania Fedeli, fondatrici di Nivule+Pesci rossi, marchio dallo stile romantico con colori pastello e tagli di ispirazione orientale, nato nel 2015 dall’unione di due brand, sottolineano che «i capi a basso costo sono quasi sempre di bassa qualità, il che vuol dire che hanno una 'data di scadenza' a breve termine prima di usurarsi e richiedere l'acquisto di nuovi prodotti. Questo alimenta un’industria che, oltre ad essere dannosa per il pianeta, sfrutta un lavoro spesso non equamente retribuito e svolto in condizioni insostenibili». Più sportivo e urban è invece lo stile di fra.ne – urban atelier, progetto delle pugliesi Milena Papagna e Francesca Devita che amano definirsi «più sarte che stiliste». E che spiegano di non acquistare nelle catene d’abbigliamento nemmeno per sé, perché contrarie alla logica che ci sta dietro. «E nel nostro lavoro non prendiamo ispirazione dalle tendenze più diffuse».

LA QUALITÀ SI PAGA

Proprio l’originalità è uno dei valori aggiunti di questi capi, antitesi di quelli proposti uguali in tutto il mondo dalle catene low cost. Un modello unico, rifinito a mano con questa cura dei dettagli – e talvolta la possibilità di essere personalizzato secondo i gusti e le misure del cliente – non è possibile nella produzione in serie. Per il cliente è anche un modo per tornare ad avere uno stile personale. Tutto questo ha un costo: «Dietro a un abito confezionato artigianalmente c'è una mole di lavoro che è difficile immaginare: bisogna scegliere il tessuto e realizzare il modello, poi ogni capo è tagliato singolarmente, mentre, ad esempio, nell'industria si usano macchinari che tagliano 'materassi' di tessuto in una volta sola» spiegano Tania e Novella. Per Milena di fra.ne «in un momento storico di difficoltà economiche non ce la sentiamo di colpevolizzare chi compra nelle catene di abbigliamento, ma, se non si crea una nuova mentalità, finché le catene esisteranno l’artigianato sarà sempre danneggiato»; la clientela, infatti, si divide in due gruppi: da un lato chi acquista fast fashion e occasionalmente si concede un capo di qualità e dall’altro chi acquista sempre consapevolmente. Sono d’accordo anche le titolari di Nivule+Pesci Rossi, che ragionano: «Le persone non hanno sempre la possibilità di spendere grandi cifre per l’abbigliamento e spesso non hanno il tempo di cercare un prodotto con un buon rapporto qualità-prezzo, ma l’acquisto senza riflessione fatto solo in funzione del prezzo basso e di una moda passeggera è da biasimare».

Dal sito di NIVULE + PESCI ROSSI.

LO SPRECO NASCOSTO NELL'ARMADIO

La moda low cost, infatti, non è democratica: siamo noi che ci siamo abituati a considerare l’abbigliamento come un bene usa e getta; è una mentalità che si è diffusa già a partire dal Dopoguerra ma che ha avuto un’impennata negli ultimi 20 anni, di pari passo con l’esplosione delle catene internazionali. È un malinteso quello che ci fa credere di risparmiare comprando magliette di pessima qualità a pochi euro. I dati parlano chiaro: con abiti inutilizzati negli armadi d’Italia per un valore complessivo di 5 miliardi di euro (più della metà degli italiani non indossa un quinto del guardaroba), non si tratta di necessità ma di abitudine.

ON E OFFLINE

Chi fa sartoria indipendente affronta le stesse difficoltà di tutti gli altri artigiani: il tempo è sempre troppo poco e bisogna essere spietatamente multitasking, anche perché non sempre ci si possono permettere dei collaboratori per tutte le fasi, dalla realizzazione fisica del capo, alla gestione online, alla vendita diretta e all'aspetto burocratico. Inoltre, proseguono Francesca e Milena, «manca una mentalità che sostenga l’artigianato, che faccia scegliere un prodotto di qualità più alta, più durevole e originale rispetto a uno che costa anche un decimo ma si rovina subito. In questo senso i piccoli produttori sono penalizzati dalla concorrenza dei negozi standardizzati che mantengono bassi i prezzi». I social network sono un mezzo fondamentale per la fase pubblicitaria e di comunicazione, che permettono di coinvolgere i clienti, mostrando il 'dietro le quinte' del lavoro, e sono uno strumento per la trasparenza. Tanto che il negozio fisico non è indispensabile. Etsy.com è la vetrina online più usata e spesso l’unica: il laboratorio di Nivule+Pesci Rossi, a Piacenza, apre su appuntamento, mentre la maggior parte delle vendite si fa online e nei mercatini in giro per l’Italia. Fra.ne, invece, ha anche un negozio fisico perché beneficia della sede nella turistica Firenze, di lunga tradizione artigiana.

La sartoria indipendente, insomma, è un’attività che, lontana dall’essere un ritorno al passato, rappresenta in realtà la via da seguire in futuro: sostiene le realtà locali, non sfrutta i lavoratori dei Paesi poveri, rispetta l’ambiente ed è l’erede di una lunga tradizione sartoriale. Per il consumatore questo si traduce in uno stile d’acquisto coerente con una coscienza etica e ambientale. È un modo per opporsi creativamente al ciclo del «compra, usa, getta, inquina e compra di nuovo» e ci invita a comprare meno e meglio.

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