24 Giugno Giu 2019 1659 24 giugno 2019

Letizia Battaglia: «Quando pensavo che il matrimonio mi avrebbe resa libera»

La Palermo degli Anni 50, l'emancipazione femminile, i diritti. A tu per tu con l'iconica fotografa siciliana. I politici? «Vogliono riaprire i bordelli ed eliminare l'aborto con l'obiettivo di tenerci nuovamente in pugno. Bisogna lottare».

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Letizia Battaglia Mafia Donne

«Sono una donna di 84 anni che non ha perduto l'entusiasmo per la vita e non pensa che avere quest'età sia un handicap, anzi, è bellissimo perché sono ricca di esperienza e lucidità». È così che si descrive Letizia Battaglia, di cui traspare subito lo spirito libero che la contraddistingue. Oggi, dice a LetteraDonna.it durante la 33esima edizione del Festival MIX Milano di Cinema GayLesbico e Queer Culture, dove si trovava per presentare il documentario Shooting the mafia di Kim Longinotto di cui lei è protagonista, «continuo a portare avanti ciò che ho fatto per tanti anni (si riferisce alla fotografia, ndr), dirigo il Centro Internazionale di Fotografia a Palermo e la rivista Mezzocielo, interamente realizzata da donne in cui trattiamo anche di violenza di genere». La Battaglia, celebre fotografa italiana, è stata impegnata in prima linea durante il periodo delle stragi di mafia, oltre a esser scesa in campo come politica (a Palermo è stata consigliera comunale e assessora). Ancora oggi non ha paura di esprimere opinioni «scomode».

DOMANDA. Nel documentario che abbiamo visto al MIX, parlando delle foto di mafia dice: «Avrei voluto bruciarle, ma non avevo il diritto di farlo»...
RISPOSTA. Quando mi contattano per le esposizioni mi chiedono soprattutto gli scatti connessi alle stragi mafiose. Ogni volta che prendo quelle foto mi sale un senso di nausea, lo stesso di quando mi chiamava il giornale per mandarmi sul luogo di un omicidio. Odiavo queste foto e sognavo che i negativi andassero in fumo. Ovviamente fanno parte della Storia, non appartengono più a me perciò affermo di non avere il diritto di farlo. Ora amo fotografare il nudo delle donne di Palermo. Tra un anno o due, se ci sarò ancora, organizzerò una mostra a tema.

Quanto l'ha condizionata esser nata a Palermo a metà degli Anni '30?
Non mi sono fatta condizionare. Certamente ho dovuto lottare per liberarmi e poco prima dei 40 anni ho iniziato a realizzare ciò che desideravo. Quando ero piccola ho dovuto fare i conti con un padre molto geloso, non mi permetteva di uscire di casa. A 14 anni, solo perché mi vide con un ragazzo, decise di chiudermi in un collegio per cui a 16 decisi di sposarmi pensando che sarei stata libera.

Poi si è separata...
Sì, me ne sono andata. È stato molto penoso, doloroso e faticoso. Avrei voluto essere fedele tutta la vita, ma lui possedeva idee e approcci molto legati a una certa forma mentis mentre io ero avanti, volevo frequentare l'università e lavorare.

Oggi quali sono i passi da compiere per abbattere certi atteggiamenti?
Se ci concentriamo sull'Occidente è innegabile che non ci sia parità, né salariale né sul piano delle opportunità lavorative. All'interno della famiglia l'uomo non accetta la crescita della donna e se si arriva al femminicidio è perché non digerisce il no della compagna. Ora anche in Sicilia la gente convive come in tutte le parti del mondo, soltanto, non essendoci occasioni professionali, è molto difficile raggiungere un'autonomia che permetta di emanciparsi dal maschio. Direi che sono cambiati degli elementi, ma non la sostanza. Forse solo il sesso viene vissuto maggiormente.

A proposito di parità, qual è il suo pensiero sul movimento #MeToo?
È un piccolo segnale che ci consola. I movimenti sono importantissimi e servono per cominciare a fare una cultura diversa. Alle nostre spalle abbiamo una storia di dipendenza nei confronti degli uomini, i quali erano abituati a considerarsi più importanti di noi. Ora che finalmente le femmine hanno espresso la propria personalità, la voglia di esistere e di determinare anche le scelte politiche e scientifiche, il maschio si sente abbastanza scoperto. È fondamentale che il comportamento delle donne sia consapevole e non contrapposto agli uomini. Non possiamo fare la guerra.

Uno scatto dal documentario 'Shooting The Mafia'.

Come si può ottenere un riscontro concreto nella società?
Si può sperare solo nei bambini e tutto dipende dalle madri, che devono insegnare – in particolare al figlio maschio – il rispetto per la sorellina o l'amichetta. La rivoluzione non la fanno solo i piccoli movimenti, ma un mondo intero. È un cammino lungo perché lungo è stato quello dell'ingiustizia. Quando ero giovanissima, mio fratello maggiore - più grande di me di17 mesi - poteva andare alle feste in casa; io no perché ero donna. Ho subito la violenza, sia fisica che morale e psicologica, però ho lottato e sono riuscita a fare la mia vita.

Come arrivò la fotografia nella sua esistenza?
Sono scappata da mio marito portandomi le figlie. Nel frattempo avevo conosciuto un giovanissimo fotografo, colui che oggi è il noto Santi Caleca. Quando sono arrivata a Milano, però, non avevo soldi, ma avevo già intrapreso la strada giornalistica per cui iniziai a propormi a vari quotidiani. L'occupazione come fotografa è nata per guadagnarmi il pane, la vocazione è arrivata col tempo.

Lei è stata la prima fotografa italiana per un quotidiano (L'Ora di Palermo, ndr): quanto è stato difficile farsi strada?
È stato molto complicato perché non ero abbigliata come i maschi ed ero carina. Sono sempre stata una persona libera, ma nel rispetto degli altri. Grazie al lavoro di cui mi sono appassionata ho finalmente conquistato me stessa. Il mio è un mestiere particolare perché va incontro alla società: io me ne impossesso e, al contempo, riverso me stessa nella società. Fotografare è un po' come fare l'amore.

Che idea si è fatta della politica oggi?
Mi sembra, a volte, che il popolo scelga più dei carnefici che non dei politici che rappresentino democraticamente la nostra vita.

Cosa pensa della messa in discussione del diritto all'aborto?
Credo che coloro che legiferano non guardino con rispetto verso la nostra vita, tant'è vero che vogliono riaprire i bordelli ed eliminare l'aborto con l'obiettivo di tenerci nuovamente in pugno. Bisogna lottare fortemente su questo punto.

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