20 Agosto Ago 2019 1051 20 agosto 2019

«La pubblicità sessista offende tutti», il gruppo Facebook contro gli stereotipi

Fondato nel 2011, conta oltre 13 mila utenti che pubblicano e segnalano manifesti e spot offensivi. La fondatrice Annamaria Arlotta: «Basta figure sexy o casalinghe. Nel Nord Europa non permettono che certi messaggi siano veicolati».

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Pubblicità Sessismo Gruppo Facebook 3

Donne completamente piegate in avanti, centimetri di pelle generosamente esibiti a favore del pubblico, ammiccamenti e richiami che collegano il piacere sessuale all'appetibilità del prodotto commercializzato. La pubblicità italiana trasuda sessismo da tutti i pori e non sembra esserci speranza per un'inversione di tendenza. Esistono però nuclei di resistenza a questa deriva, come il gruppo Facebook La pubblicità sessista offende tutti, nato nel 2011 e con 13 mila utenti iscritti. In maggioranza trattasi di donne, ma non mancano gli uomini. «La pubblicità è una produzione maschile fatta da maschi e imposta a tutti gli uomini, che piaccia o meno», spiega a LetteraDonna Annamaria Arlotta, fondatrice del gruppo, «alle donne si chiede di adattarsi a questo punto di vista maschile. Il protagonista, che si veda o no, è sempre l'uomo, anche se nella pubblicità si vede un'attrice donna». Spesso la donna viene spersonalizzata, ridotta a un prodotto da vendere. «L'Italia è un Paese sessista, lo dimostra la televisione con Ciao Darwin, le battute dei politici che dicono alle colleghe di tornare in cucina, le sentenze che giustificano la violenza di genere». E la pubblicità ha un ruolo determinante in questo contesto: «È completamente staccata dalla realtà, non raccolta di donne che migliorano il mondo con il loro lavoro, continua a trasmettere messaggi sbagliati».

DOMANDA. Come è nata l'idea del gruppo Facebook?
RISPOSTA.
Sono tornata dall'Inghilterra ho iniziato a vedere queste tipologie di immagini. All'inizio mi sono detta che lì sono puritani, qui siamo più liberali, poi però mi sono accorta che era una continua riduzione della figura femminile a due tipologie.

Quali?
La donna sexy o la casalinga vecchio stile che pulisce con gioia e non fa altro. Nella pubblicità italiana non si vedono donne che lavorano, persino vederle guidare è molto raro.

Perché la pubblicità sessista offende tutti?
Perché tutti gli uomini dovrebbero sentirsi offesi dall'essere rappresentati come trogloditi che pensano solo all'erotismo o degli imbranati incapace di svolgere qualsiasi faccenda domestica.

Quanti uomini e quante donne ci sono dentro al gruppo?
Su 13 mila iscritti più di 2 mila sono uomini, tra cui anche intellettuali noti e giornalisti. Molti uomini nel gruppo lo dicono di essere stanchi di venir trattati così. Ma mentre le donne protestano sulle pagine Facebook delle aziende, gli uomini lo fanno molto meno. Questo mi dispiace.

Quanti post pubblicate sul gruppo?
Ameno tre a settimana. Le segnalazioni vengono anche dagli altri iscritti e io faccio una selezione.

Quali sono quelle che in questi anni l'hanno colpita di più?
Ne ricordo una volgarissima, che è stata ritirata, di una macelleria che faceva vedere un pezzo di manzo e poi una donna messa su un vassoio, giocando sul doppio senso dei piaceri della carne. Ma ci trengo a dire che le pubblicità sessiste possono essere al contrario anche molto eleganti e raffinate.

Per esempio?
Ricordo un video di Patrizia Pepe che mostrava donne magrissime, ricche, in bellissime case e che promettevano «pulirò la casa, farò brillare tutto, se hai bisogno di qualcosa ci sarò». Il claim era Because I'm a woman (Perché sono una donna). Abbiamo scritto allo Iap, l'Istituto di autodisciplina pubblicitaria, che però interviene molto poco con le grandi case e per lo più nei casi di volgarità manifesta. In genere risponde che non ci sono elementi sufficienti, persino in casi in cui si arriva fino alla molestia sessuale rappresentata all'interno di uno spot. Dietro lo Iap c'è L'unione pubblicitari, è un club chiuso.

Il sessismo è sempre evidente o spesso e volentieri è interiorizzato?
Interiorizzato è la parola giusta. Quando protestiamo cascano tutti dalle nuvole, nessuno si aspetta questa reazione, molti pensano di non aver fatto niente di sbagliato. Tutti rifiutano di essere definiti sessisti e pensano che sia un problema di interpretazione nostra. Per loro è normale, non capiscono che non vogliamo essere viste come pezzi di carne e preferiremmo venire considerate come persone.

Nel resto del mondo la situazione è diversa?
Chi ci critica ci prende, spesso, per bacchettone, e pensa che sia «moderno» per la donna esporre il suo corpo. Ma la modernità, come si vede nei Paesi del Nord Europa, è il rispetto per la donna. Un mio amico inglese mi ha detto che da noi è come era in Inghilterra negli Anni 70. Di nuovo, l'evoluzione è vista come qualcosa che piace agli uomini e non come vero progresso.

Negli altri Paesi il tema viene preso più seriamente?
In Inghilterra, proprio in questi giorni, è stata bannato uno spot televisivo in cui gli uomini facevano cose avventurose e le donne stavano lì col passeggino.

In Italia non sarebbe stato possibile?
Mai.

Come si combatte il sessismo nei media?
Facendo sensibilizzazione, sulle pagine delle aziende vanno tante persone che possono leggere le nostre reazioni e vedere i nostri adesivi. Molti tolgono le foto incriminate da Facebook, a volte persino capiscono e quando succede è bellissimo. Ma temo che non basti.

In che senso?
Più si andrà verso la parità, più per reazione si tenterà di ricacciare la donna indietro a questi ruoli del passato. Servirebbe una legge. In assenza di essa continueremo a fare il nostro lavoro di protesta cercando di smuovere un po' le acque. Mi auguro che aumenti il numero di chi commenta sulle pagine delle aziende e che partecipino anche gli uomini.

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