Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

12 Luglio Lug 2019 1515 12 luglio 2019

«Lo Stato faccia di più contro stalker e violenti»

La sceneggiatrice del film A mano disarmata Domitilla Shaula Di Pietro spiega perché ha scelto di non denunciare l’uomo che l’ha perseguitata per oltre un mese. E che è arrivato ad accoltellarla. 

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domitilla shaula di pietro film a mano disarmata

«Avevo già cominciato a scrivere in vista di un film, poi Federica è stata più veloce e ha concluso in tempi record il romanzo che, per quanto interessante, è più tecnico e politico. Col regista Claudio Bonivento volevamo che emergesse anche l'aspetto privato e lei ha collaborato fornendomi questi dettagli. Ho vissuto con loro, toccando paure, incertezze, l'approccio coi figli». Durante il Sa.Fi.Ter – Film Festival Internazionale del Cortometraggio, la sceneggiatrice Domitilla Shaula Di Pietro racconta a LetteraDonna la lavorazione di A mano disarmata, pellicola sulla storia di Federica Angeli, giornalista di Repubblica che vive sotto scorta: «Questo è un film fatto da tre donne: Federica l'ha ispirato, io l'ho scritto e Claudia Gerini l’ha interpretato. Si è creata subito una grande empatia». Non solo: con una forza e un'incisività disarmante, Di Pietro ha anche ricordato come lei stessa abbia dovuto fare i conti con la violenza di genere, spiegando quanto poi sia importante sensibilizzare.

DOMANDA. Cosa ti ha colpito di Federica Angeli?
RISPOSTA.
Nel 2016 ho scritto un libro, Sei ore e ventitré minuti, connesso a una violenza che ho vissuto: sia io che i miei figli eravamo stati minacciati di morte da un pazzo furioso, che non ho potuto denunciare. Il ‘fascino’ reciproco tra me e Federica è scaturito proprio da questo: denunciare o no? Lei mi ha chiesto se condannassi la sua decisione, vista la presenza di figli così piccoli e io le ho controbattuto: «Ce ne fossero di persone come te». Io di nemico ne avevo uno, lei molti. Per cui a maggior ragione è stata molto coraggiosa.

Quanto ti ha cambiata la sua storia?
Sicuramente mi ha fatto riflettere. I cittadini di Ostia, per quanto all'inizio siano stati refrattari, hanno seguito e sostenuto Federica. Per cui, forse, come dice lei, vale la pena sempre e comunque non abbassare la testa e combattere. Io probabilmente avrei anteposto i miei figli, ma se lo si dici a lei, ti risponde che l'ha fatto proprio per assicurare loro un futuro migliore.

Parlando del tuo romanzo, quanto la scrittura può essere terapeutica?
Tantissimo. Con la morte di quella persona, ho trovato la forza di iniziare a chiudere un cerchio. Se si ha un problema, consiglio sempre a tutti di scrivere. È stato più importante dell'andare da uno psicologo perché a me stessa non potevo raccontare bugie, a lui volendo sì. Purtroppo stiamo parlando di una piaga sociale e il mio libro è stato un colpo di ariete su un portone. Sono stata contattata da decine di donne nella mia condizione o peggiore. Si è scoperchiato un vaso di Pandora con delle realtà che non pensavo potessero esistere. Mi riferisco, ad esempio, al dare i domiciliari a un uomo che ha violentato e ammazzato di botte la moglie o la storia di Lidia Vivoli, arrivata in codice rosso al pronto soccorso perché il marito, di notte, l'aveva presa a padellate in testa e su tutto il corpo. In quel caso la denuncia va di default: lui ha scontato alcuni anni di carcere ma da mesi le dice che sta per uscire e la minaccia. Lei è terrorizzata.

Hai detto di non aver potuto denunciare...
Nel libro viene affrontato il tasto di un'ipotetica denuncia attraverso l'escamotage di Sliding Doors: se non fossi uscita quella sera, la mia vita oggi come sarebbe? Parallelamente porta avanti due Domitille. Se lo Stato non ci mette in condizione di denunciare, è delicato consigliare a una persona che deve farlo a tutti i costi, poiché si può arrivare alla morte. Non avevo il mio aguzzino a casa con me. Se fosse stato mio marito o mio padre giuro che avrei denunciato perché a quel punto non si ha davvero più nulla da perdere. Nel mio caso, dopo la sua minaccia di morte nel caso di denuncia, non l'ho più visto né sentito. Viceversa cosa sarebbe avvenuto? Sono stata squartata con un coltello, ho avuto la pistola alla tempia per tutto il tempo. Un uomo così, senza figli né moglie cos'ha da perdere? Se tornassi indietro non ridenuncerei: i miei figli avevano pochissimi anni, andavano a scuola da soli. Se fosse avvenuto qualcosa a loro, cosa mi sarei raccontata dopo? Sono viva per miracolo visto che per 6 ore 23 minuti ha minacciato di uccidermi e gettarmi in un fosso. Ero sicura che l'avrebbe fatto e invece, essendo molto stanco, mi ha mollato in una strada.

C’è stato qualche altro fattore?
La legge delle 48 ore è un'altra cosa tremenda, perché se non si denuncia entro due giorni, bisogna poi portare tutta una serie di prove. Con quello che mi era successo, era impossibile avere la mente sgombra e lucida per prendere una decisione. Poi ho voluto far guarire le ferite poiché mi vergognavo anche con me stessa.

Come si può combattere la violenza di genere?
Per me l'unica soluzione è inserire immediatamente la materia della non violenza nelle scuole, perché il problema è che spesso i bambini subiscono, e a loro volta possono diventare violenti. Quando vengono abusati in casa, se avessero la possibilità di parlarne in classe, qualcosa accadrebbe. È necessario affiancare le famiglie. Il più delle volte invece si fa finta di non vedere.

È possibile lenire certe ferite?
(Risponde con voce rotta, ndr) No. Sono una donna molto forte. Allora lo seppero solo mia sorella, un'amica e mia nonna. La maggior parte l'ha scoperto quando ho scritto il libro. A mia madre non lo dissi per non farla morire di dolore. Sono andata avanti facendo finta di non vedere né sentire. Ho fatto un percorso psicologico, ma ho mollato perché quella vicenda è il passato, sono andata oltre. Non c'è modo di lenire, bisogna sperare che una donna sia abbastanza propositiva e forte da farcela. Col tempo si è fatto largo il pensiero positivo che la colpa non fosse mia e che la persona orrenda e malata fosse lui: questo mi ha dato un po' il coraggio. L'azione dell'uomo che sottomette una donna è vigliacca. Dico sempre a tutte: non accettate uno, due e più schiaffi perché dopo si muore (fa parte anche dell'associazione Donne al centro, ndr). Il rispetto di sé è un altro modo per lottare. Il punto è che non pensi mai che l'altro possa arrivare a tanto e lo dico perché quest'uomo mi ha stalkerato per un mese e mezzo e io l’avevo preso molto sottogamba.

Qual è la tua opinione su movimenti come #MeToo e Dissenso Comune?
Parlarne è sempre meglio dell'indifferenza: con il silenzio si muore due volte. Bisogna però fare un po' di attenzione ai vari contesti. Ho assistito anche a dei soprusi subiti dagli uomini, senza che nessuno facesse nulla. Quando affermo questo, le mie amiche si stupiscono dicendomi che li difendo nonostante ciò che ho passato. Io non difendo nessuno, va distinto caso per caso.

Tornando alla tua professione, cosa pensi che manchi al cinema italiano?
Si tende ad avere per protagonisti i maschi, appena è al centro una figura femminile c'è meno interesse. Ai tempi di Tognazzi e Manfredi non mancava nulla. Oggi posso dire che se Gerini non avesse accettato questo ruolo, io e Bonivento ci saremmo trovati davvero in difficoltà. Interpreti a 360° non ce ne sono tanti. Da noi si tende a improvvisare, c'è poca cultura cinematografica. Oserei dire che manca lo studio.

Rimane una tendenza a declinare la donna come madre, moglie e amante. È una vostra responsabilità?
Purtroppo il mercato fa la richiesta. Evidentemente siamo un popolo che non è ancora cresciuto da questo punto di vista. Dobbiamo cominciare a vedere la figura femminile anche al di là del nucleo famigliare.

Prossimi progetti?
Ho delle sceneggiature in essere, tra cui una su un personaggio sportivo mondiale e una storia inventata da me connessa all'immigrazione, tema che ho molto a cuore. Resto dell'idea che se ci sono esseri umani in mare vanno salvati e poi smistati. Si devono mettere una mano sulla coscienza tutti i Paesi europei.

Hai mai pensato di realizzare una trasposizione cinematografica del tuo libro?
Esiste già una sceneggiatura. Sarebbe un film molto costoso per esigenze cinematografiche. A Bonivento piacerebbe molto realizzarlo. Vorrei ci riuscissimo non per ego, ma perché più se ne parla, più è facile far emergere altre storie.

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