7 Giugno Giu 2019 1713 07 giugno 2019

Un'operaia racconta cosa significherebbe la chiusura della Whirlpool

Lo stabilimento di Ponticelli (Napoli) è a rischio chiusura. Da giorni vanno avanti le proteste. Per Carmen non si tratta solo di lavoro, ma di una storia familiare: «Non molliamo. La fabbrica è casa nostra». 

  • ...
Whirlpool Napoli

Da quando Whirlpool ha annunciato «la riconversione del sito e la cessione del ramo d’azienda a una società terza», i 420 dipendenti dello stabilimento di Napoli sono sul piede di guerra: il presidio dei capannoni nel quartiere di Ponticelli sta andando avanti da giorni e i lavoratori, con un sit-in, hanno anche bloccato il traffico in via Argine, davanti alla sede. Tra i protagonisti della protesta c’è la 41enne Carmen, che raggiungiamo al telefono nel bel mezzo di un’assemblea: «Stiamo presidiando la fabbrica, che è casa nostra, dove siamo nati e cresciuti», spiega a LetteraDonna: «Nessuno può mettere le mani sulla vita delle persone. Noi non molliamo».

DOMANDA. Carmen, da quanto tempo lavori alla Whirlpool?
RISPOSTA.
Da 17 anni, nel finissaggio. Anche mio marito lavora qui, nel reparto successivo, quasi all’imballaggio. Ci siamo conosciuti e innamorati in fabbrica.

Avete figli?
Sì, due: Benedetta di dieci anni e Antonio di cinque. Fino a pochi giorni fa abbiamo vissuto una vita serena, i bambini facevano sport e mandarli al campo estivo non era un problema. Adesso invece stiamo lottando per il nostro lavoro… e li vediamo pochissimo.

Quanto tempo trascorre al presidio?
Ci sono dei turni, ma indicativamente otto ore al giorno, dalle 14 alle 22. La solidarietà non manca: sabato 8 giugno per un’ora vengono degli animatori per i figli dei dipendenti, che stanno vivendo giorni molto duri, domenica 9 è invece atteso il cardinale Sepe.

I suoi figli si rendono conto di quello che sta accadendo?
Ci hanno chiesto che cosa stava succedendo. Abbiamo risposto, in modo semplice, che non vogliono più fare le lavatrici a Napoli. Senza parlare della possibile chiusura. La fabbrica fa parte anche della loro vita: qui c’è un’aula sociale, dove i bambini vengono a giocare. Sa cosa mi ha detto mia figlia?

Mi dica.
«Mamma, secondo te il cieco quando sogna riesce a vedere qualcosa?». Io ho risposto che pensavo di sì. E lei: «Allora niente è impossibile. Può essere che riuscirete di nuovo a fare le lavatrici a Napoli».

È fiduciosa?
Di carattere sono una persona positiva, spero si concluda tutto per il meglio, ma non ho idea di come andrà a finire. So che vorremmo invecchiare qui, come hanno avuto possibilità di fare tanti dei nostri genitori.

Anche suo padre lavorava alla Whirlpool?
Non solo, anche mia madre. Si può dire che io sia nata in fabbrica, visto che i miei genitori si sono conosciuti proprio qui, tanti anni fa. Il fattore identitario, per noi che siamo di Ponticelli, è fortissimo.

Ha qualche ricordo di lui operaio e lei bambina?
Da piccola papà mi portava di domenica mattina a fare gli spettacoli in aula sociale, con gli altri bambini. Non ha idea del dolore che stiamo provando. Le lacrime stanno finendo, ma per fortuna le forze non ci hanno ancora abbandonato.

Suo padre come sta vivendo tutto questo?
È qui che presidia la fabbrica, tutti i giorni. Come tanti altri pensionati per loro perdere la Whirlpool è come perdere l’eredità che ci hanno lasciato.

Donne e lavoro. È un tema che affrontiamo spesso. Da questo punto di vista che ambiente c’è a Ponticelli?
Sono la prima consigliera Cral della fabbrica. Mi occupo dell’area sociale, l’ambiente è positivo e dà molte opportunità alle figure femminili. Abbiamo persino organizzato un evento dedicato alle donne, dove abbiamo parlato del ruolo di operaie e impiegate. Sarebbe un peccato perdere tutto questo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso