Sessismo

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28 Maggio Mag 2019 1221 28 maggio 2019

Un libro spiega la misoginia ai tempi di Internet

Nella 'manosphere' il disprezzo nei confronti del genere femminile assume tante forme. Ne abbiamo parlato con Rossella Dolce, coautrice del volume Il web che odia le donne

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Web Che Odia Le Donne 3

Revenge porn, hate speech, slut shaming. Sono solo alcune delle forme attraverso cui i leoni da tastiera hanno modo di dare sfogo alla loro becera misoginia. Eh sì, bisogna prenderne atto: lontano dal fulgore degli strumenti innovativi offerti dalla Rete, dalla condivisione di notizie e conoscenze, esiste una galassia di gruppi, forum, siti e chat che crescono e si alimentano grazie al disprezzo nei confronti del genere femminile. Proprio di questo parla Il web che odia le donne (ed. Ledizioni), libro scritto dalla psicologa Rossella Dolce e dall’analista digitale Fiorenzo Pilla, già disponibile nella versione digitale e, dal 13 giugno, anche in quella cartacea. Nel volume gli autori compongono un quadro dei numerosi fenomeni sessisti che pervadono la Rete e che possono produrre tragiche conseguenze ben oltre i confini digitali, definendone non solo le cause, ma anche possibili soluzioni. LetteraDonna ha deciso di approfondire l’argomento insieme a Rossella Dolce.

Rossella Dolce.

COS’È LA MANOSPHERE

La galassia (in continua espansione) di siti web a tinte misogine si rifà a una particolare visione della mascolinità, a volte chiamata neomascolinità. Tutti insieme formano la cosiddetta manosphere: «Le teorie che la popolano si riferiscono a dei rapporti uomo-donna in cui la seconda deve essere sottomessa e costretta ad una condotta onorevole. Nella nostra libertà di espressione viene vista stupidità e la femmina, percepita come inferiore, è considerata alla stregua di un animale, senza una reale capacità di discernimento e perciò anche privata di autorità nel momento di sofferenza. In alcuni ambiti vengono addirittura proposti corsi e metodi di sottomissione e umiliazione delle donne».

ALLA BASE DELLA MISOGINIA

«Questi comportamenti nascono da due fattori principali: il primo è la presenza, più o meno evidente ma sempre presente nelle varie culture, di pregiudizi e stereotipi sull'essere maschio e femmina e sul rapporto uomo-donna. Il secondo è la possibilità, data dal mezzo digitale, di creare gruppi chiusi che alimentano il risentimento, l'odio e la sofferenza di chi vi partecipa». Già, sofferenza. Sembra strano, ma è così: «Tali sentimenti, espressi e rinforzati dalla reciproca incapacità di uscire da questa condizione e spesso dall'inadeguatezza sociale che caratterizza i membri del gruppo, diventano motore delle azioni misogine». Insomma, le parole scritte sul web danno un potere effimero e regalano a certi ‘poveretti’ una sensazione di forza che non hanno nella vita reale. Non a caso, in un mondo ancora dominato dallo stereotipo del maschio forte e della femmina debole, le donne che finiscono più spesso nel mirino degli haters sono proprio quelle di successo, indipendenti e sicure di loro stesse.

LE FORME DEL DISPREZZO

«Il revenge porn, l’inneggiare allo stupro, il ridurre l'insulto sempre al sessismo, l’avere una diversa considerazione dell’autonomia femminile e maschile: tutti esempi più o meno forti di questo fenomeno», spiega Rossella Dolce, che porta all’attenzione anche altre espressioni della misoginia sul web, a cui non è immediato pensare. Una di esse è il bomberismo, ovvero «l’esaltazione dell’uomo ignorante e arrogante che, grazie ai soldi, fa la bella vita circondandosi di ragazze». L’archetipo del bomber, come spiega la psicologa, secondo i frequentatori del web è l’ex calciatore Christian Vieri, che fortunatamente (e molto intelligentemente) ha poi preso le distanze dal ‘fenomeno’. Su Internet proliferano poi i cosiddetti pick up artist, esperti che dispensano consigli su come riuscire a portarsi a letto più donne possibili: «Il messaggio è aggressivo e violento. Rimanda al mondo animale, dove domina il maschio alpha, quello che ha successo sessuale. ‘Sotto’ di lui c’è il beta, scelto solo dalle rifiutate dal più forte. Via via si arriva fino all’omega, ovvero lo sfigato che deve elemosinare l'attenzione femminile e mettere in conto una vita da cornuto». Visto che nessuno vuole vivere così, sono in tanti a seguire i consigli dei guru del rimorchio. Come Julien Blanc, ideatore di una tecnica con cui, stringendo una mano attorno al collo, è possibile provocare nelle donne una sensazione di soffocamento per spingerle più facilmente con la testa ‘in basso’: una foto del il pick up artist impegnato in tale mossa è stata condivisa su Twitter con l’hashtag #ChokingGirlsAroundTheWorld (‘Strangolando ragazze in giro per il mondo’).

DATI PREOCCUPANTI

Il fenomeno è in rapida diffusione e il fatto che si sviluppi (anche) in gruppi chiusi e chat private lo rende in gran parte sottostimato. Per quanto riguarda il nostro Paese, «in appena otto mesi una ricerca di Vox-Osservatorio italiano sui diritti ha geolocalizzato un milione di insulti contro le donne apparsi su Twitter». Le aree più misogine? «La pianura padana, con Lombardia, Piemonte e Veneto al Nord. Campania, Molise e alcune zone della Puglia al Sud». Come sottolinea Rossella Dolce, per quanto riguarda invece i dati internazionali, le rilevazioni del Pew Research Center riportano numeri inquietanti secondo cui negli Stati Uniti il 25% delle donne sono state molestate online e il 26% ha subito stalking online. A proposito di cose inquietanti, «da segnalare anche il fatto che circa la metà di tali azioni sono attuate da donne. Il fenomeno è talmente importante che arriva a rompere la solidarietà tra simili, rendendo carnefice chi prima è stata vittima o chi teme di diventarlo».

COME ARGINARE IL FENOMENO

Che cosa possiamo fare per arginare il problema? «Dal punto di vista personale occorre essere consapevoli dei ruoli giocati nel tollerare e tramandare una cultura basata su stereotipi del maschile e del femminile, mentre da quello sociale dobbiamo rendere il proprio gruppo familiare o amicale sempre più attento alle battute, ai modi di dire, alle aspettative che nutriamo gli uni negli altri sulla base di questi pregiudizi», sottolinea Rossella Dolce. Che poi aggiunge: «Come donne possiamo notare un primo segnale di condizionamento misogino nel momento in cui pensiamo al successo di altre donne con invidia e con dubbi sulla modalità che le ha portate ad esempio ad una promozione». Queste le soluzioni a portata di mano, per così dire. Lo Stato, infatti, sta facendo qualcosa ma non abbastanza: «Il provvedimento legale esiste sul revenge porn (qui il commento di Maria Teresa Giglio, la mamma di Tiziana Cantone) da pochissimo. Il reato di diffamazione viene invece da tempo considerato per ogni forma di abuso online, ma com’è noto, nonostante la segnalazione alla polizia postale di gruppi misogini, è difficile riparare i danni alla reputazione delle donne colpite e, inoltre, non c'è modo di eliminare foto o contenuti offensivi dal web».

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