20 Giugno Giu 2019 1727 20 giugno 2019

Cos'è Conferenza delle Donne Democratiche

La coordinatrice Paola De Micheli ci ha raccontato il progetto del Pd che ha l'obiettivo di battersi sulle tematiche di genere affiancando le cittadine nelle piccole e grandi lotte quotidiane.

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Conferenza Nazionale Donne Democratiche Pd

«È durissimo essere una donna e anche se si pensa che per una chi fa politica sia diverso non è vero, siamo tutte sulla stessa barca». Così ci accoglie Paola De Micheli, vice segretaria del Partito Democratico e fresca di investitura, da parte di Nicola Zingaretti, del ruolo di coordinatrice della Conferenza delle Donne Democratiche, uno strumento nato formalmente già nel 2015, ma abbandonato di fatto dalle segreterie Renzi e Martina e avviato concretamente solo ora. «Si tratta di un gruppo autonomo di discussione femminile, aperto anche alle non iscritte al Partito e pensato come strumento per dare battaglia su tematiche sociali, culturali ed economiche non più prorogabili». Dopo la presentazione ufficiale del progetto, adesso si passa alla fase pratica con la raccolta presso le sedi Pd locali delle adesioni alle conferenze che, così come avviene per un partito politico, hanno carattere territoriale, regionale e nazionale. E per l'autunno, dopo la Festa Nazionale dell’Unità nazionale, è prevista la nomina della portavoce nazionale.

DOMANDA. Quali sono le azioni concrete che intendete portare avanti?
RISPOSTA. Per prima cosa monitorare e contrastare quanto leggiamo sui giornali quotidianamente. In parole povere combattere il rischio quotidiano che le conquiste femminili siano messe in discussione da un Governo che non ha alcuna intenzione di allargare il campo dei diritti, ma anzi punta a una sua drastica riduzione.

Una sorta di sentinella politica di genere?
Sì, il nostro obiettivo, almeno inizialmente, deve essere anche quello di verificare l’impatto di queste politiche su entrambi i sessi. Politiche che spesso sono sbilanciate. Prenda quota 100, ad esempio: ad essere più penalizzate sono proprio le donne, che spesso versano contributi discontinui che impediscono loro di accedere a finestre pensionistiche simili a quelle degli uomini.

Questo controllo vale anche per le idee avanzate dal PD?
Certo, qualunque proposta deve sempre essere calibrata in modo da rappresentare davvero un’opportunità per tutti. Proprio per questo un’altra importante sfida che ci attende è l’approvazione della legge di bilancio e la conseguente elaborazione di politiche specifiche da proporre all'Esecutivo su temi come parità salariale, servizi e accesso al mondo del lavoro.

Un tema quest’ultimo da sempre caro al centro sinistra.
Assolutamente. Soprattutto se parliamo occupazione femminile perché incentivandola non solo si garantisce un diritto, ma si genera la nascita a catena di altri posti di lavoro. La conseguenza è semplice: la crescita dell’intero Paese. Tutto questo però non può diventare realtà se non si riesce a superare il gender gap che in molte realtà raggiunge livelli spaventosi. Io sono in aspettativa in una grande azienda alimentare e, pur non avendo mai vissuto personalmente questo problema, ho tantissime segnalazioni quotidiane in merito. E poi non possiamo dimenticare che l'onere della cura delle persone è da sempre a carico delle donne. Un onere che negli anni si è fatto sempre più pesante perché la popolazione invecchia e quindi non si tratta più di gestire solo i figli, ma anche gli anziani.

Tutta colpa di cultura patriarcale ancora molto dominante in ogni ambiente?
E che interessa il mio partito per primo visto che esistono ancora amministrazioni con gruppi consiglieri a prevalenza maschile, quindi con una sensibilità depotenziata riguardo a certi temi.

Quindi le donne nel Pd contano poco?
Quando esercitano il loro ruolo nell’ambito delle specifiche competenze vengono valorizzate con poteri decisionali veri. Insomma non sono bambole da esibire. Però la politica in senso generico è ancora molto maschile, anche nel mio partito, dove nei momenti di tensione si parla sempre del ruolo che hanno gli uomini e mai delle donne nonostante ce ne siano diverse in posizioni apicali.

Sono in compenso spesso tirate in ballo come facile bersaglio per qualunque cosa.
Sì, e posso testimoniarlo in prima persona visto che su di me si è scatenata la retorica del cambio di corrente. In tanti anni ho fatto parte di una sola corrente, quella di Enrico Letta, con il quale mantengo tutt’oggi un legame d’amicizia profondo, poi nei successivi Congressi ho sempre scelto liberamente secondo coscienza. Probabilmente il fatto che una donna possa decidere quali posizioni prendere senza condizionamenti maschili è ancora visto come qualcosa di strano.

Forse ad uscire da questo stereotipo una candidatura femminile forte alla segreteria avrebbe aiutato, invece in tanti anni non c’è mai stata.
Sempre perché ci viene riconosciuta validità nei contenuti, ma poi quando si tratta di parlare di vertici la questione cambia e raramente si riesce a uscire del tutto dal cono d’ombra del leader di corrente designato e dal ruolo di ancella.

Parla per esperienza personale?
Sì, l’ho vissuto quando è stata ufficializzata la mia nomina come vice segretaria. Mi è stato perfino rinfacciato di aver fatto parte del governo Renzi, cosa che mi accomuna a molti altri uomini ma ai quali nessuno si permetterebbe mai di farlo notare. La verità è che la cultura dominante del maschio alfa è tornata prepotentemente di moda.

Un altro problema è che le donne non votano le donne, tanto meno quelle del Pd.
Purtroppo è vero ed è una riflessione non più evitabile, anche se, come dimostrato dalle ultime elezioni Europee, molte alle urne non ci vanno proprio. Uno dei nostri compiti è anche di andarle a cercare, capire le loro esigenze e offrire gli strumenti giusti per coinvolgerle nelle battaglie in modo concreto e non solo a parole, perché le donne non hanno tempo da perdere con tanti discorsi.

In passato alcune dem hanno già provato ad alzare la voce creando #TowandaDem.
E sono state coinvolte anche in questo progetto. Sono certa che aderiranno tutte.

Cosa si augura per l'iniziativa che sta coordinando?
Che ne venga capito lo sforzo e aiuti davvero le donne. A loro dedico questo lavoro con la consapevolezza di essere una privilegiata. Non per il mestiere che svolgo, ma perché grazie all’aiuto di mia madre e di mia suocera posso conciliare il ruolo di lavoratrice a quello di mamma di un bambino di tre anni e mezzo.

Non tutte hanno questa fortuna però.
Lo so. Me lo dicono al supermercato, fuori dall'asilo che frequenta mio figlio. È la voce delle persone vere che non vivono solo di politica e che si fanno portatrici di piccoli atti eroici quotidiani in una società migliore rispetto a un tempo ma ancora insufficientemente accogliente. Mia madre a 44 anni è rimasta vedova e ha dovuto crescere da sola tre figli, per questo quando mi chiedono a chi mi ispiro faccio sempre il suo nome e non la ringrazierò mai abbastanza del sostegno e dell’incredibile forza che mi ha trasmesso. Ma noi donne siamo così, anche quando crediamo di non farcela ce la facciamo sempre.

A differenza degli uomini?
Spesso sì, ma non sempre. Il più delle volte si tratta del loro grande alibi.

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