9 Luglio Lug 2019 1800 09 luglio 2019

«Non riuscite a essere monogame? È normale e vi spiego perché»

Intervista a Wednesday Martin, autrice del libro Vita segreta di noi stesse, che sfata i falsi miti legati alla sessualità femminile: «Non è vero che gli uomini tradiscono più delle donne» .

 

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Wednesday Martin Libro Sessualità Femminile

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (al femminile) ma non avete mai osato chiedere. Se non si chiamasse già Vita segreta di noi stesse. Perché (quasi) tutto quello che credi di sapere sulle donne e il sesso è sbagliato, il libro dato alle stampe nel 2018 da Wednesday Martin e appena pubblicato in Italia da DeA Planeta, in copertina avrebbe potuto avere tranquillamente questo titolo. Nel volume, forte di un dottorato in letteratura comparata con focus sugli studi antropologici a Yale, l’autrice prende di mira i tanti (troppi) falsi miti che da sempre riguardano e imbrigliano la sessualità delle donne. «Durante i miei 20 anni ho avuto difficoltà a rimanere monogama. Pensavo che in me ci fosse qualcosa di sbagliato», spiega Wednesday Martin a LetteraDonna: «Poi ho capito che ero perfettamente normale».

DOMANDA. È anche per questo che ha scritto il libro?
RISPOSTA.
Sì, all’epoca non importava quanto amassi il mio compagno: dopo un anno, il mio desiderio sessuale cadeva in picchiata e mi trovavo trovato attratta da qualcun altro. Più tardi, grazie alla mia formazione in Scienze Sociali, ho scoperto che c'erano molti nuovi dati sulla sessualità femminile a cui i ‘profani’ non avevano accesso, con tutte le spiegazioni ai dilemmi che io e le mie amiche stavamo vivendo. Questi dati mi hanno aiutato a capire che ero perfettamente normale, ed era frustrante sapere che altre donne, senza le mie possibilità, non sapessero che anche loro lo erano. La mia missione è usare le Scienze Sociali per aiutare le persone a capire sé stesse in nuovi modi, mettendo al centro il sesso.

Quasi tutto quello che crediamo di sapere sul tema ‘sesso e donne’ è sbagliato. Colpa del patriarcato?
Risposta breve: sì. Risposta più lunga: è principalmente dovuto al fatto che per secoli gli uomini hanno raccontato la storia della sessualità e del desiderio delle donne. Ricercatori convinti che la libido maschile fosse più forte, registi che confondevano la sessualità femminile con la volontà di essere sexy per gli uomini, antropologi che erroneamente spiegavano i nostri comportamenti con motivazioni risalenti alla preistoria: sono stati soprattutto gli uomini a dipingere ciò che le donne vogliono e sono, sessualmente parlando. Più recentemente, scienziate e scienziati sociali hanno osservato un comportamento delle femmine di molte specie, compresa quella umana, attraverso una lente meno distorta.

Che cosa hanno scoperto?
Un tempo supponevamo che la libido maschile fosse ‘più forte’ perché stavamo misurando solo un tipo di desiderio, quello spontaneo. È servita una ricercatrice, Rosemary Basson, per capire che c'era più di uno stile di desiderio: quando abbiamo misurato quello innescato o reattivo, le differenze tra il quello maschile e femminile non si sono rivelate così pronunciate.

Lo ha detto lei: c’è voluta una scienziata per capirlo. Una donna, insomma.
Non che gli uomini fossero cattivi: facevano tutto in buona fede, ma stavano praticando una scienza parziale. Le ricercatrici hanno ampliato le nostre prospettive e migliorato la scienza. Una vittoria per tutti.

Può sfatare per noi qualche altro falso mito?
Due ‘false verità’ sono che la monogamia è più facile per le donne e che gli uomini tradiscono di più. Negli ultimi 40 anni, le osservazioni sul campo hanno detto altro. Iniziamo con il primo: ci è stato detto che i mammiferi femminili sono ‘progettati’ per la monogamia perché producono un uovo energeticamente costoso, gestano e allattano, mentre i maschi sono nati per la promiscuità, in quanto possono inseminare molte femmine con il loro relativamente economico e abbondante sperma.

E invece?
Le femmine di molte specie, compresi i nostri parenti più stretti scimpanzé e bonobo, sono notevolmente promiscue e sessualmente assertive. Può capitare anche che si accoppino con un maschio dopo l’altro, in rapida successione. Le femmine dei macachi coprono grandi distanza e si mettono in grave pericolo pur di accoppiarsi con maschi che non appartengono al loro gruppo. Inoltre sappiamo che molte donne vanno alla ricerca di avventure sessuali, anche in contesti in cui possono morire per questo. La monogamia è relativamente nuova, dato che esiste da 10 mila anni, e nonostante andiamo ripetendo da qualche secolo che è ciò che vogliamo, studi provenienti da Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Finlandia e Germania mostrano in realtà che le donne lottano con la monogamia più degli uomini.

Dunque lo possiamo dire: le donne non sono naturalmente monogame.
Per quanto riguarda l’idea che lo sarebbero a causa dell’ovulazione e della gestazione, il pensiero attuale è che per le nostre antenate la promiscuità sarebbe stata addirittura una valida strategia, perché avrebbe permesso loro di procurarsi sperma di alta qualità, aggirando l’infertilità maschile e al tempo stesso diffondendo l’incertezza della paternità.

In che senso?
Con più maschi che pensavano: «Quel bambino potrebbe essere mio, me ne prenderò cura e lo proteggerò», i figli e le loro madri non avevano che da guadagnarci. L'accoppiamento con diversi partner, probabilmente, permetteva inoltre alle nostre antenate di esaurire lo sperma disponibile per le loro femmine rivali. La promiscuità era una strategia di riproduzione che è andata bene alle femmine per eoni. Avere il clitoride e la possibilità di orgasmi multipli ha fatto sì che le ominidi, come molti primati, cercassero il piacere, vincendo al tempo stesso nel gioco del successo riproduttivo.

E per quanto riguarda l’infedeltà maschile?
Alcune ricerche suggeriscono che il 50% delle donne tradisce, esattamente come gli uomini. Una cosa importante da tenere a mente è che la società ci ha condizionati a pensare che l’infedeltà maschile sia più ‘normale’ di quella femminile. Pertanto, potrebbe essere che gli uomini raccontino episodi di adulterio più spesso di quanto in realtà accadano, e che al contrario le donne tengano tutto per sé, a causa del senso di vergogna, per una questione di reputazione o per i rischi di lesioni fisiche o addirittura morte nel caso fossero scoperte dai partner.

Insomma, questi falsi miti possono essere anche pericolosi.
Gli uomini, come le donne, interiorizzano questi miti e possono progettare le loro relazioni in base ad essi. Tante donne nel corso della storia hanno sofferto per mano degli uomini perché ‘troppo sessuali’. Grazie all'idea radicata che le donne sono schive e sessualmente choosy, quelle audaci e avventurose sono viste in una società patriarcale come puttane o rovinafamiglie. I risultati possono essere drammatici: una percentuale sorprendentemente alta delle sparatorie di massa che vediamo negli Stati Uniti è stata scatenata da uomini instabili traditi delle compagne.

Sono molte le donne che si frenano nel sesso, quando vorrebbero essere più disinibite?
Eh sì! Ci viene insegnato che gli uomini sono animali sessuali e che il nostro compito è frenarci. Nessuno ci dice che la monogamia è più difficile per noi e che già dopo un anno c'è un calo del desiderio nei confronti del partner fisso. A quel punto pensiamo: «Oh, sono un cliché, voglio il sesso meno di lui, non posso più del sesso». In realtà, non ne possiamo più di farlo sempre con lo stesso uomo. Date a quella donna un nuovo partner, e la sua libido esploderà. Non c'è niente di sbagliato in lei, nel partner o nella relazione. Ma dal momento che nessuno ci dice questo, ci rassegniamo a ciò che i ricercatori chiamano service sex, che non è divertente per nessuno. Il fatto è che appassiamo nella cattività della monogamia.

Se riguardano loro, i falsi miti possono danneggiare anche gli uomini?
Può capitare. La dottoressa Sarah Hunter Murray sta compiendo un'eccellente ricerca su come lo stereotipo del maschio sempre pronto sia emotivamente e psicologicamente dannoso per gli uomini, così come per le loro compagne.

Prima ha parlato di service sex. Per avere un sesso migliore, è meglio parlarne senza vergogna?
Ovviamente! Chiedere il sesso che vuoi è la strada migliore per raggiungerlo, e questo vale sia per le donne che per gli uomini, come ha evidenziato uno studio dell'Università del Texas, secondo cui certo grado della cosiddetta ‘disfunzione sessuale’ è essenzialmente trattabile attraverso il dialogo. Vorrei che le donne non solo si limitassero a parlare maggiormente dei loro desideri, ma che considerassero il piacere sessuale un diritto. Quando la società darà all’orgasmo femminile lo stesso valore conferito a una donna capace di dare piacere all'uomo, e quando le ragazze si sentiranno libere di dire che non vogliono essere monogame, allora avremo la vera rivoluzione.

Nel suo libro parla di un esclusivo sex party per sole donne, che si tiene a Manhattan. Può raccontarci qualcosa in più?
Lo Skirt Club è un esclusivo ‘play party’ per donne che sono sessualmente avventurose, ma non eccitate dall'ambiente ‘dungeon’ e dalla presenza di uomini. I suoi membri si identificano come lesbiche o bisessuali, ovviamente, ma ci sono anche molte donne eterosessuali che, sposate o impegnate in relazioni a lungo termine con uomini, bramano esperienze sessuali con altre donne. Ho partecipato a una mezza dozzina di feste dello Skirt Club, per ricerca e divertimento: sono un affascinante laboratorio vivente in cui si vedono realmente ciò che antropologi e ricercatori di sesso stanno dicendo da alcuni decenni, ovvero che libera da costrizioni la sessualità femminile è assertiva, aggressiva e avventurosa.

In Vita segreta di noi stesse cita anche due importanti figure nascoste della ricerca sessuale americana. Chi sono?
Una è June Dobbs Butts, una delle mie eroine personali, morta a maggio 2019 all'età di 90 anni. È stata la prima afroamericana a diplomarsi presso il rinomato Masters & Johnson Institute, e fu tra le prime persone a studiare la sessualità afroamericana. Il suo lavoro negli Anni 70 fu rivoluzionario perché era determinata ad aiutare i neri a vedere la loro sessualità per ciò che era, e non attraverso la lente di generazioni di oppressione e feticizzazione.

E l’altra?
Gail E. Wyatt, che basandosi sugli studi di June Dobbs Butts ha pubblicato il primo studio americano sulla sessualità femminile afroamericana, usando le 478 domande di quello che è passato alla storia come il Wyatt Sex History Questionnaire, sviluppato in reazione al famoso rapporto Kinsey, che era stato condotto quasi interamente da uomini bianchi. Wyatt sottolineò che era improbabile che le donne afroamericane si sentissero a loro agio nel rispondere alle domande dei bianchi riguardo alle loro vite sessuali, e che quel disagio avrebbe certamente distorto i dati. Queste importanti studiose sono state in gran parte trascurati dalla storia a favore della celebrazione di uomini come Alfred Kinsey, appunto, e William Masters, ma i loro contributi sono altrettanto rivoluzionari e importanti.

Il movimento #MeToo come ha cambiato la visione della sessualità femminile?
Penso che #MeToo sia stato importante nell'affermazione di fondo che le donne non sono le ancelle del piacere maschile, che la sessualità femminile esiste in sé e per sé, e che possiamo desiderare di essere sexy senza per questo voler attirare uomini. Il movimento #MeToo ha fatto capire ciò che non amiamo e quello che non tollereremo più, aprendo alla possibilità di discutere su chi sono le donne sessualmente, esulando dal desiderio eterosessuale maschile.

Come definirebbe la sua relazione con il sesso?
Sono una sibarita. Rispetto ad altre donne, probabilmente ho una forte libido. O magari no, chissà. Ciò può essere dovuto al fatto che in tante hanno interiorizzato questa idea che in loro c'è qualcosa di sessualmente strano. Peccato, perché la gamma del ‘normale’ è davvero molto ampia. Insomma, riassumendo di avere un buon rapporto con il sesso.

È sempre stato così?
Sì. Sono figlia di una femminista di seconda ondata, quindi sono cresciuta credendo che il mio corpo fosse meraviglioso e che il piacere fosse una cosa buona. Eppure, come tutte le donne, ho avuto a che fare con un sacco di interferenze che ostacolavano la convinzione di base che i miei desideri e interessi sessuali fossero normali, sani e positivi.

Ma alla fine ha scritto questo libro per le donne o gli uomini?
Scrivo ogni mio libro con in mente le donne, ma gli uomini sono più che benvenuti. Hanno tanto da imparare.

Ci tolga una curiosità: a suo marito ha dovuto spiegare molte cose?
Ha una formazione scientifica, ama e rispetta le donne, ed è uno che impara velocemente. Ma è rimasto davvero sorpreso dagli aggiornamento rispetto a ciò che gli è stato insegnato sulla sessualità femminile. Penso che imparare qualcosa di nuovo gli stia piacendo molto.

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