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14 Giugno Giu 2019 1720 14 giugno 2019

Francesca Ghirra, a Cagliari la sinistra è femmina

Dopo l'esperienza da assessora è candidata a diventare la prima sindaca nella storia della città. Tra tematiche di genere e ambiente: l'intervista a poche ore dal voto. 

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Francesca Ghirra Candidata Sindaca Cagliari

Appena un comune italiano su sette è amministrato da una donna. Le sindache sono 1.127 su 7.914, ma nel prossimo fine settimana potrebbero vedere rimpolpate le loro file. A Cagliari si vota dopo otto anni di giunta guidata da Massimo Zedda. Il sindaco del centrosinistra si è dimesso per candidarsi a presidente della Regione, ha perso contro l'avversario del centrodestra Christian Solinas e ora è alla guida dell'opposizione in Consiglio regionale. «Ha deciso di portare comunque avanti un progetto politico più ampio», spiega a LetteraDonna Francesca Ghirra, assessora all'Urbanistica con Zedda e candidata a succedergli a capo dell'amministrazione cittadina. Se dovesse riuscire a battere lo sfidante Paolo Truzzu, Ghirra sarebbe la prima sindaca nella storia di una città che fino al 2011 aveva conosciuto solo amministrazioni di centro e centrodestra, ma che da allora sembra aver voltato pagina. Nel modo di amministrare la città e nell'approcciarsi anche alla rappresentanza di genere.

DOMANDA: Quando ha deciso di raccogliere la sfida e candidarsi a sindaca?
RISPOSTA:
Quando Massimo Zedda si è dimesso si è aperta la partita per chi avrebbe dovuto essere il rappresentante del centrosinistra. Abbiamo scelto la strada delle primarie, ho avuto diverse sollecitazioni da politici, amici e cittadini, e ho deciso di mettermi in gioco.

E le primarie sono andate bene.
Sì, eravamo tre candidati: io, Matteo Lecis Cocco Ortu, in consiglio comunale con me dal 2011, e Marzia Cilloccu, assessora dal 2016 come me. Abbiamo coinvolto tantissimi cittadini, raggiungendo più o meno i numeri del 2011, 5300 persone. Io ho preso il 50% dei voti. Tutti insieme abbiamo poi iniziato a lavorare per le Comunali, c'è stato un grande entusiasmo e grande lealtà da parte di tutti per vincere di nuovo.

Si presenta come candidata del centrosinistra in un contesto nazionale e regionale sfavorevole. Le hanno mai chiesto «chi glielo fa fare»?
No. Io ho deciso di impegnarmi in questa sfida per portare avanti il progetto avviato in questi anni. Consapevole del lavoro fatto ma anche del fatto che i cittadini ci riconoscono di aver ben governato. Poi è vero, il contesto nazionale e regionale è quello che è, ma a Cagliari, tra 2018 e 2019, il centrosinistra ha vinto le suppletive della Camera, è stato davanti alle Regionali e alle Europee ha tenuto. Tutto ciò ci fa ben sperare e contiamo su una partecipazione al voto maggiore.

Eppure a Cagliari la sinistra continua ad andare bene. Come mai?
Perché abbiamo la capacità di rimanere uniti e perché poi tutti i programmi che abbiamo proposto li abbiamo portati avanti. Le persone riconoscono in noi un interlocutore capace e che rispetta le promesse.

A Cagliari la sinistra è unita? Questa è una notizia.
Sì sì, lo è (ride, ndr). Inoltre con noi la città ha raggiunto una dimensione europea internazionale che non aveva mai avuto prima. La trasformazione che c'è stata è certificata dalle tante classifiche su qualità della vita, mobilità sostenibile, verde pubblico fruibile.

Come siete riusciti a conquistarla nonostante la tradizione di centrodestra?
Perché abbiamo proposto un nuovo modo di fare politica in rottura con le dinamiche del passato, con un candidato giovane e credibile che poi ha dimostrato coi fatti di essere anche capace e competente.

Quali sono a suo avviso le cose migliori realizzate nella sua esperienza da assessora all'Urbanistica?
La riqualificazione del Lungomare Poetto, che era chiamata la spiaggia dei 100 mila, punto di riferimento per tutti i cagliaritani. Era stata devastata dal ripascimento fatto dal centrodestra, non era più fruibile dai cittadini, con le auto parcheggiate sulle dune e i chioschi abusivi.

L'avete cambiata.
Abbiamo avuto il coraggio di rivoluzionare la nostra spiaggia demolendo gli abusi e coniugando tutela dell'ambiente e sviluppo economico, coi chioschi nuovi, perfettamente legali, che lavorano 365 giorni all'anno.

E il resto della città come è cambiato?
Abbiamo introdotto strumenti di pianificazione che in città non esistevano. Abbiamo avviato una riqualificazione urbana diffusa, intervenendo in aree della città in cui non c'era il coraggio, pedonalizzando Corso Vittorio Emanuele tra le perplessità, ma ora nessuno lo vorrebbe di nuovo carrabile, tranne il mio avversario.

Nel centro.
Sì, ma siamo intervenuti anche a Sant'Elia, in un'area degradata, con un parco di 22 ettari e la riqualificazione del lungomare. Abbiamo vinto 18 milioni del bando per le periferie con un progetto per Santa Avendrace. E abbiamo avviato un servizio di manutenzione strade a chiamata passando da 400 mila euro all'anno di finanziamento a 15 milioni in tre anni.

Perché in Italia ci sono così poche sindache?
Perché la politica è uno di quei settori molto maschili in cui per avere spazio abbiamo dovuto utilizzare quote rosa, doppia preferenza di genere, l'obbligo del 50% di donne nelle giunte. Zedda ha anticipato le indicazioni, la sua prima giunta nel 2011 era già composta in maniera equa da persone di entrambi i sessi scelti per capacità. Quella precedente era costituita solo da uomini.

La politica italiana è sessista?
Non so se si possa definire sessista. Però è indubbio che riuscire a conciliare i tempi casa-lavoro è complicato, considerando che le attività di cura continuano a pesare quasi esclusivamente sulle donne. Forse un po' ci mettiamo poco in gioco anche per questo, un po' ci danno poco spazio.

Lei ha avuto difficoltà nel suo approccio alla politica? Episodi di discriminazione?
A volte c'è un po' la convinzione che su alcune tematiche noi siamo meno esperte e portate, ogni volta dobbiamo dimostrare quanto siamo brave e quanto capaci, dimostrazioni che agli uomini normalmente non vengono richieste.

Cosa pensa delle quote rosa?
Anche nei Paesi più civili del nostro, per arrivare a situazioni di parità, si sono dovuti introdurre questi correttivi che stanno funzionando. Nel 2011 eravamo due donne su un consiglio comunale di 40. Nel 2016 con la doppia preferenza di genere siamo diventate 10 su 34 e io sono stata la più votata. Anche grazie alla doppia preferenza.

Come si creano le condizioni per una maggiore partecipazione femminile?
Introducendo sistemi di tutela nel mondo del lavoro, perché non esistano più dispositivi come le dimissioni in bianco quando rimaniamo incinte. Poi bisogna costruire servizi che diano alle lavoratrici la possibilità di conciliare la vita professionale con la cura della famiglia: estendere degli orari degli asili, che devono stare aperti 12 mesi all'anno, incrementare i servizi per gli anziani, perché ci occupano spesso anche di loro.

Come pensa di approcciare le tematiche di genere al livello dell'amministrazione locale?
Sulle politiche sociali, per la famiglia, per l'infanzia e per gli anziani possiamo rafforzare molto il sistema di welfare. Un altro tema all'ordine del giorno deve essere quello delle violenze, da affrontare sia con l'istituzione di servizi di supporto sia con l'introduzione di forme di educazione che devono partire fin dall'infanzia. Poi ritengo importanti anche tematiche su cui molti ironizzano, come il linguaggio di genere.

La chiameremo sindaca, allora.
Assolutamente sì.

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