20 Giugno Giu 2019 0817 20 giugno 2019

Nilde Iotti, che 40 anni fa veniva eletta prima presidente della Camera

Per ricordare quello storico evento e la figura della politica e della straordinaria donna che fu - intellettuale e femminista e moderna - abbiamo parlato con Luisa Lama, autrice di un libro che la racconta.

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Nilde Iotti Presidente Camera Deputati

Il 20 giugno 1979 è stata una data importante non solo per le donne italiane, ma per tutta l’Italia: 40 anni fa Nilde Iotti, la 'signora di Montecitorio' che lottò in favore del principio costituzionale dell’eguaglianza della donna nella società e nel lavoro, fu eletta la prima Presidente della Camera dei deputati. Per ricordare l’evento e, insieme, la figura della politica e della donna che fu, abbiamo parlato con Luisa Lama, autrice di Nilde Iotti, una storia politica al femminile (Donzelli, 2013). Che, per realizzare il suo libro, ha consultato il fondo in cui sono raccolte le carte relative agli anni della Iotti alla presidenza della Camera, depositate nella splendida biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Oltre che, naturalmente, gli archivi politici e istituzionali, i giornali e le riviste dell’epoca.

DOMANDA. Ci racconta come andò l’elezione della Iotti alla Presidenza della Camera?
RISPOSTA. Penso che a quell’elezione abbiano concorso due elementi entrambi influenti e centrali. Da un lato, emergeva un chiaro significato simbolico. In Nilde Iotti, per la sua storia e per il suo presente, si riconosceva la combattività e la fiducia nel riscatto femminile. Lei stessa lo sottolineava nel suo discorso di insediamento: «Io - non ve lo nascondo - vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione». Da un altro lato, risaltava un significato politico altrettanto forte. Con l’assassinio di Aldo Moro era tragicamente tramontato il 'compromesso storico' fra DC e PCI. C’era incertezza fra i partiti e un pressante bisogno di «tregua». L’esperienza politica di Nilde, la sua carriera o «progressione», come lei la definiva, era una garanzia. Certo fu una lunga “tregua”. Per 13anni la 'signora di Montecitorio' sarà rieletta presidente della Camera. Il mandato più lungo della storia repubblicana.

Nel suo libro cerca di decifrare i volti delle 21 deputate elette alla Costituente: «I visi sereni, composti, che quelle donne ostentano con fierezza, stanno a testimoniare una novità dirompente per la democrazia e per il costume del nostro Paese». Qual era il volto di Nilde Iotti?
È un volto felice quello che si affaccia nella foto che lei ricorda e ci racconta i suoi primi passi in politica. Non guarda l’obiettivo Nilde, eppure non riesce a nascondere uno sguardo luminoso, potente e perfino un lampo di infantile allegria. Ma ce ne sono altre. C’è la Iotti straziata che accompagna il feretro del suo compagno, o quella che la vede seguire Togliatti lungo un tortuoso sentiero di montagna. O, nel giugno ’79, quella che la ritrae sorridente, appagata, il giorno della sua elezione. E infine c’è la Iotti che, ammalata e stanca, abbandona per sempre il Parlamento. Per dire che di Nilde Iotti ci sono tanti volti; uno per ogni stagione della vita. Come per tutti noi.

Nilde Iotti fece parte della Commissione dei 75 per la stesura della Costituzione. Quale fu il suo contributo alla Commissione?
Nilde si trovò accanto «maestri» della politica, della cultura e del sapere. Lei stessa, forse con un atto di eccessiva modestia, si definirà «un’ascoltatrice». In realtà in quella Commissione non sarà mai una figura di contorno. Si occuperà della famiglia, al cui centro porrà il principio, per lei irrinunciabile, dell’eguaglianza e sosterrà che: «Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale, e restituita a una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di cittadina».

Il suo compito, in quel momento, non fu certo facile…
Vero. In Commissione e in aula persistevano pregiudizi inconfessabili, che vennero alla luce nella discussione dedicata all’ingresso delle donne in magistratura. Un diritto sostenuto con forza dalle 21 Costituenti, ma osteggiato dai loro colleghi maschi, i quali sostennero posizioni totalmente contrarie con quel principio di «piena eguaglianza» così chiaro alla Iotti. Alla fine la tesi maschile fu maggioritaria e le donne aspiranti-magistrato dovettero attendere gli Anni 60 per vedere riconosciuto il loro diritto.

Nel suo libro introduce la figura di Nilde Iotti come una «donna alla prova». Perché?
Per tanti aspetti anche il capitolo a cui lei si riferisce ha a che fare con l’esperienza di una generazione: quella dei giovani, come Nilde, nati negli Anni 20. Tutti erano «messi alla prova». Alcuni, come la Iotti, erano cresciuti in una famiglia antifascista, poi si erano formati nelle scuole di regime e avevano «dubitato», se non altro per ribellione nei confronti dei loro «padri», ritenuti troppo arrendevoli con la dittatura. In seguito, dopo le speranze suscitate dalla Resistenza e dalla Liberazione, sarà la Storia stessa a metterli alla prova. Nessuno, in definitiva, aveva una via già tracciata. Ma l’Italia, frantumata dalla guerra, aveva bisogno di loro e dei loro talenti.

Cosa distinse la Iotti dai suoi coetanei?
Rispetto a molti suoi coetanei Nilde aveva qualche 'chances' in più. Era una donna che, come tutte le italiane, aveva finalmente conquistato il diritto di voto. Poi era laureata, era un’insegnante, un’intellettuale che non si ritrasse di fronte ai lutti e ai bisogni dei suoi concittadini, e scelse l’impegno sociale. Ecco quindi il lavoro nell’UDI, poi negli istituti assistenziali reggiani, dove in fretta assume responsabilità politiche e amministrative. E forse è proprio lì che la giovane professoressa comprende come quel mix di governo e di esercizio del potere le sia congeniale. Il passo successivo verso la politica è incalzante e quasi 'naturale'. Entra nel Consiglio comunale di Reggio Emilia, la sua città; pochi mesi dopo aderisce al PCI e nelle elezioni del 2 giugno ‘46 viene eletta all’Assemblea Costituente.

L'allora segretario del Pci Palmiro Togliatti e Nilde Iotti a Roma.

Nel suo libro affronta anche il rapporto fra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti. Cosa l’ha colpita di più della loro relazione?
Due aspetti mi hanno colpito e su quelli ho intrecciato il mio racconto. Di Nilde mi ha impressionato la lucidità, e la fermezza. Qualità che, nonostante la forza del suo amore per Togliatti, rimasero salde e indifferenti ai compromessi. Di fronte alle pressioni di tanti che, anche nel partito, la consigliavano di dedicarsi solamente al suo compagno rispondeva: «Nella vita potrei accettare tutto salvo che non lavorare ed essere me stessa». Di Togliatti mi ha colpito la delicatezza, e la passione. In apparenza inconciliabili con la figura del totus politicus che ci rimanda la storia. Eppure fu un sentimento tanto profondo da sfidare il suo partito, il PCUS e anche Stalin pur di affermare la libertà della loro coppia e il loro modo nuovo di essere famiglia.

Cosa ha significato la figura di Nilde Iotti per la sua generazione?
Nilde Iotti è stata un mio punto di riferimento politico, ideale e di vita. Anche se non dimentico le critiche che noi, ragazze negli Anni 70, abbiamo rivolto al modello di emancipazione per il quale lei e le sue compagne avevano combattuto. Ma ci siamo ricredute. Perché senza la loro esperienza e lungimiranza, conquiste come il nuovo diritto di famiglia, il divorzio e l’aborto, sarebbero rimaste sulla carta, forse non per sempre ma certo per un tempo non breve. E non c’era solo questo. Approfondendo la ricerca ho compreso quanto uno degli slogan del femminismo - «il privato è politico» - rispecchiasse la vita di Nilde. Cosa poteva esserci di più 'politico' del suo 'privato'? Basti pensare alla scelta di vivere apertamente la sua relazione d’amore con Togliatti, segretario del suo partito, sposato, molto più anziano di lei. E questo accadeva negli Anni 50, quando già il solo parlarne dava scandalo.

Quanto la lezione della Iotti è ancora oggi presente?
Alle giovani di oggi tutto può sembrare più facile: libertà, diritti, costumi. Ma donne del passato, come Nilde Iotti, ci suggeriscono di stare sempre all’erta perché la storia dimostra che ogni conquista non è per sempre. E che anche le vecchie sfide come la parità retributiva e la carriera sono ancora ben lontane dall’essere vinte.

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