Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

12 Luglio Lug 2019 1930 12 luglio 2019

Come la Cadmi di Milano aiuta le vittime di abusi

Accoglienza e ospitalità, valutazione dei rischi, reperibilità delle operatrici e formazione delle volontarie. Ne abbiamo parlato con la coordinatrice Cristina Carelli.

  • ...
Cadmi Milano

A maggio del 2019 LetteraDonna ha pubblicato un’intervista a Cristina Carelli, coordinatrice dalla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate, che dal 1986 ha affiancato oltre 30 mila donne in difficoltà, dando alloggio a più di 600 vittime in varie case segrete sparse per Milano: numeri importanti, possibili grazie al lavoro, alla dedizione e all’attenzione di tante dipendenti e volontarie, sempre pronte ad aiutare il prossimo. Anzi, la prossima. Dopo la chiacchierata sull'importanza dell'anonimato per le vittime di abusi, abbiamo deciso di farci raccontare nel dettaglio anche come opera il primo centro antiviolenza d'Italia (ecco la polemica che ha portato al rinvio del censimento nazionale), «un luogo nato dal femminismo», così lo definisce Carelli, con tutte le carte in regola, impegnato «in attività di prevenzione in scuole e aziende e che, nell’ambito dell’attività diretta, offre accoglienza e ospitalità».

DOMANDA. Iniziamo dall’accoglienza. Come si svolge?
RISPOSTA
. Tutto inizia con una telefonata. Le donne che hanno bisogno di aiuto ci chiamano spontaneamente, in alcuni casi indirizzate da servizi sociali, ospedali e Forze dell’Ordine. La garanzia dell’anonimato è importante, così come lo è far loro capire che crediamo a ciò che ci raccontano.

Perché?
Perché le donne abusate stanno vivendo un paradosso: sono maltrattate da persone che amano o comunque molto vicine: in qualche modo stentano a credere a ciò che stanno vivendo. E gli stessi uomini dicono spesso: «Parla pure, tanto nessuno di crederà». Una violenza anche psicologica, insomma. Una volta rassicurate sotto questo aspetto, fissiamo un appuntamento qui in sede.

Come si svolgono questi appuntamenti?
Si tratta di colloqui con due operatrici. Mai una sola. Questo perché vogliamo restituire ‘circolarità’ a ogni donna che viene da noi. Insomma, basta relazioni a senso unico. Nella fase dell’accoglienza, che passa attraverso vari incontri, c’è una valutazione dei rischi, dei bisogni e del percorso adatto a chi ci sta davanti. Offriamo assistenza legale e percorsi psicologici, individuali e di gruppo. L’obiettivo finale è dare di nuovo autonomia.

Anche economica?
Sì, perché capita spesso che le donne con cui abbiamo a che fare non abbiano un lavoro. A volte perché così voleva il maltrattante, in altri casi perché non l’hanno proprio mai avuto.

E per quanto riguarda l’ospitalità?
È un ambito riservato alle ragazze in pericolo di vita, nella maggior parte dei casi tra i 18 e i 27 anni, che ospitiamo in sette appartamenti a indirizzo segreto sparsi per Milano. Si tratta di giovani che sono state maltrattate in famiglia in quanto donne, o che hanno avuto relazioni con partner violenti. In tutto abbiamo una ventina di posti letto.

Ci può dire qualcosa in più di queste case segrete?
Si tratta di appartamenti che le ragazze possono personalizzare, affinché si sentano a casa, e in cui non ci sono ritmi giornalieri imposti. Gli unici obblighi riguardano la cura degli spazi e il rispetto reciproco tra le ospiti. Al contrario, è fondamentale che le ragazze sperimentino fin da subito la dimensione della libertà.

Nelle case sono presenti operatrici della Cadmi?
Sì, abbiamo quattro operatrici che turnano, con una presenza di quattro o cinque ora garantita in ogni appartamento, anche di sabato. I turni sono programmati settimanalmente perché molto del lavoro è organizzato sui bisogni delle ospiti, che variano durante il periodo di ospitalità. Le nostre operatrici ruotano affinché le ragazze le conoscano tutte, con un arricchimento reciproco. Non fanno le notti, ma c’è comunque reperibilità notturna.

Insomma, il lavoro della Cadmi non si esaurisce offrendo alle ragazze un tetto sotto al quale dormire.
Esatto. Durante la fase dell’ospitalità ci sono colloqui con le operatrici, a volte di gruppo, altre volte individuali, anche in una dimensione informale, ad esempio durante un accompagnamento dal medico. Continua poi la valutazione dei rischi, con la mappatura dei luoghi da evitare, dove le ragazze che hanno vissuto a Milano potrebbe incontrare di nuovo gli uomini che le hanno maltrattate. Alcune ragazze necessitano di essere affiancate persino in piccole cose come la spesa al supermercato, altre devono far riemergere desideri e passioni, come fare sport, studiare, andare a teatro, altre ancora hanno bisogno di intrecciare nuove relazioni o riallacciare quelle perdute. Tutto è possibile, ma solo se queste ragazze si sentono dentro una dimensione positiva, in cui vedono una via d’uscita.

Quante donne lavorano nella Cadmi?
Il centro di accoglienza ha 11 dipendenti e circa 50 volontarie, tutte donne motivate che condividono i nostri principi fondanti. Arrivano tantissime richieste di volontariato e c’è una forte selezione da parte nostra. Chi supera la scrematura segue poi un corso di formazione lungo un anno e un periodo di affiancamento di almeno sei mesi. Le operatrici fisse sono generalmente educatrici, counselor, psicologhe e avvocate.

Tra ospiti e operatrici che rapporto si crea?
Non c’è amicizia. Direi che da parte nostra c’è un riconoscimento dell’altra come soggetto libero e in grado di fare un certo percorso, cosa che dà grande valore alle ospiti. Loro ci vedono come donne competenti e degne di fiducia. E questa è una cosa che ci ‘nutre’ molto.

Non c’è amicizia, dunque. Ma è un bene che non ci sia?
Il fatto è che non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che ti debba piacere per forza chi ti sta davanti. Nella nostra relazione, che è di empowerment femminile, non devo pensare che la donna che mi sta davanti sia simpatica o no: la devo affiancare con tutta me stessa, anche se mi sta antipatica, perché ne ha bisogno. Poi, è chiaro che con alcune si crei più intimità.

Le operatrici rimangono in contatto con le ex ospiti?
Sì, soprattutto con le giovani, che magari le hanno prese come punti di riferimento. Le ragazze che abbiamo ospitato ci chiamano per raccontarci le novità: lauree, matrimoni, figli… La prima ospite che ho seguito si è realizzata dal punto di vista professionale, cosa a cui teneva molto. In generale, il 90% delle ragazze che seguiamo ha poi delle storie positive. E di questo siamo davvero molto felici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso