5 Giugno Giu 2019 1810 05 giugno 2019

La storia di Luciana, vittima di una truffa romantica sul web

Sposata e con due figli, ha raccontato a LetteraDonna i dettagli di un raggiro che, nel giro di otto mesi, le è costato 12.500 euro: «Chiunque può cadere nella trappola». 

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Truffa Affettiva Romantica Acta

Per mesi Pamela Prati, Eliana Michelazzo e Pamela Petricciolo, con la complicità di talk show e riviste di gossip, hanno ammorbato gli italiani con la storia del presunto matrimonio della showgirl con Mark Caltagirone, rivelatosi poi un personaggio di fantasia. Detto che serviva fantasia soprattutto per credere a questa storia, la vicenda ha in qualche modo portato all’attenzione il fenomeno delle truffe affettive effettuate tramite profili social di uomini inesistenti, tema a cui Chi l’ha visto? ha dedicato un’intera puntata, durante la quale l’ospite Pamela Prati ha fatto scena muta. Per fortuna, viene da dire, perché sarebbe profondamente sbagliato mettere sullo stesso piano chi in fin dei conti ha creato una grossa bugia marciandoci poi sopra e chi, invece, è stata vittima di una vera cybertruffa affettiva, innamorandosi di un uomo che alla fine non esisteva, perdendo ingenti somme di denaro. «Ci sono due filoni: inglese e africano», spiega a LetteraDonna Jolanda Bonino, presidente Acta (Associazione Contro Truffe Affettive): «Nel primo i raggiri, orchestrati soprattutto da nigeriani, sono incentrati attorno alle figure di militari in missione, mentre nel secondo le storie inventate riguardano uomini d’affari che, viaggiando all’estero, si ritrovano ad avere problemi con la carta di credito». Come spiega la responsabile, al danno economico si aggiunge quello del cuore: «Con voi uomini fanno il giro più corto, vanno direttamente al sodo. Con noi donne invece fanno i sentimentali. E quando finisce è ancora peggio». Grazie a lei, siamo riusciti a parlare con Luciana, 54enne ferrarese raggirata dal sedicente Francis.

DOMANDA: Quando è iniziato tutto?
RISPOSTA:
Nel 2015. Ero su Facebook e mi arrivò una richiesta di amicizia da parte di un certo Francis Dupont. La foto del profilo, ho poi scoperto, era quella dello scrittore canadese Marc Gervais. Iniziammo a parlare: disse di essere francese, vedovo e di avere una figlia.

Con che frequenza vi sentivate?
All’inizio ci sentivamo di sera e comunque non tutti i giorni. Poi abbiamo preso a parlare più spesso, senza orari: mattina, pomeriggio, sera, persino alle tre di notte. Con mio marito che dormiva accanto a me nel letto.

In che lingua comunicavate?
In chat scriveva in italiano, usando il traduttore. A volte su WhatsApp mi lasciava anche dei messaggi vocali. Abbiamo fatto anche delle chiamate, ma molto brevi, visto che lui parlava in francese non riuscivamo a capirci bene.

Quando ha dato il via alla truffa?
Dopo un paio di mesi. Mi ha detto che doveva andare in Costa d’Avorio perché suo padre, che viveva là, aveva problemi di salute. Per due giorni non si è fatto sentire: «Papà sta davvero male e io ho bisogno di soldi, perché non riesco a utilizzare la mia carta di credito». La prima richiesta è stata di 200 euro, ero titubante ma mi ha convinta.

E poi?
Poco dopo mi ha scritto dicendo che il padre era morto e che aveva bisogno di altri soldi per sbloccare l’eredità. Ho suggerito che fosse meglio andare al consolato per sbrigare certe faccende, ma lui ha risposto che era lontano e la città poco sicura… Quindi gli ho inviato altri soldi. A un certo punto anche la figlia ha iniziato a stare male: per convincermi mi ha inviato delle foto di una bambina in ospedale. Pensavo che tutto fosse un po’ strano, ma non riuscivo a dire di no.

Non poteva chiedere di fare una videochiamata?
In realtà due o tre videochiamate ci sono state. Sembravano molto disturbate, a causa della connessione lenta. Io ho visto davvero Francis: credo avessero messo una foto davanti al pc, per far sembrare che lui fosse davvero lì.

In tutto quanti soldi gli ha inviato?
Da 200 euro siamo passati a 300, poi 500, 600, 800. Una volta mi ha chiesto 900 euro perché doveva comprare i biglietti aerei per venire in Italia, per sé e la figlia. Ho controllato su Internet e effettivamente era quella la cifra che serviva per due voli dalla Costa d’Avorio. Dopo che gli ho spedito i soldi, mi ha detto che non erano potuti partire perché prima si sarebbero dovuti vaccinare. In tutto ho perso 12.500 euro.

Lei aveva dei dubbi, eppure ha continuato a mandargli denaro. Come è stato possibile?
Io glielo dicevo: «Non è che mi sta truffando?». Lui mi rispondeva di stare tranquilla, di essere una persona seria, che c’erano stati solo dei disguidi. Che sarebbe davvero venuto a trovarmi. Gli piacevo davvero, provava qualcosa per me, voleva che crescessimo sua figlia insieme, in Francia. Tutto questo è durato otto mesi.

Lo possiamo dire: si era innamorata di Francis.
Sì, mi ero innamorata di quell’uomo, anche se non lo avevo mai visto. Mi faceva sentire una principessa. Ero la donna della sua vita: «Ho pensato a te prima di addormentarmi e anche quando mi sono svegliato stamattina», mi scriveva.

Ma lei alla fine ci sarebbe andata davvero, in Francia con lui?
Sinceramente no, sarei stata disponibile a incontrarlo ogni tanto, considerando che la Francia è davvero vicina. Ma non sarei mai andata a vivere con lui. La mia vita è qui.

E in tutto questo, suo marito?
Lui non ne ha mai saputo niente e nemmeno i miei figli. Non credo abbia mai avuto neanche un sospetto: può darsi che qualche volta mi abbia visto un po’ agitata, ma in quel periodo ero in disoccupazione, quindi sarebbe stato normale, diciamo.

La truffa è andata avanti otto mesi. Come si è resa conto di essere stata ingannata?
Guardando la tv. Jolanda di Acta era ospite di Pomeriggio Cinque per parlare appunto di truffe affettive via web. Così sono andata sul sito dell’associazione e ci ho trovato la foto di Francis Dupont, che poi in realtà era un’immagine di Marc Gervais.

Che reazione ha avuto?
Ho scritto a Francis per dirgli che avevo scoperto tutto. A quel punto da lui ho anche ricevuto delle videochiamate, si è fatto vedere. La persona che mi aveva ingannato per otto mesi si chiamava Aziz ed era lì, con altri uomini di colore e una donna, che mi ha detto era sua sorella. Mi ha fatto vedere dove dormiva e mangiava. Ho provato tanta rabbia.

E cosa ha fatto?
L’ho bloccato. E ho chiesto aiuto ad Acta. Ho tentato anche di denunciarlo, ma la Polizia Postale mi ha detto che sarebbe stato inutile, perché in Costa d’Avorio non ha giurisdizione. Sarebbe stato come denunciare un fantasma, in pratica.

La sua storia è incredibile. Eppure è più comune di quanto si pensi. Com’è possibile?
Il fatto è che questi truffatori sanno entrare nella mente delle vittime, un po’ come se fossero degli psicologi. Ti studiano e cercando di isolari, per poi colpirti nel momento giusto, quando sei presa e in ansia perché da un paio di giorni non si fanno sentire. Può succedere a chiunque, non solo alle persone fragili o senza vita sociale.

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