Femminismo

Femminismo

19 Giugno Giu 2019 1647 19 giugno 2019

Se anche l'esame di maturità esclude le donne

Nessuna figura femminile tra i protagonisti della prima prova. Ne abbiamo parlato con Lorella Zanardo, arrabbiata con il Miur: «Non credo più che sia un caso». 

 

  • ...
Maturita Esame Prima Prova 2019 Tracce Lorella Zanardo

Giuseppe Ungaretti, Leonardo Sciascia, Corrado Stajano, Tomaso Montanari, Philip Fernbach, Gino Bartali e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sette ‘protagonisti’ della prima prova dell’esame di maturità, tutti uomini. «Tra poco arriva mia figlia (che è tra i tanti studenti che devono affrontare l'esame di Stato, ndr) e ancora non so cosa dirle, questa cosa mi ha proprio fatto male al cuore», racconta a LetteraDonna l’attivista femminista Lorella Zanardo, delusa, arrabbiata e triste per le scelte fatte dal Miur: «Non volevo che nel 2019 una madre fosse imbarazzata per una prima prova senza donne e che dovesse arrampicarsi sugli specchi per non ammettere che viviamo in un Paese maschilista e retrogrado».

DOMANDA: Che messaggio arriva dalle tracce scelte dal Ministero dell’Istruzione?
RISPOSTA:
Il messaggio è che le donne non valgono. È una cosa molto seria e, probabilmente, voi di LetteraDonna sarete tra i pochi che ne parleranno. Forse mia figlia, nata e cresciuta in Italia, nemmeno se ne sarà resa conto, al pari di tante mie amiche. Ma io ci sto davvero male, perché tutta la mia lotta finisce così. Abbiamo introiettato il fatto di essere rimosse e di questo mi vergogno.

Eppure, se parliamo di attualità, gli spunti non sarebbero mancati. La riscossa del calcio femminile, ad esempio.
La sera del 18 giugno, nonostante la sconfitta contro il Brasile, abbiamo esultato per il primo posto raggiunto nel girone dalle ragazze della Nazionale. Da donna non appassionata di calcio, mi è sembrato un momento storico: le giovani adesso hanno dei modelli a cui ispirarsi, atlete che corrono sul campo come gli uomini, libere e orgogliose di fare uno sport che amano. Una gioia immensa, con le azzurre che finiscono addirittura su RaiUno. E oggi mi fanno questo scherzo?

Qualche altro tema o personaggio femminile che avrebbe voluto vedere tra le tracce?
Molto banalmente, la questione ambientale e dunque la figura di Greta Thunberg, una tipetta che da sola è stata in grado di smuovere le coscienze di tutto il mondo. Per la poesia, Alda Merini. Ma anche donne in ruoli di potere come Angela Merkel, Hillary Clinton, Oprah Winfrey, Christine Lagarde. Ma anche Jacinda Ardern, premier della Nuova Zelanda, e Fabiola Gianotti, direttrice del Cern. Insomma, non è che la Zanardo voglia per forza ficcarci dentro delle poveracce… Il problema è che a furia di non parlare di certe cose, finiamo per non conoscere tante donne che hanno fatto la storia. Pensiamo ai ‘padri costituenti’.

Cioè?
La nostra costituzione non fu scritta solo da uomini. Dell’Assemblea Costituente fecero parte anche delle donne, che però sono state dimenticate. Per quanto riguarda l’esame di maturità, finora ho pensato che si trattasse di una dimenticanza, ma oggi il tema delle donne è talmente forte che l’esclusione dalla prima prova non credo sia stato un caso.

Che cosa ricorda della sua maturità?
A differenza di tanti non posso dire di avere immagini chiare di quei giorni. Ho rimosso quasi tutto. C’era una certa ansia, sì, ma niente di clamoroso. Sapendo che mi avreste chiamato, mi è tornata in mente la mia tesina, di cui si parlò molto a scuola perché giudicata troppo ‘originale’.

Di cosa trattava?
Di Filumena Marturano, commedia teatrale di Eduardo De Filippo. All’epoca all’esame si portava Dante, Ungaretti, Montale. Una tesina sul teatro di un autore contemporaneo, scritta in napoletano, che ha come protagonista una donna molto forte ma, ecco, essenzialmente una prostituta… fu una scelta particolare. Che porta tra l’altro a una riflessione.

Quale?
Mi appassionai a De Filippo perché, in un’epoca in cui non esistevano canali private, la Rai, che insieme alla BBC era ritenuta la televisione migliore al mondo, mandava in onda il teatro. E la gente lo guardava, in un Paese ancora fortemente analfabeta. A dimostrazione che non è vero che il trash piace: semplicemente, le persone vedono ciò che proponi.

La scelta di Filumena Marturano può sembrare femminista. Lei lo era già?
No, avevo un carattere forte ma poco consapevole, portavo avanti rivendicazioni, non ero una figlia facile, ma fino a 20 anni non mi sarei definita tale. Anche se all’epoca, effettivamente, nelle scuole se ne parlava, io non prestavo grande attenzione.

Che scuola ha frequentato?
Il liceo linguistico delle suore Marcelline di Milano. La mia tesina non fu apprezzata dalla preside e dalla docente di italiano, suor Anna, che ricordo però con grande affetto. Un’insegnante bravissima e molto severa: oggi ricordo ancora a memoria il Canto VI del Purgatorio e non è che fossi una studentessa modello… È grazie a lei, inoltre, che ho conosciuto Giovanni Testori, autore per cui serbo un grande amore.

Lei va spesso nelle scuole superiori: è una media educator. Che cosa fa?
Portiamo negli istituti il progetto Nuovi occhi per i media. Quando siamo piccoli a scuola ci insegnano a leggere e scrivere, ma nessuno ci spiega cosa vediamo in tv. Per ogni immagine trasmessa, servirebbe una chiave di lettura, perché altrimenti possono passare sgradevoli stereotipi. Nei nostri incontri facciamo ad esempio notare come vengono riprese le donne e il trattamento diverso che invece è riservato agli uomini. Ultimamente mostriamo videoclip di trapper, come quelli della Dark Polo Gang. Proviamo, insomma, a far sviluppare un pensiero critico.

I ragazzi e le ragazze si dimostrano interessati?
Molto e io credo tanto in loro. Anche nei maschi, da cui spesso arrivano ottimi riscontri. Ricordo un episodio, eravamo a Massa, dove avevamo proiettato Il Corpo delle Donne. A un certo punto in aula magna si alza un ragazzo, mi pare si chiamasse Niccolò: «Lei dice che queste immagini sono offensive per le donne. Io le guardo queste ragazze, e mi piacciono pure, ma non penso a farmele tutto il giorno. E mi dà fastidio essere rappresentato così». Aveva 17 anni, oggi ne avrà quasi 30. Stiamo parlando di una generazione europea. Quando gli stranieri arrivano in Italia e accendono la tv, non credono ai loro occhi. Questo deve far riflettere.

Senta, ma alla fine ha deciso cosa dire a sua figlia?
Prima sentirò cosa avrà da dirmi, poi mi scuserò a nome del Paese, che ha privato i giovani del 51% del sapere, della saggezza, di tutto ciò che le donne sanno dare. Noi italiane siamo buone e accettiamo tutto, quando invece ci sarebbe da scendere in piazza e fare la rivoluzione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso