1 Agosto Ago 2019 1921 01 agosto 2019

Selvaggia Lucarelli: «Un fidanzato cuoco è meglio di una taglia 40»

Quella con il cibo, ammette, è una sfida quotidiana che però si è consapevoli di perdere. Con lei abbiamo parlato del suo ultimo libro Falso in bilancia. Ma anche di anche di haters, Revenge porn e Doppia Difesa.

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Selvaggia Lucarelli Falso In Bilancia 3

Non si contano quasi i commenti sotto ogni suo post, perché quando Selvaggia Lucarelli parla o scrive, l’obbligo di dire la propria sembra imprescindibile. E si traduce non di rado in un’ondata di cattiveria generata da quegli haters che lei stessa ha iniziato a combattere nel lontano 2012, quando per tutti era solo una rompiscatole permalosa in cerca di grane e visibilità. La corona di antipatica le poggia in testa più o meno consapevolmente da ben prima in realtà, ma lei sembra non farci troppo caso, anzi rilancia con quell’ironia che emerge anche dalle pagine della sua ultima fatica letteraria per Rizzoli, Falso in bilancia – storia di una donna che preferisce entrare in una pasticceria che in una taglia 40. Una madre disinteressata ai vizi culinari, che si nutre d’aria o poco più e si spinge persino a fare scioperi della fame per solidarizzare con Marco Pannella non è ciò che si augura a un’amante della buona tavola eppure Selvaggia ha superato quegli anni di «benevoli privazioni alimentari» giungendo oggi a un rapporto positivo con il cibo e di conseguenza con il proprio corpo. «Nelle varie fasi della vita sono oscillata dai 56 e i 70 chili, quindi l’idea di mettere nero su bianco l’incapacità di fermare la lancetta della bilancia su un numero mi gira in testa da tempo», racconta a LetteraDonna. «L’incontro con il mio fidanzato Lorenzo, che di mestiere fa il cuoco e cucina tutto il giorno viziandomi non poco, ha poi accelerato l’urgenza di raccontare come io abbia barattato il miraggio del peso ideale con l’arrivo dell’uomo ideale».

DOMANDA: È una battaglia quotidiana quella con la forchetta o alla fine ci si rassegna all’idea che sia preferibile la serenità a un fisico perfetto?
È indubbiamente una sfida costante che però si è ben felici e consapevoli di perdere. Quella con la mia fisicità è stata una lotta fin dal periodo adolescenziale, poi però crescendo mi sono resa conto che nella vita ero in grado di coltivare cose ben più importanti.

Oggi quindi va meglio?
Decisamente, ho deposto le armi e lascio che il nemico lipidico mi travolga allegramente. A volte ho un moto di fierezza e ricomincio a oppormi ma mentre prima pensavo che un giorno avrei vinto io, adesso sono ben consapevole che la guerra estenuante con la bilancia sia persa. C’è chi mangia solo per sopravvivere, associando la parola felicità ad altro, nel mio caso invece è strettamente legata ai piaceri della tavola che mi portano a ngrassare nei momenti più sereni. L’equazione è 2 kg in più di felicità = 6 - 7 sui fianchi.

La gravidanza è un periodo abbastanza critico per molte donne da questo punto di vita, tu come l’hai vissuto?
Benissimo. Quando sono rimasta incinta per prima cosa non ho pensato alle gioie della maternità o all’impazienza di accogliere una nuova creatura, piuttosto «ora posso mangiare come mi pare per nove mesi». Contando sullo sguardo benevolo delle persone verso le donne in attesa e di mimetizzare la pancia della gravidanza con quella dei chili in più, non mi sono privata di nulla. Però non nego che con la nascita di mio figlio sia arrivato il conto di tutti i ristoranti frequentati in quel periodo che consisteva in 23-24 chili presi e che per un po’ sono stati una zavorra.

Ti sei spesso occupata di violenza sulle donne, e sei stata a fianco della madre di Tiziana Cantone a marzo 2019 quando è stata presentata la proposta di legge sul Revenge Porn, divenuta effettiva all’interno del Codice Rosso. Cosa pensi di questa legge?
Tutto ciò che serve a una donna a essere ascoltata e aiutata è ben accolto, quindi anche se su alcuni punti ho delle riserve sono contenta che almeno sia stato fatto. Quello che un po’ mi amareggia è la consapevolezza che per far sì che i piani alti si accorgessero del Revenge Porn sia servito il coinvolgimento di una politica nota.

Parli del caso della parlamentare grillina Giulia Sarti, vittima della diffusione di filmati privati a sfondo sessuale?
Sì. La vicenda di Tiziana Cantone avrebbe dovuto rappresentare un prima e un dopo perché il suicidio di una donna stritolata da questo squallido sistema meriterebbe ben più di una riflessione, invece all’epoca dei fatti non accadde nulla. Finché sono stati toccati solo cittadini anonimi nessuno ha sentito l’urgenza di occuparsene mentre quando si è sfiorata un’esponente di un partito di governo, sì.

Ricordo che quando hai iniziato a parlare tu del fenomeno, denunciando diversi gruppi chiusi di Facebook nei quali le donne erano vittime dei peggiori commenti nessuno o quasi ti ha preso sul serio.
Forse perché ogni cosa che faccio è preceduta da pregiudizi. Il concetto che passava era che fosse un affare di nicchia, volgare ma tutto sommato circoscritto.

Invece era ed è esattamente il contrario.
Cercavo di far capire che stavamo parlando di comunità da milioni di seguaci, non proprio pochi, ma sembrava solo un mio capriccio. All’epoca sono stata snobbata da giornalisti e nomi influenti ma non da tante persone comuni, infatti alla fine ci sono state denunce e arresti e diversi gruppi sono stati chiusi.

E quella, purtroppo, è solo una delle forme di hating online, un fenomeno che definire dilagante è ottimistico.
Ormai si commenta negativamente ogni cosa, anche un articolo sull’estinzione di un insetto genera in qualcuno pensieri volgari o offensivi. Che il linguaggio usato online stesse degenerando sempre di più era evidente da tempo, ma in questo momento, dopo un periodo di attenzione altissima, sta accadendo una cosa sconvolgente: lo stiamo lentamente accettando, come se l’odio tradotto in quel modo fosse parte del gioco.

Ci hai fatto l’abitudine anche tu?
No, però devo dire con amarezza che la sensazione di pensare che in qualche modo abbiano vinto gli odiatori un po’ ce l’ho.

Sul serio?
Sì, tante persone intelligenti non commentano più nulla, onde evitare di scatenare i leoni da tastiera che non aspettano altro. Chi fa più rumore sta avanzando e quando avremo definitivamente lasciato loro il terreno di gioco finiranno per sbranarsi vicendevolmente.

Nel gennaio 2018 hai sollevato il caso di Doppia Difesa che, a quanto scrivesti sul Fatto Quotidiano, non era proprio solerte nell’aiutare le vittime di violenza, visto che nessuno rispondeva mai al loro numero verde. Hai più avuto notizie di Michelle Hunziker e Giulia Buongiorno?
No, oltre a negare tutto mi hanno querelata ma ad oggi non conosco l’evolversi di quella faccenda. Non so se sia ancora in fase d’indagine ma spero venga presto archiviata, in quel caso vorrà dire che sull’inefficienza dell’associazione non sbagliavo.

Ti confesso che in passato per questioni lavorative provai a contattarle anch’io, ma invano.
Se non ci fossero donne in difficoltà in mezzo ci sarebbe da sorridere. Vedere Giulia Bongiorno brandire con orgoglio il Codice Rosso sapendo che Doppia Difesa non avesse nemmeno un centralino funzionante è uno dei corti circuiti di questo periodo storico.

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