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Diritto all'aborto

30 Agosto Ago 2019 1330 30 agosto 2019

L'aborto ancora illegale a Malta e la storia di Elena

Rimasta incinta nonostante la spirale intrauterina, è stata costretta a volare a Londra per interrompere la gravidanza. Senza parlarne con familiari né amici. Perché nell'isola in cui vive quella parola non si può nemmeno nominare.

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Questa è la storia di chissà quante donne maltesi. Storie taciute, nascoste in un luogo in fondo al cuore ma immobili nella memoria di chi, per le proprie indiscutibili ragioni, dopo essere rimasta incinta ha scelto di non voler diventare madre, ma aveva solo una possibilità: non parlarne con nessuno, contattare una clinica all’estero, fissare un appuntamento e prendere un volo. Perché Malta, la cattolicissima isola in cui vivono, è ad oggi l’unico Paese in Europa in cui l’interruzione volontaria di gravidanza è completamente illegale, in qualsiasi caso (compresi quelli di stupro, incesto, patologie mortali del feto o quando è a rischio la salute della madre). E dove la parola aborto non si può neanche nominare. Questo ovviamente non significa che chi sente il desiderio di abortire non lo faccia lo stesso, perché una donna sa sempre cosa vuole fare con il suo corpo. E non basta una legge a impedirglielo. Ma vivere in un Paese che ancora, nel 2019, non ti permette di scegliere e ti addita come un'assassina, e da cui ti senti respinta e rifiutata, è mortificante. E le più giovani, che non hanno soldi né strumenti per recarsi all’estero, si affidano ai pericolosissimi aborti clandestini. Questa è la storia di una donna, la chiameremo Elena, che in forma anonima ha accettato di raccontarmi la sua esperienza: dopo essere rimasta incinta, nonostante usasse una spirale intrauterina come contraccettivo, ha deciso che a 41 anni non avrebbe voluto un secondo figlio, per non correre il rischio di mettere in pericolo la sua salute ma anche semplicemente perché quello, per lei, non era il momento.

DOMANDA. Sei rimasta incinta nonostante avessi una spirale. Come hai reagito quando lo hai scoperto?
RISPOSTA.
Ovviamente rimasi scioccata. Io e mio marito avevamo passato anni senza usare alcun contraccettivo e non ero mai rimasta incinta. Scoprire invece che aspettavo un figlio mentre stavo usando la spirale era qualcosa di surreale. Non potevo crederci, i primi giorni mi sentivo in una specie di trance.

La ginecologa ti ha spiegato come è stato possibile?
Non mi aveva detto di stare attenta e controllare che fosse nella posizione giusta. Pare che si sia spostata e io non me ne sia accorta.

Hai deciso subito di voler abortire?
Ero molto preoccupata perché a 42 anni c’è un alto rischio che il bimbo possa nascere con la sindrome di Down o altre complicanze. Non sapendo di essere incinta, in quel periodo avevo continuato a fumare e a bere alcolici, preso antibiotici e mi sono sottoposta a una mammografia: tutte cose che non avrei mai fatto se lo avessi saputo. Tutto questo mi ha preoccupata molto perché pensavo al rischio del bambino. Le persone avrebbero potuto chiamarmi egoista ma non volevo mettere al mondo una creatura disabile. E non volevo nemmeno sconvolgere la vita che stavo conducendo. Alla fine la mia vita - che non era stata facile - stava andando bene e non volevo turbare la mia solida felicità familiare né a causa di una gravidanza complicata, né con un altro figlio.

Avevi già figli?
Sì, uno di 14 anni.

A Malta l’aborto è ancora illegale. Come ti sei sentita quando hai realizzato di essere rimasta incinta «per errore» e sapere di non poter interrompere la gravidanza nel tuo Paese?
Mio marito è stato davvero di sostegno, dicendomi che avrebbe fatto qualsiasi cosa avessi voluto e avrebbe supportato la mia decisione al 100 per 100. La decisione era totalmente mia. Ho capito che non ero pronta per rischiare di avere un bimbo non sano. Ho detto a mio marito che avrei abortito e mi ha aiutata a prenotare un appuntamento a Londra.

Sapevi a chi rivolgerti? A chi hai chiesto consigli?
Ho contattato la clinica inglese Marie Stopes direttamente in Rete, si sono mostrati molto disponibili e sono dotati di tutti i servizi. A Malta non ho parlato della mia condizione a nessuno che non fosse mio marito. Solo io e lui sapevamo che ero incinta.

La tua famiglia e i tuoi amici non ne erano al corrente?
No, nessuno sapeva. È stata la parte più difficile perché avrei voluto poter condividere tutto con loro, avere il loro supporto e la loro comprensione. Comunque, la mia famiglia è molto religiosa e non mi avrebbero mai capita. I miei amici non so se avrebbero capito, ma non ho voluto correre il rischio di essere vista come un'assassina.

In Italia, nonostante l'aborto sia legale, il personale medico è molto freddo e le donne che scelgono di abortire hanno spesso raccontato di essere state trattate più come numeri che persone (leggi la storia di Sara e quelle di Carolina ed Emily). Come ti sei sentita?
Alla Marie Stopes tutti sono super accoglienti e gentili, ti offrono the, caffè e biscotti dopo l'intervento. I dottori che la effettuano sono abituati a vedere donne di Malta o irlandesi, così prendono del tempo per chiacchierare con loro e spiegare la procedura.

Quanto hai speso per l'intervento?
Se ricordo correttamente è costato 800 sterline.

Cosa hai detto al tuo datore di lavoro? Quanti giorni di ferie hai usato per il viaggio e la convalescenza?
Non sapeva nulla. L'intervento era di sabato, io e mio marito siamo partiti di venerdì, la domenica ci siamo rilassati in hotel e il lunedì siamo ripartiti. Così ho preso solo due giorni di ferie.

Perché hai scelto proprio Londra? E la Mary Stopes?
Abbiamo scelto Londra perché la conosciamo bene, ci andiamo spesso, e nessuno avrebbe sospettato nulla. Era il periodo di Natale, così con famiglia e amici abbiamo finto di andare a fare shopping natalizio. Potevamo permetterci un viaggio a Londra, siamo fortunati. Per molte giovani coppie è difficile. Abbiamo scelto la Marie Stopes dopo aver letto molte recensioni su Internet.

Ti sei sentita rifiutata dal Paese in cui vivi?
Sì, mi sono sentita come se non valessi niente, come se non avessi diritto sulla mia salute e sul mio benessere. Mi sono sentita tradita dal governo, dai medici e dai nostri politici. Le donne a Malta devono essere trattate ugualmente agli uomini. Meritiamo di avere il diritto di decidere cosa fare con le nostre vite. Anche se siamo riusciti a cambiare molte leggi sulla parità, non ci sarà mai reale equità finché una donna non potrà decidere cosa fare con la sua vita e decidere quando e quanti figli avere.

Le donne a Malta quanto sono riluttanti a parlare di aborto?
Completamente.

Perché secondo te le donne maltesi non scendono in strada come in Polonia, Irlanda, Argentina o Cile?
Non lo so, penso che si sentano molto controllate dai loro familiari, dai datori di lavoro. Ognuno di noi qui sa che Malta è una piccola isola e la vergogna e lo stigma dettano ancora le regole delle vite delle persone.

Conosci altre donne che sono andate ad abortire all'estero?
No, perché non ho davvero mai parlato dell'argomento con i miei amici. So che in molte si recano all'estero per interrompere la gravidanza ma non le conosco personalmente.

Credi che l'aborto sia l'unico tabù per le donne a Malta?
Penso che senza dubbio sia il più grande: degli altri temi si può almeno discutere, mentre di questo no.

Cosa vorresti chiedere al governo?
Vorrei sapere come mai non si preoccupano dei terribili incidenti che possono accadere in ospedale, come è successo in Irlanda a Savita Halappanavar, morta dopo che una ragazza aveva tentato di praticarle un aborto. Senza politiche chiare c'è il rischio che i dottori non agiscano per paura e che lascino le donne morire perché agiscono in ritardo come successo in Italia a Valentina Milluzzo, vittima di obiettori di coscienza. Dopo il mio aborto ho iniziato a informarmi sulle leggi degli altri Paesi e mi sono resa conto che anche in Italia non è facile per le donne.

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