29 Maggio Mag 2019 0811 29 maggio 2019

Chi è Ginevra Bersani che rappresenta l'Italia al G(irls)20

Al summit di Tokyo, che affianca il G20, partecipano giovani donne scelte per il loro potenziale da leader. Abbiamo intervistato la portavoce del nostro Paese (che si dichiara femminista).

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G20 G(Irls)20 Ginevra Bersani Franceschetti 1

Nell’ambito del G20, dal 2009 viene organizzato un secondo summit, meno conosciuto ma comunque importante: si tratta del G(irls)20, a cui partecipa una selezione di giovani delegate dei 20 Paesi più industrializzati, che presentano proposte per migliorare la condizione delle donne in tutto il mondo. Nel 2019, a rappresentare l’Italia a Tokyo è la 23enne Ginevra Bersani Franceschetti (nel 2018 c'era Sara Tanan), nata a Brescia ma francese d’adozione: a 17 anni si è trasferita in Bretagna dove ha finito il liceo, e attualmente studia presso SciencesPo, prestigioso istituto di studi politici di Parigi, dove si sono formati molti esponenti della classe dirigente d’oltralpe. «È un’occasione d’oro, perché G(irls)20 riunisce tutte le mie passioni: politica, diplomazia, imprenditoria e femminismo», spiega a LetteraDonna: «Si tratta di un evento che permette la creazione di un network virtuoso, perché mette in contatto donne che hanno lanciato progetti di ogni genere».

DOMANDA: Concretamente, che cosa presenti al G(irls)20?
RISPOSTA:
Un comunicato ufficiale, una sorta di manifesto rivolto ai leader del G20, con richieste specifiche diverse da Paese a Paese. Ci stiamo lavorando da mesi. L’obiettivo finale è creare un’atmosfera propizia per idee, iniziative e progetti che aiutino le donne in tutto il mondo.

Che proposta rivolgi al premier Conte?
Lavoriamo in gruppi da cinque su tematiche specifiche. Io mi occupo ad esempio di lavoro e imprenditoria, un altro team ad esempio di educazione e salute. La mia proposta è la creazione di un fondo nazionale di investimento iniziale per aiutare aziende fondate o cofondate da donne.

Che ragazze sono quelle del G(irls)20?
Giovani donne che hanno il potenziale, già espresso in qualche modo, per diventare in futuro leader dei rispettivi Paesi. Nel mio gruppo c’erano la francese Tiyi Aveva, la statunitense Valerie Weisler, l’australiana Georgie Carey e la palestinese Lara Kasbari in rappresentanza dell’area Mena, ovvero Medio Oriente e Nord Africa. Per avere un quadro generale sull’imprenditoria abbiamo fatto ricerche anche su altri Paesi. Io mi sono occupata di Regno Unito, Brasile, Sudafrica e Argentina.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché l’Italia debba essere rappresentata da una ragazza che da cinque anni vive all’estero.
La mia risposta è che io sono fierissima di essere italiana e della cultura che mi porto dietro. Credo però che ora come ora per me sia importante essere in un posto dove posso sfruttare al massimo le mie competenze e potenzialità. Purtroppo per vari motivi, tra cui il fatto che sono una giovane donna, al momento in Italia ciò non sarebbe possibile. Il mio obiettivo a lungo termine è però proprio quello di tornarci.

E come sei stata scelta?
Avevo tutti i requisiti, tra cui l’età inferiore a 24 anni, e mi sono candidata spontaneamente. Poi ho superato le varie fasi della selezione, durata mesi, facendo colloqui sui progetti, su ciò che abbiamo fatto e quello che faremo. Alla fine ho vinto io. Non so esattamente perché: forse per la mia resilienza.

Come imprenditrice hai ideato Smart Future Academy. Di cosa si tratta?
È un progetto formativo che ha come obiettivo ispirare e orientare i ragazzi nello studio e nel lavoro, grazie all’intervento di speaker che raccontano la loro esperienza. L’ho ideato insieme ai miei genitori, è un tema che mi sta molto a cuore ma vivendo all’estero al momento sono loro che se ne occupano principalmente.

A Parigi sei attiva nell’associazione Politiqu’elles, che promuove la presenza delle donne in politica e negli affari. Quanto siamo indietro rispetto alla Francia?
Secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, per la condizione femminile complessiva, tra salute, lavoro, diritti e uguaglianza, la Francia è 12esima al mondo, mentre l’Italia è solo 70esima, dietro molti Paesi del Terzo Mondo. Per me è più semplice ‘combattere’ per i nostri diritti in Francia, dove ci sono molte più orecchie disposte ad ascoltare.

A 17 anni hai scritto Ossa Sciolte, un libro di poesie sul tema della violenza di genere. In Italia è un’emergenza. E all’estero?
Da noi vige la cultura del macho, del maschio aggressivo nei confronti della donna. Negli Stati Uniti non mancano casi del genere, ci mancherebbe, ma per quanto riguarda il fenomeno del catcalling non c’è paragone: in Italia è davvero insopportabile, quando ci torno non so come reagire quando gli uomini per strada mi trattano come se fossi un pezzo di carne. Diciamo che la differenza si nota.

Adessi sei a metà strada tra politica e imprenditoria. Cosa vedi nel tuo futuro?
L’unica cosa che potrebbe coniugare le due cose è diventare imprenditrice sociale, creando servizi e prodotti che possano fare del bene alla comunità, rendendo migliori le vite dei clienti. In generale mi vedo più a mio agio nell’imprenditoria, in cui è più facile cambiare le cose che nella politica, dove ci sono processi che proprio non si possono velocizzare.

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