Sessismo

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10 Luglio Lug 2019 1630 10 luglio 2019

Giulia Blasi: «Sessismo in politica? Salvini è solo l'apice del problema»

Le accuse di Spadafora «sarebbero sacrosante, se non provenissero da un M5s». Ma la misoginia è ampiamente diffusa anche a sinistra. Il commento della scrittrice.

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Spadafora Salvini Sessismo Giulia Blasi

La comunicazione di Matteo Salvini incita all'odio misogino. Le accuse di Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, generano tensione nel governo, ma Giulia Blasi non ha dubbi: «Sono solo schermaglie politiche», commenta a LetteraDonna la scrittrice femminista. Il problema è più diffuso e «riguarda anche il partito di Spadafora». Il Movimento 5 Stelle, infatti, si è spesso macchiato di atti di misogini. Lo ha fatto quando Beppe Grillo chiese ai suoi follower «cosa succederebbe se ti trovassi Laura Boldrini in macchina» o quando il deputato Massimo Felice De Rosa accusò le colleghe del Partito democratico di essere lì «perché brave solo a fare i pompini». Il sessismo in politica è ancora enormemente diffuso, nella scarsa rappresentanza di genere e nel linguaggio. Per Blasi, insomma, si tratta di un fenomeno decisamente trasversale alle forze parlamentari e alla società.

DOMANDA. Ha ragione Spadafora?
RISPOSTA.
Certo che Spadafora ha ragione. Ha detto una cosa che se non fosse stata detta da lui sarebbe sacrosanta.

Ma?
Ma il problema è che sta con un partito che ha mandato dei ministri al Congresso delle famiglie, che da sempre insulta e disprezza le donne in ogni modo e maniera, che ha tollerato ogni proposta di legge contro le donne. Fa parte di un governo che le donne le odia.

Si fa presto a dire Salvini, insomma?
Salvini è un problema, ma solo il picco di uno molto più esteso, che ha a che vedere anche con un partito, quello di Spadafora, che da anni usa i social per attaccare le donne. Non ci dimintichiamo mica di «cosa faresti se fossi in macchina con Laura Boldrini», o degli attacchi contro Maria Novella Oppo (giornalista messa all'indice sul blog del Movimento, ndr).

Il problema non è la predica ma il pulpito, insomma?
Ecco, io non credo completamente alla sua buona fede, né penso che queste schermaglie abbiano altra motivazione se non quella di fingere una sorta di opposizione che non c'è del Movimento alla Lega. Mi sembra di essere come gli omosessuali britannici che si sono ritrovati Boris Johnson che salutava il Pride dopo anni di dichiarazioni omofobe. No, grazie.

Carola Rackete è stata oggetto di insulti sessisti da parte di Salvini?
Carola Rackete è stata oggetto di attacchi sessisti, certamente. È stata attaccata più volte in maniera feroce da chi non tollera che una donna giovane non possa essere remissiva. Salvini ha usato la solita tecnica, la stessa di quando postava sui social le foto delle ragazze che manifestavano contro di lui: ha lasciato fare il lavoro sporco ai follower.

Perché l'hanno attaccata in quel modo?
Perché è una ragazza che si è permessa di uscire dalle righe, quindi le si augura di essere stuprata per riportarla alla sua unica funzione, quella di oggetto sessuale. Attaccando lei si attaccano tutte, stai dicendo alle altre «fate attenzione a quello che dite e fate». Io che ho il potere ti insegno che il tuo posto è uno soltanto: stare a casa e buona.

Quanto è pericoloso questo meccanismo?
Molto. La correlazione tra misoginia in rete e violenza fisica viene studiata da tanto tempo ed è presente in gran parte degli attacchi armati compiuti dagli uomini che spesso si autodefiniscono incel. Non sono cose innocue, non sono solo parole.

Spadafora resta comunque l'unica voce critica all'interno del governo. Persino Di Maio ha minimizzato le critiche a Salvini. È gioco delle parti?
Sì, è tutto un enorme teatrino in cui in realtà le cose che andrebbero fatte non le farà nessuno, meno che mai questo governo.

Cosa bisognerebbe fare?
Innanzitutto aprire alle istanze del femminismo, invece che continuare a denigrarlo. Parlano di noi come se fossimo solo delle foche ammaestrate, quando in realtà chiediamo cose sacrosante anche rispetto alle necessità del nostro corpo e della nostra vita. E invece, mentre marciavamo a Verona, il Congresso delle famiglie aveva il patrocinio del governo che Spadafora negava di aver dato ma c'era.

La politica italiana è sessista?
Sì, e non è una novità. La cosa interessante è che anche a sinistra, quando si fa notare che le parlamentari sono molto poche e non c'è mai stata una leadership femminile, la risposta è quella che ha dato Carlo Calenda su Twitter: «Se ci sono perché non si propongono».

E come ribatte alla domanda di Calenda?
Una non si improvvisa leader svegliandosi la mattina. Siamo in un mondo in cui i leader sono maschi e orientati al potere. Nelle primarie ci si scanna non su proposte reali ma su posizioni molto vaghe, non c'è nuovo modo di fare politica e un modo per inserirsi. Io dai leghisti non mi aspetto nulla, dal M5s nemmeno perché non mi pare abbiano una cultura di genere. Il Pd è l'unico che per formazione e storia potrebbe riuscire a scrollarsi il vecchio cattomaschilismo del Pci, ma non mi pare che stia facendo grandi sforzi. Le parlamentari che si autodefiniscono femministe sono quattro, le conosco tutte.

Boldrini, Carfagna, Boschi. Tutte sono state vittime di attacchi misogini. Perché ce la si prende spesso con le donne?
La ragione è che le donne le disprezzano tutti, anche le altre donne. Il femminile è associato con la debolezza, l'incapacità di gestire emozioni, di guidare. Una donna è debole a meno che non si faccia in qualche modo uomo, assumendo caratteristiche che la definiscano degna.

Di che genere di caratteristiche parla?
Siamo una società che viene dalla guerra. I nomi delle nostre scuole e delle nostre strade sono tutti ispirati a soldati o battaglie. Celebriamo il condottiero anche perché siamo un popolo di invasi e abbiamo passato alla nostra storia a combattere per difenderci dalle potenze straniere. Parlo di invasioni vere, non di qualche disperato che cerca di sopravvivere. Però da 70 anni stiamo in pace, potremmo anche cominciare a pensare in un altro modo, ma restiamo sempre fermi alla cultura della battaglia.

Ha senso inasprire le pene per i reati di violenza sulle donne se prima non si cambia il linguaggio politico?
No, non ha nessun senso. È giusto farlo quando ci sono reati gravi davanti ai quali spesso ce la si cava con pochissimo, ma non può essere l'unica cosa che si fa. Non ha senso piangerci da morte e punire l'assassino senza fare un lavoro vero sui ruoli di genere e sull'inclusione nella società. Oggi abbiamo il 41% di donne che non lavorano. Tante di loro escono dal mondo del lavoro dopo la maternità e non rientrano più, il 60% delle laureate non ha un impiego. È una situazione molto problematica.

E mancano le politiche adeguate?
Quelle fatte vertono sempre e solo a glorificare la maternità. Leggiamo articoli di giornale che raccontano quanti figli ha fatto la super mamma di tutto. L'altro giorno un articolo su Ursula von der Leyen impiegava le prime dieci righe a glorificarla per i sette figli, prima ancora che per le sue idee. La mamma è ancora il primo ruolo per una donna. Se non lavoriamo su queste cose e sulla mascolinità tossica, la violenza di genere non scenderà mai. E dobbiamo farlo tutti, inclusi gli uomini. Sono stanca di sentire dire: «Ma io non ho mai stuprato nessuna». Cosa vuoi, una medaglia?

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