30 Luglio Lug 2019 1712 30 luglio 2019

Laura Zuccheri, la prima donna che ha disegnato Tex

Da bambina amava i western e voleva fare la fumettista. Due mondi che per le donne apparivano preclusi. «Mi dicevano trovati un lavoro normale. Per noi è tutto più difficile». L'intervista. 

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LAURA E TEX

Da bambina sfogliava i Tex del papà, immergendosi in quelle storie di pistole e fuorilegge e sognando, un giorno, di poterle disegnare lei. A giugno Laura Zuccheri ha realizzato il suo sogno. Fumettista esperta, con quasi 30 anni di carriera alle spalle, ha messo la sua firma sulle illustrazioni dell'ultimo Texone, un albo di 240 pagine che racconta la storia di Doc Holliday e dei fratelli Earp dopo la storica sparatoria dell'O.K. Corral. Venticinque anni dopo il suo approdo alla Sergio Bonelli Editore, una trentina di numeri di Julia e la palestra fatta con Ken Parker, Laura Zuccheri è diventata la prima donna a disegnare Tex, raggiungendo un obiettivo, abbattendo una barriera di genere, cancellando gli stereotipi che l'hanno accompagnata fin dalla più tenera età. Perché, come ha detto a LetteraDonna, «con impegno e perseveranza tutto è possibile». Anche in un mondo ancora maschilista che, però, comincia lentamente ad aprirsi alle donne.

DOMANDA. Che effetto le fa essere la prima donna a disegnare Tex?
RISPOSTA.
Un po' quello di rompere le regole. È sempre stato un personaggio disegnato da uomini e l'accesso era praticamente impossibile. Essere riuscita a farlo è un qualcosa che mi rende orgogliosa.

Secondo lei perché ci è voluto così tanto per avere una illustratrice su Tex?
Penso che sia un problema sociale, nel senso che è difficile che una donna possa interessarsi di western. Non è una questione di capacità ma un fatto culturale. Solitamente le bambine si indirizzano verso alcuni gusti e i maschi verso altri, a partire dai giocattoli. Veniamo cresciuti tra gli stereotipi di genere, già con una forte identificazione nell'essere uomo o donna, condizionamenti che in qualche maniera cancellano le tendenze e i gusti personali.

E lei come è arrivata ad amare il genere?
Ho iniziato a prenderci contatto attraverso il cinema e la televisione. Mi sono appassionata, ma è stato un caso. Ho passato molto tempo da sola davanti alla tv a guardare film e così ho avuto questa possibilità.

Quali sono state le difficoltà maggiori davanti alle quali si è trovata?
A livello tecnico il western è un genere molto difficile per tutti, uno dei più difficili. Ci si trova a dover disegnare cavalli, cappelli di varie forme, armi, l'anatomia di un uomo che imbraccia un fucile o di una mano che impugna una pistola. Tutti elementi che richiedono una grande abilità.

Che rapporto ha con Tex?
Lo definirei un legame familiare. È una passione che ha sempre avuto mio padre, quindi fa parte un po' del mi bagaglio personale. Lui lo collezionava, io lo avevo in casa fin da piccola insieme ad altri fumetti. Per me è sempre stato un po' un sogno nel cassetto riuscire a realizzarne un albo.

A metà degli Anni '90, a chi gli chiedeva perché non ci fossero illustratrici in Bonelli, Sergio Bonelli rispondeva che ce n'erano poche in generale. Poi le cose sono cambiate.
Questo è un mestiere che è sempre stato fatto soprattutto da uomini. Le donne un po' in tutti i campi cominciano a far sentire la loro presenza ultimamente, all'epoca non era ancora così. Quando ho iniziato io eravamo in pochissime, anche solo avere l'idea di disegnare fumetti per una ragazza nata in provincia come me era considerata roba da pazze.

Cosa le dicevano?
Mi dicevano che dovevo trovarmi un lavoro normale, sposarmi. Noi donne cresciamo con più vincoli e condizionamenti, per arrivare a certi livelli dobbiamo fare scelte molto più difficili.

Il suo percorso professionale è fortemente legato a Julia. Che rapporto ha con quel personaggio?
Julia è stata un po' la mia palestra professionale. Ho imparato il mestiere con lei, ma più che con Julia ho un rapporto speciale con Myrna, la sua antagonista. È una serial killer, certo, ma rappresenta secondo me l'idea di una donna moderna e libera, anche se estremamente crudele. I personaggi femminili che sto attualmente disegnando hanno questa stessa personalità, anche se con ambientazione diversa.

Pensa che esistano fumetti più adatti a illustratori e altri più adatti a illustratrici? Perché?
Questo è qualcosa che è stato creato dalla nostra società, in realtà esistono gli esseri umani, gli individui, poi noi per creare delle regole e un ordine ci inventiamo le differenze. Certo, ci sono gli uomini e le donne, ma le differenze sono in camera da letto, non fuori.

Diversi ambienti di lavoro sono permeati dal sessismo. Nel fumetto esiste questo problema?
Esiste. Il problema è che il maschilismo non è qualcosa di plateale come poteva essere decenni fa. Rimane nascosto, è molto più difficile da identificare, ma quando salta fuori è terribile. Spesso gli uomini tendono a trattarti peggio perché sei donna. Bisogna stare molto attenti.

Nella sua carriera le è mai capitato di essere discriminata o considerata meno in quanto donna?
Sì, assolutamente, spesso. Ho dovuto faticare il triplo per dimostrare il contrario. Ci vuole molta forza perché la discriminazione esiste e bisogna cercare di superare questi ostacoli e concentrarsi sul proprio lavoro.

A quali progetti si sta dedicando ora?
Sto lavorando con una sceneggiatrice donna per una storia di fantascienza e con uno sceneggiatore indiano per una storia ambientata nel suo Paese. E poi c'è la serie regolare di Tex.

Non è stata una toccata e fuga, dunque.
No, e sono molto contenta di questo traguardo. Ora ovviamente devo mantenerlo con la qualità, ma essere nella serie a tutti gli effetti mi rende soddisfatta.

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