31 Luglio Lug 2019 1853 31 luglio 2019

La mamma che per colpa della Pas rischia di perdere il figlio

Laura Massaro non ha più la potestà genitoriale sul bambino, a cui è stata riscontrata la sindrome di alienazione parentale. Intervista a una madre che si sente vittima (anche) dello Stato. 

  • ...
Laura Massaro Sindrome Alienazione Parentale

Abbiamo già portato all’attenzione il caso di Laura Massaro, una mamma due volte vittima: prima di un uomo violento, poi del Tribunale dei minori che, ritenendola gravemente alienante, le ha sospeso la potestà genitoriale sul figlio di nove anni. «Il mio ex compagno aveva promesso che mi avrebbe portato via il bambino: ha mantenuto la parola, purtroppo», dice a LetteraDonna questa madre coraggiosa, che sta lottando con le unghie e con i denti per non perdere ciò che di più prezioso ha al mondo.

DOMANDA. La relazione tra lei e il suo ex compagno è finita per i maltrattamenti?
RISPOSTA.
Sì, eravamo conviventi e ci siamo separati a ottobre 2012 a causa di abusi domestici, che ho poi denunciato appena dopo la fine della convivenza. Non a caso l’assistente sociale che seguiva mio figlio mi segnalò allo sportello antiviolenza. Da queste prime querele la situazione si è inasprita e lui ha iniziato una guerra per portarmelo via. Nel 2017 l’ho anche denunciato per stalking e diffamazione.

Ha parlato di ‘guerra’.
Sì, negli ultimi anni sono stata oggetto di una serie numerosissima di querele, un vero e proprio stalking giudiziario: lui ha sempre sostenuto che gli impedissi di vedere il bambino, anche se facevamo incontri regolari. Ha denunciato anche mio padre, poi a febbraio 2016 mi ha addirittura accusata di maltrattamenti sul bambino.

Se lo sarebbe mai aspettato?
Ho capito che si tratta di una precisa strategia consigliata dagli avvocati: nei tribunali tutto ciò viene considerato un conflitto tra le parti e non una persecuzione. Ad ogni modo, tutte le querele sono state archiviate.

Suo figlio che rapporto ha con il padre?
Gli assistenti sociali hanno sempre saputo che il bambino ha difficoltà a rapportarsi con lui, ma per non stressarlo mi hanno chiesto di fargli passare del tempo insieme. Ma dopo ogni incontro, ripeto, andava dai carabinieri a dire che non gli facevo vedere nostro figlio.

Con che frequenza si svolgevano questi incontri?
Fino ai primi di luglio 2019 ogni 15 giorni. Il fatto è che questi incontri vanno sempre male perché il bambino ha una sorta di rifiuto nei confronti del padre, se non paura. Risale tutto al 2013, ovvero a quando lo andava a prendere all’asilo e lo teneva nei fine settimana. Non a caso l’assistente sociale, che si era resa conto delle difficoltà, aveva ridotto la frequenza degli incontri. E ora mi hanno sospeso la potestà genitoriale in base alla Pas.

Com'è stato possibile?
Alla base della sospensione della potestà genitoriale dovrebbero esserci dei maltrattamenti, o almeno dell’incuria nei confronti del bambino. Qui ci sono state gravissime omissioni dei servizi sociali, nello specifico relazione sbagliate da parte della psicologa: questo è bastato per perdere mio figlio. Il bambino ha parlato con tutti, ha dimostrato di non avere alcun problema caratteriale, di aggressività o chiusura, ma con la Pas c’è stato un ribaltamento.

La sua reazione?
Ho querelato per falso ideologico l'assistente sociale, che mi ritiene una madre alienante: nel momento in cui il giudice le ha chiesto una relazione lei si è rifiutata, non l’ha mai redatta. Ha taciuto sullo stalking e tutto il resto. E pensare che era stata lei stessa a segnalarmi al centro antiviolenza. Sono stata alla loro mercé, ho preso permessi dal lavoro per andare agli incontri e loro continuano a prendere per buona la versione del padre. Credo vadano indagate le motivazioni che sono alla base del rifiuto, e smetterla con queste torture di Stato.

Ha tutte le prove?
Sì, quando ho iniziato a capire che ciò che dicevamo non veniva trasferito nelle relazioni o era riferito in modo contrario, ho deciso di registrare i colloqui. Ho portato le prove al Tribunale dei minorenni, ma in Procura c’è la prassi di archiviare le denunce a carico delle assistenti sociali. È una perdita di tempo e denaro, con la vittima che diventa carnefice. Vorrei sapere perché vengo trattata peggio di una delinquente.

Com'è cambiata la sua, la vostra vita?
Se voglio fare qualcosa con e per mio figlio, devo chiedere al tutore. Non posso uscire da Roma, non posso prenotare una visita medica per lui perché, come hanno sottolineato, non sono più sua madre. Se il bambino deve uscire un’ora prima da scuola perché ha mal di pancia, io non posso andarlo a prendere se il tutore non mi autorizza per iscritto.

Che cosa c’è nel futuro immediato di suo figlio?
Dopo la perizia di alienazione ai bambini tocca un ‘resettaggio’ psicologico. Dovrebbero portarmelo via, metterlo in casa famiglia e non farmelo vedere per mesi o anni. La prassi prevede un vero e proprio TSO, che lo possa scollegare dalla vita precedente e dall’affetto della mamma, per poi riconsegnarlo come ‘nuovo’ al padre. Se non la farà c’è già stato detto che le cose andranno a finire molto male. Il fatto è che il nostro è un caso particolare: mio figlio è iperteso, assume farmaci dal 2014 e una volta all’anno viene ricoverato in day hospital per dei controlli.

In questa vicenda quando è venuta fuori la sindrome di alienazione parentale?
Quasi subito, anche se non l’hanno scritto chiaramente: il caso del bambino strappato alla madre a Cittadella, proprio sulla base della sindrome di alienazione parentale, era ancora ‘fresco’. Già nel 2013 iniziarono a dire che ero una mamma ostativa, in conflitto di realtà, che trasferiva al bambino sensazioni nei confronti del padre. Il riferimento esplicito alla Pas è venuto fuori nella seconda consulenza tecnica d’ufficio, nel 2018, quando la CTU ha stabilito che fossi una madre alienante grave.

Senta, ma lei che ne pensa di Pillon e del suo ddl?
Come persona non lo conosco, ma lo giudico negativamente per il lavoro fatto, che non è certo a favore dei bambini come si vuol far credere. Al contrario, il ddl Pillon mina mamme e figli in situazioni di violenza: basta una qualsiasi forma di rifiuto nei confronti di un genitore, e i bambini finiscono in una casa famiglia, trattati come oggetti, cosa che comunque succede già nei tribunali da anni. Pillon vuole applicare la bigenitorialità a tutti i costi, ma non sempre ci sono genitori adeguati.

Lei ha già protestato davanti a Montecitorio. Lo farà di nuovo?
Finché non avrò giustizia sì. Ho mandato email al Ministero dell’Interno, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Mara Carfagna, a Vincenzo Spadafora. Ho scritto a tutti perché è problema trasversale, che va al di là dei partiti: qui si parla di salute psicofisica dei bambini. La sottrazione dei figli alle madri è una piaga sociale di cui non parla nessuno. Vivo da sette anni dal terrore che me lo portino via: nemmeno i processi di mafia durano così tanto. Non sarebbe stato più facile rispettare la volontà dei bambini?

Crede che per una mamma, una donna insomma, sia più difficile farsi credere rispetto a un padre?
Senza ombra di dubbio. Noi mamme lo viviamo sulla nostra pelle, ma ne parlano anche libri come Crimini contro le donne. Politiche, leggi, buone pratiche, del magistrato Fabio Roia, e La mia parola contro la sua, della giudice Paola Di Nicola: subiamo spesso una vittimizzazione secondaria. Nell’immaginario collettivo c’è la donna vendicativa in fase di separazione, che ottiene vantaggi rovinando finanziariamente l’ex compagno, che finisce sul lastrico: ecco, non è proprio così.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso