29 Luglio Lug 2019 1855 29 luglio 2019

Adriana Lodi, la mamma degli asili nidi in Italia

A tu per tu con l'ex assessora di Bologna ed ex parlamentare che per anni si è battuta per l'apertura di questo tipo di strutture nel nostro Paese. 

  • ...
Adriana Lodi Bologna

Lei è un’ex-ragazza, classe 1933: capelli folti, una vera criniera, denti bianchissimi e regolari, tanto belli da sembrare una dentiera, occhi vivaci e un sorriso aperto. Adriana Lodi potrebbe sembrare una tenera vecchina dal sorriso allegro, ma mentre ti spiega la ricetta dei tortellini (che fa ancora spesso) si lascia andare nel ricordo di quella volta che riuscì, tra battaglie epiche, ad aprire il primo nido in Italia, o di quelle volta, quando in sella ad una motoretta si lanciava nella campagna Emiliano Romagnola per convincere le donne a lottare per i loro diritti.

DOMANDA. Quando ha iniziato a interessarsi a questi temi?
RISPOSTA.
Durante il mio primo impiego stabile come operaia alla Oser, un’azienda che produceva saponi.

In quale battaglia si lanciò?
Noi ragazze percepivamo un salario inferiore alle adulte questo nonostante il lavoro che svolgevamo fosse il medesimo. A quei tempi si iniziava a parlare della disparità salariale tra uomini e donne, ma non di quella tra operaie di età differente. Non ottenni risultati immediati, ma molto sostegno e la coscienza dell’ingiustizia da parte delle colleghe.

È entrata così nei sindacati?
Si, avevo solo 17 anni! La mia tenacia, la passione politica attirò l’attenzione di alcuni dirigenti di quello dei Chimici. Nell’estate del ‘50 mi proposero un corso di formazione. Fu duro, anche perché si svolgeva lontano da casa, ma mi piaceva molto studiare. Da quel momento mi occupai dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Un impegno durato ben 13 anni.
Con diverse mansioni. Era un lavoro bellissimo! Ho conosciuto tante donne e tra loro ricordo sempre con grande ammirazione le mondine. Erano eccezionali!

Perché?
Facevano un lavoro durissimo, massacrante, eppure c’era una grande solidarietà. Stavano lontane da casa per lunghi periodi, per ore e ore, stavano con le schiene piegate, con i piedi nell’acqua e massacrate dalle zanzare. Avevano spesso a carico figli piccoli e così avevano messo in piedi delle baracche di legno nei campi che erano degli asili spontanei.

Com’erano organizzati?
Quelle che non ce la facevano a stare nell’acqua tutto il giorno, badavano ai bambini mentre le altre stavano nei campi.

Una giornalista battezzò però lei «la mamma dei nidi» visto il suo impegno per l'apertura di questo tipo di strutture in Italia.
Tutta colpa della mia storia personale. Quando è nato mio figlio lavoravo per i sindacati e né i miei genitori, né i miei suoceri potevano aiutarmi nella cura del bebè, così dopo molto pensare io e mio marito abbiamo deciso di iscriverlo all’Omni.

Cos’è o meglio cos’era l’Omni?
La sigla significava: Opera maternità nazionale italiana. Erano degli asili diurni, per lo più per bambini bisognosi, aperti durante il fascismo. Quando portai la prima volta mio figlio me lo strappano dalle mani, letteralmente dicendomi di andare a lavorare... Per tutto il tragitto fino al Sindacato piansi. La sera quando tornai a riprenderlo mi dissero che era stata buono e che aveva mangiato tutto. Ma nelle tasche del grembiulino, gli trovai tutto il cibo...Non resistetti che 5 giorni! Quando me ne andai mi dissi che si doveva cambiare!

E?
E una volta eletta assessore a Bologna, era il 1969, dopo grandi battaglie politiche, sempre sostenute dalle donne, riuscimmo ad aprire il primo nido pubblico in Italia.

C’erano dei precedenti?
Si, c’erano strutture private all’interno di alcune fabbriche ma io mi sono ispirata a tutt’altro modello.

Quale?
A quello svedese. Sempre alla fine degli Anni '60, ero in visita a Coopenaghen. Atto eccezionale: ai tempi si viaggiava poco. Ad ogni modo dopo tre giorni di convegno, decisi con un altro consigliere di fare una gita nella vicina Svezia dove avevo un cugino e dove sapevo che c'erano servizi di questo tipo stupendi.

Com’erano?
Una cosa da non credere! Bellissimi! I bambini erano felici: giocavano, mangiavano e dormivano... C’erano anche dei maestri maschi. Cosa che a noi, sembrava incredibile! Con una macchinetta fotografica facevamo foto e quello che non potevo fotografare lo disegnavo. Quando tornai a Bologna ci mettemmo all’opera e nel giro di qualche tempo fu inaugurato il primo nido che era molto diverso dall’Omni: era a misura di bambino!

Poi è arrivata l'esperienza in parlamento…
Con altre donne del Partito comunista, ci mettemmo subito al lavoro per far approvare una legge per i nidi. Allora eravamo solo 19 donne, 19 su oltre 600 deputati. Era difficile, muoversi in un contesto tanto maschile, ma intanto le cittadine ci sostenevano.

Come?
In tanti modi. In poco tempo ci furono due grandi manifestazioni che portarono in piazza oltre un milione di mamme con i passeggini. La cosa fece molto scalpore. Al contempo in ogni regione le donne si erano organizzate per chiedere udienze ai loro deputati di riferimento per chiedere di approvare la legge.

E in parlamento cosa succedeva?
Ci siamo battute molto perché tanti pensavano che i bambini piccoli avessero bisogno solo delle cura della mamma. Ma nel 1971 fu approvata la legge 1044 che istituì i nidi.

Ancora oggi sono in tanti quelli convinti che solo la mamma dovrebbe badare al figlio!
Il mondo è molto cambiato, ma io so, oggi come allora, che il primo gioco che il bimbo cerca è un suo simile... Perché chiudere i bambini, sempre più spesso figli unici, in casa con la madre? I nidi con personale adeguatamente preparato possono davvero restituire tanto sia ai bambini che a tutta la famiglia. Questo non è mai abbastanza sottolineato: i nidi sono per le famiglie, non solo per le mamme o solo per i bambini.

Oggi le politiche sono tante. Eppure i diritti delle donne sono ancora lontani dall’essere affermati appieno. E sembra che ci sia un ritorno a vecchi schemi.
Penso che le cose cambiano lentamente. Abbiamo fatto passi da gigante e ce ne sono ancora molti da fare. Oggi le donne sono in politica guidano Paesi che sono potenze mondiali. Oggi le donne guidano taxi, autobus, aerei... Sono autonome ma rimane molto da fare. Ci sono ritorni al conservatorismo è vero! Ma la democrazia è così, va sorvegliata e difesa sempre. I diritti non si conquistano una volta per tutte.

C’è qualche raccomandazione che si sente di fare alle donne politiche di oggi?
Una sola. Che mi pare importante: «Ascoltate i cittadini!» La politica ha smesso di farlo. Quando non si ascolta si rischia di fare cose poco sentite, poco utili, lontane... Ascoltare non è facile, ma è il solo modo per capire che strada intraprendere ed è il modo per essere sostenuti lungo quella strada.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso