17 Giugno Giu 2019 1804 17 giugno 2019

La Bottega della Luna è il primo negozio dedicato alle mestruazioni

Nel cuore di Milano, un angolo di sorellanza e inclusione femminile dove parlare apertamente di corpo e sessualità. Con uno slogan: I love my vagina. La responsabile Paola Sammarro ci ha raccontato il progetto.

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La Bottega Della Luna Shop Mestruazioni 2

Ci sono piante e fiori a fianco di sex toys, coppette mestruali, assorbenti di ogni tipo, peluche a forma di clitoride e magliette con stampe dal mood super pop. È coloratissimo il mondo de La Bottega della Luna, un angolo di sorellanza e inclusione femminile aperto a Milano il 28 maggio, in concomitanza con la Giornata Internazionale per l’igiene mestruale. Trasposizione fisica dell’azienda attiva fino ad ora solo online Intimaluna, non si definisce solo un negozio di prodotti per il ciclo e la sessualità, ma un luogo d’incontro «dove le donne con consapevolezza, leggerezza e positività possano liberarsi dalla vergogna che riguarda tutto ciò che ruota attorno alle mestruazioni e sperimentare anche nuove prospettive», sottolinea Paola Sammarro, che accoglie chi varca la soglie della boutique sotto la luce al neon di una scritta quanto mai inequivocabile: I love my vagina. Rossa ovviamente, perché se il mondo del girl power è arcobaleno, quello delle mestruazioni è rosso e visti i decenni passati ad osservare pubblicità di assorbenti con improbabili flussi blu, forse è il caso di ribadirlo. «Parlare apertamente di questo tema, così come di perineo e sessualità consente di informarsi e scegliere autonomamente ciò che sia meglio per il proprio corpo e di conseguenza aiuta a sentirsi più libere e sicure di sé», continua Paola, che a Lettera Donna ha spiegato come il rapporto con la sfera più intima delle donne sia in grado paradossalmente di abbattere le distanze e unirle tutte, visto che da lei si presentano incuriosite «giovanissime alle prese con il menarca ma anche persone oltre la menopausa».

DOMANDA. Com’è possibile che esistano ancora così tanti tabù legati alle mestruazioni?
RISPOSTA. Perché se ne parla associandole sistematicamente a qualcosa di sporco da tenere nascosto e a un limite fisico femminile, generatore di molti luoghi comuni. È il momento, invece, di iniziare a dire con decisione che sono sinonimo di benessere e vanno gestite con cura, libertà e rispetto.

Sta cambiando qualcosa nelle nuove generazioni?
Sicuramente, anche grazie ad azioni concrete che sdoganano il tema, come quella della giovane promessa dello sport statunitense di origine indiana Kiran Gandhi che alcuni anni fa corse la maratona di Londra il primo giorno di ciclo senza assorbente, lasciando fluire liberamente e visibilmente il sangue, per potersi muovere in modo più agile.

Che ruolo hanno i social in questo processo?
Potenzialmente sarebbero un ottimo strumento di emancipazione visto che permettono di raccontare e mostrare la vita di ognuno in modo diretto, ma purtroppo molto spesso non si rivelano tali.

In che senso?
Se pur virtuali sono vere e proprie piazze e spesso è lì che si bullizza, come successo all’artista e poetessa Rupi Kaur accusata di volgarità e cattivo gusto dallo stesso Instagram per aver postato nel 2015 una foto che la ritraeva con un pigiama macchiato di sangue da ciclo. L’immagine era parte di un progetto scolastico mirato all’analisi del modo in cui i media trattino un’informazione visiva e a seguito di quanto successo Rupi aveva commentato: «Quando Instagram cancella a ripetizione la fotografia di una ragazza che dorme con il pigiama macchiato di sangue mestruale, ti ritrovi improvvisamente in un’aula di quarta elementare e ti tornano in mente i bambini tiranni». Quindi è evidente che pur cambiando linguaggi e mezzi espressivi, il tabù resti ancora molto saldo, ovunque.

Credi che uno dei problemi fondamentali sia che spesso ad occuparsi dell’argomento siano uomini?
Indubbiamente, anche se il fulcro di tutto penso risieda nell’incapacità di parlare con chiarezza del corpo delle donne, dei fluidi e di tutto ciò che accade internamente ed esternamente durante il ciclo. Questo crea oppressione e stigmatizzazione, rende manipolabili e impedisce anche a livello medico di affrontare eventuali problemi, o peggio ancora prevenirli.

Manca sostanzialmente una cultura di fondo, che sfocia nell’assurdo paradosso che gli assorbenti in Italia siano considerati un bene di lusso.
Proprio così, che i prodotti sanitari per il ciclo siano tassati con IVA al 22%, come qualsiasi altro tipo di merce ritenuta non essenziale è la prova evidente che si sia ancora all’anno zero. Solo 60 anni fa le nostre nonne venivano considerate così pericolosamente instabili da non avere accesso alla magistratura. Fino al 1963 lo diceva proprio la legge italiana, nero su bianco: «Fisiologicamente tra un uomo e una donna ci sono differenze nella funzione intellettuale, e questo specie in determinati periodi della vita femminile». Mi viene da pensare quindi che il primo lusso da abbattere sia proprio, ancora oggi, quello delle discriminazioni di genere.

Che opinione ti sei fatta della recente polemica sollevata dal parlamentare 5 stelle Francesco D'Uva che si è permesso di dare suggerimenti alle donne su come affrontare il ciclo risparmiando e aiutando il pianeta?
Che si sia trattato di un’analisi quanto meno superficiale. D'Uva si è dimenticato di dire, ad esempio, che i prodotti da lui suggeriti come la coppetta mestruale e gli assorbenti usa e getta, siano comunque tassati al 22% e non rappresentino sempre la soluzione migliore per tutte le donne, comprese le giovanissime alle prese con il menarca.

Perché in tutto il mondo ci si occupa seriamente della Tampon Tax mentre da noi siamo fermi al livello delle battutine da bar?
Perché viviamo ancora in una cultura profondamente patriarcale dove la donna non ha pari diritti sociali né lavorativi.

È l’evidenza della difficoltà ad accettare l'autodeterminazione femminile come accade anche con aborto e sessualità?
Sono temi delicati. Diciamo che ci è stato sempre insegnato a pensare al sesso secondo giusti canoni morali ed estetici dettati da altri. Spesso uomini.

Negli incontri che promuovete all’interno del negozio si parla dei mille aspetti dell’intimità femminile, su quale riscontrate maggiore interesse?
Uno dei temi più attuali è quello delle ecomestruazioni, ovvero come gestire il ciclo e contemporaneamente prendersi cura del pianeta e di sé in modo pratico e consapevole. Sembra strano ma le alternative sostenibili sono tante, si va dalla coppetta mestruale agli assorbenti biologici e compostabili, fino a quelli lavabili.

All Bottega della Luna non mancano dibattiti né oggetti in vendita legati alla sessualità dopo la menopausa. Un altro muro culturale da abbattere?
La donna è da sempre fortemente sessualizzata. Deve essere giovane, bella e performante perché anche in questo caso il suo piacere è sempre in relazione all'appagamento maschile. È un diritto di ognuna invece, a qualsiasi età, sperimentare la propria sessualità e il proprio piacere.

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