Femminismo

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18 Giugno Giu 2019 1731 18 giugno 2019

La lettera delle femministe contro l'utero in affitto

La Cgil e l'Associazione Luca Coscioni vorrebbero regolarizzare la maternità surrogata, illegale in Italia. Intervista all'ex parlamentare Fabrizia Giuliani, tra le firmatarie dell'appello. 

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Utero in affitto contro la disoccupazione femminile. Sarebbe questa l’idea dietro alla proposta di legge che la Cgil e l’Associazione Luca Coscioni si apprestano a presentare il 19 giugno a Roma, in occasione del convegno Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019. Insomma, gravidanza surrogata non più vietata in Italia, ma regolamentata, affinché diventi una risorsa. La proposta, inevitabilmente, è stata già criticata da molti, tra cui 150 tra femministe, politici e intellettuali che hanno sottoscritto una durissima lettera aperta, indirizzata al segretario del sindacato Maurizio Landini: «L’immagine di una donna che affitta l’utero rientra nella vostra mission di tutela del lavoro?», si può leggere nell’appello. Tra le firmatarie anche l’ex parlamentare Pd Fabrizia Giuliani, docente di Filosofia del Linguaggio alla Sapienza, raggiunta da LetteraDonna: «Mi auguro che davvero non sia questa la prospettiva della proposta. Concepire l’utero in affitto come un diritto è fuorviante e condannabile».

DOMANDA: Che cosa c’è di sbagliato?
RISPOSTA:
Non occorre essere storici del diritto o filosofi della politica per capire che i diritti, appunto, hanno a che fare con salute, libertà civili e con un cammino di emancipazione sociale. Pensare che poter disporre di un altro essere umano per produrre neonati, che diventano un bene da scambiare o vendere, faccia parte di tutto questo è inconcepibile. È un liberismo spinto che non ci appartiene.

Sta parlando da donna di sinistra?
Sì, però è un ragionamento che non appartiene solo a noi. La lettera nasce in effetti dall’area di sinistra, ma l’idea che la gravidanza surrogata sia sbagliata accomuna femministe, mondo cattolico e anime liberal. È trasversale. Già nel corso della passata legislatura mi sono battuta contro di essa insieme a Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Beatrice Lorenzin e Anna Finocchiaro.

La battaglia contro l’utero in affitto riguarda anche l’Europa.
La gravidanza surrogata è incompatibile con gli equilibri civili dell’Europa, che si basa sulla legge kantiana per cui nessuno può diventare un mezzo. E le donne, diventate ‘incubatrici’, sarebbero proprio questo. Non stupisce certo il fatto che il Parlamento Europeo si sia sempre schierato contro questa pratica, lesiva dei diritti umani. E ora la Cgil la sbandiera come un nuovo diritto? Rimango sconcertata.

Qualcuno potrebbe dire che le femministe dovrebbero essere progressiste.
Ma qui non c’è progressismo. Sui social ho letto che l’utero in affitto sarebbe espressione dell’autodeterminazione delle donne. Peccato non sia così: quando fu approvata la legge sull’interruzione di gravidanza, non passò il mero diritto di abortire, ma l’idea che, all’interno di certi limiti temporali, le donne dovessero essere ascoltate. Questo perché la gravidanza riguardava il loro corpo.

L’utero in affitto, invece, che cosa riguarda?
Tratta la donna come un oggetto, a un qualcosa che trasporta un bene, riducendo la gravidanza a un fatto esterno. Annulla il legame con il bambino portato in grembo. Io sono madre di due figli e credo che nessuna donna abbia pensato a quei nove mesi come a un processo estraneo. Essere progressisti, come sono le femministe, non significa essere a favore di una liberalità senza confini. Non è mai stata questa l’idea della sinistra: la libertà deve andare di pari passo con responsabilità e cura dell’altro.

Fabrizia Giuliani.

Ha parlato di aborto. La Lega ha proposto una legge che, con l’obiettivo di contrastarlo, vorrebbe introdurre l’adottabilità dell’embrione.
Più che una legge sarebbe un’aberrazione. Loro lo stanno facendo in chiave di destra, conservatrice, sulla scia del Congresso delle Famiglie, ma l’idea di affittare l’utero è alla fine la stessa cosa. In entrambi i casi il feto diventa qualcosa di esterno rispetto alla donna. Pensare di commercializzare la gravidanza e i bambini è terribile.

Affrontando la questione, dovremmo pensare di più proprio ai bambini?
Che dilemmi affrontano i committenti quando vedono un bambino non conforme alle loro aspettative? Che fine fanno questi neonati? Ce lo siamo mai chiesto? Stiamo parlando di vite umane, che vengono mercificate. Già pensare che un neonato sia cedibile ci porta su un terreno spaventoso, quando c’è scambio di denaro è ancora peggio. Non credo che questa proposta passerà.

Ma come è potuta venire in mente alla Cgil?
Non sono nella testa di Maurizio Landini o di Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni. Evidentemente la logica perversa della moltiplicazione dei diritti può arrivare a questo. Che, ripeto, non appartiene alla storia della sinistra progressista, al contrario della solidarietà, dell’attenzione ai legami umani, ai diritti dei più deboli, al riconoscimento delle disuguaglianze. Forse il segretario della Cgil non sa che Pedro Sanchez ha fatto un’intera campagna elettorale contro l’utero in affitto.

Dal gap salariale al congedo di maternità, se parliamo di donne e lavoro, la Cgil avrebbe potuto pensare a ben altre soluzioni.
Non c’è dubbio. Il fatto che in Italia nascano pochi bambini è sintomo di poca libertà per le donne, costrette a scegliere tra figli e carriera. Non c’è azienda che non veda un problema nella maternità. L’intero mondo del lavoro si deve riconfigurare nei confronti delle donne, occorre cercare un equilibrio tra percorso di vita e carriera, facendo sì che la cura dei figli cessi di essere una prerogativa della madre. Da questo punto di vista, approverei il prolungamento del congedo di paternità. I Paesi dove gli asili nido funzionano e in cui la cura dei neonati è condivisa, sono proprio quelli dove nascono più bambini. È molto semplice.

La Cgil si è anche schierata a favore della regolarizzazione del sex work. Che ne pensa?
Che è una brutta idea, appartenente sia alla sinistra che alla destra, dato che anche Matteo Salvini è a favore delle case chiuse. Anche qui c’è una mercificazione del corpo femminile. Il fatto è che è sbagliato considerare la prostituzione un lavoro come un altro, perché prevede la mercificazione del corpo femminile. Personalmente ho sempre caldeggiato norme ispirate a quelle svedesi, che colpiscono i clienti e non le sex worker: a spingere verso la legalizzazione non sono le donne che si prostituiscono, ma gli uomini che vogliono continuare a disporre del loro corpo per fare sesso a pagamento.

Torniamo al tema iniziale. Che cosa vorrebbe dire a una donna che, per avere un figlio, vorrebbe ricorrere all’un utero in affitto?
Di fermarsi e di farsi delle domande. Più che alle donne, però, vorrei rivolgermi a tutti coloro che esigono la legalizzazione di questa pratica, per dire loro che dovremmo combattere insieme per aprire le adozioni a chi oggi ne è escluso, come i single e le coppie omosessuali. L’importante è che i bambini sappiano chi sono i loro genitori biologici, poi possono anche essere cresciuti da altri, basta che in famiglia ci siano affetto e adeguata disponibilità economica.

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