19 Luglio Lug 2019 1805 19 luglio 2019

Come bisognerebbe parlare di body shaming in Italia

Spesso i termini che ruotano attorno all'argomento sono poco conosciuti o vengono utilizzati in modo sbagliato. Ne abbiamo discusso con le creatrici del profilo Instagram Belle di faccia. 

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Body Shaming Valentina Ferragni Belle Di Faccia Instagram

Demonizzato e mal sopportato. Grasso da banalizzare con una frase, il famoso «mettiti a dieta», urtando la sensibilità di chi crede che il proprio peso sia prima di tutto una questione personale. All’inizio di luglio 2109 la Cancer Research Uk, associazione benefica per la ricerca e la consapevolezza del cancro nel Regno Unito, ha scatenato più di una polemica per aver lanciato una campagna di sensibilizzazione molto aggressiva dove equiparava l’obesità al fumo come fattore diretto di rischio per il tumore. Alle reazioni negative degli utenti e degli attivisti su Twitter, che accusavano l’ente di aver trasformato una questione di salute pubblica in un’occasione di shaming, si è aggiunta la presa di posizione degli studiosi delle università di Cambridge, di Bristol e del King’s College.

Gli accademici hanno criticato in una lettera aperta l'iniziativa definendola fuorviante perché l’indice di massa corporea, il valore che descrive il peso corretto, è considerato un indicatore troppo riduttivo di un buono stato di salute. Inoltre, nonostante esista un’associazione tra un alto indice di massa corporea e il cancro, le ragioni che scatenano questa correlazione non sono accertate e non sono così dirette. Anche in Italia il dibattito sull'argomento si accende spesso e purtroppo ancora più di sovente non viene affrontato nella maniera più opportuna. Ne abbiamo parlato con Chiara e Mara, le creatrici e attiviste di Belle di faccia, un progetto nato su Instagram nel dicembre del 2018 che ha lo scopo di combattere tutti i pregiudizi sul tema e di indebolire lo stigma negativo, la grassofobia, nei confronti delle persone sovrappeso.

LA POLEMICA CON CHIARA FERRAGNI

Tra le espressioni che veicolano un’idea avversa sul grasso ci sono sicuramente le sentenze mascherate da complimenti. «Per anni abbiamo pensato che i vari ‘ma hai un viso bellissimo’, ‘ma saresti una modella col viso che hai’, fossero dei complimenti. Abbiamo poi imparato a capire che si trattava di insulti finemente camuffati, che volevano dire che di bello c'era giusto la faccia e che il nostro corpo fosse in qualche modo un errore da correggere e qualcosa di profondamente sbagliato», spiegano le creatrici di Belle di faccia. Per questo anche quando a luglio 2019 una personalità del calibro di Chiara Ferragni ha difeso la sorella Valentina dagli attacchi degli haters rivolti contro il suo fisico, il suo atteggiamento è apparso stonato rispetto all’idea di fat acceptance (la battaglia contro la grassofobia). «La questione ‘Valentina e Chiara Ferragni’ ha molto a che vedere con gli standard di bellezza di cui principalmente le donne sono vittime. Le sorelle Ferragni non fanno eccezione. È positivo che due influencer di questo calibro portino attenzione a tematiche come quella del body shaming, ma purtroppo è stato fatto con estrema superficialità. Quello che più ci fa storcere il naso è realizzare che di fronte alla fitta sassaiola dell’ingiuria del web ci si schieri solo quando la vittima è un'avvenente influencer. Se a essere aggredita è una persona dal corpo non conforme agli standard sembra quasi giustificato». Concetti come body goal, secondo le due attiviste, con cui pochi giorni dopo veniva celebrata sempre sul social network da Chiara l’altra sorella Ferragni, Francesca, sarebbero fortemente nocivi. «Sin tanto che ci saranno dei corpi che sono un traguardo da raggiungere e degli altri che invece sono solo il ‘prima’ delle diete e dei programmi di allenamento, esisterà il body shaming».

LA TERMINOLOGIA GIUSTA

Tra i temi più spinosi la confusione tra body positivity e la fat acceptance: «Il primo tema è ormai qualcosa di mainstream anche in Italia. Anche se il significato non è chiarissimo. Tutti pensano che sia l'essere ‘confident’, il ‘self-love’, ma non è questo: è un movimento radicale, nato dalla prima ondata femminista, che promuove l'idea che tutti i corpi siano validi e che abbiano diritto a rispetto, dignità e rappresentazione. È una corrente di pensiero creata da persone grasse per persone grasse che adesso, per l'ennesima volta, vengono messe all'angolo da chi diffonde slogan come: ‘Amati come sei ma solo sino alla taglia 46’». Diversamente nel nostro Paese non esiste ancora una consapevolezza su cosa sia la grassofobia: «In molti casi chi ci scrive pensa che sia una parola inventata da noi. Argomenti come la fat acceptance e la fat liberation,invece, dovrebbero essere al centro del discorso».

Ci rendiamo conto che questa sarà una pillola difficile da ingoiare, ma è un dato di fatto: non basta non scrivere "muori cicciona" sotto ai nostri post per non essere grassofobici. Bisogna, invece, scavare nel profondo e analizzare i motivi per cui siete così terrorizzati di prendere due etti, di avere un rotolino di pancia da seduti o delle calorie di quel gelato che avevate voglia di mangiare oggi. È una questione di salute? Secondo Christy Harrison, ricercatrice e host del podcast di successo Food Psych, molti dei suoi clienti non sono soddisfatti dei miglioramenti che la loro salute raggiunge con i suoi percorsi di intuitive eating: anche se si sentono meglio e hanno eliminato dei fastidiosi disturbi, non hanno perso peso, quindi non hanno acquisito il thin privilege. Ci sono vari sondaggi, poi, che dicono che tristemente una larga percentuale di persone preferirebbe togliersi un anno di vita, avere un grave incidente o divorziare che essere grass*. Se ci aggiungiamo tutti i metodi assurdi che le persone sono disposte a utilizzare per perdere peso a tutti i costi, dalle diete detox pericolose e ultra restrittive a intrugli di tutti i tipi e persino droghe, se pensiamo a frasi come "tizia è stata molto malata, ma il lato positivo è che ha perso molto peso, quasi quasi mi auguro anche io una malattia!", vediamo come il desiderio di essere per forza magr* sovrasti qualsiasi priorità salutista. Perché? Perché con la magrezza arrivano dei privilegi, dei vantaggi a livello sociale, perché più si è vicini allo standard di bellezza eurocentrico meno si viene discriminati, perché al grasso vengono attribuite caratteristiche negative come la pigrizia, la scarsa igiene, l'avidità, l'ingordigia, la poca professionalità. Al di là delle scelte personali, perché ognuno con il suo corpo fa ciò che vuole, vi siete mai chiest* il perché, se pensate davvero che tutti i corpi siano validi e accettabili, avete così paura di ingrassare? Illustrazione @chiaralascura #belledifaccia #fatphobia #grassofobia #fatacceptance #bodypositivity

GRASSO E MALATO, IL BINOMIO PIÙ TOSSICO

Uno dei pregiudizi maggiori sul grasso è che per ridurlo basti mangiare meno. Raramente se ne parla come di una condizione multifattoriale. «Il commento più gentile, quando una persona grassa subisce body shaming, è qualcosa del tipo ‘non è giusto che ti discriminino, ma la salute?’. Se è facile accettare che esistono persone magre di costituzione com’è che è invece impossibile accettare che esistano persone grasse di costituzione?». Altro aspetto riguarda il modo in cui si possono incentivare pubblicamente comportamenti salutari. «Vorremmo che ci fosse la medesima attenzione per la salute mentale. Le persone davanti a insulti e umiliazioni difficilmente si prenderanno maggiore cura di sé, anzi si rifugeranno nell’isolamento andando a peggiorare la propria condizione psicologica e di conseguenza anche quella fisica».

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