24 Maggio Mag 2019 1510 24 maggio 2019

Giuliana De Sio: «Le molestie nel cinema italiano sono vere»

Secondo il volto de Il bello delle donne oltre ai nomi già usciti, ce ne sarebbero altri che non sono ancora venuti a galla.  A tu per tu con l'attrice che denuncia la mancanza di ruoli nelle produzioni italiane.

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È stata il volto, spesso polemico e antagonista, di tante fiction di successo come Il bello delle donne e Caterina e le sue figlie. Un carattere schietto che ha portato anche all'edizione 2017 di Ballando con le stelle. Il sogno di Giuliana De Sio però è un film che affronti tematiche importanti così da sentirsi utile anche dal punto di vista sociale: «Il nostro cinema è tecnicamente migliorato rispetto agli Anni ʼ80 però pecca sul piano della profondità e della tridimensionalità dei personaggi», ci ha raccontato lei, che in passato è stata diretta da nomi come Andrée Ruth Shammah, Giorgio Strehler, Lina Wertmüller ed Enrico Maria Lamanna, durante il Bif&st – Bari International Film Festival.

DOMANDA. In uno dei film in concorso, Irina, la protagonista per sopravvivere alla povertà sceglie di diventare madre surrogata. Che cosa ne pensi?
RISPOSTA.
Di fronte alle tematiche sulla maternità si scatenano sempre tante riflessioni, di natura ideologica, religiosa e politica e non è corretto. Bisogna riuscire a ragionare con la mente sgombra. Io ce l'ho. Esistono tante coppie e persone sole a cui la maternità potrebbe risolvere la vita, dandolo loro un senso e felicità, ma questo non sempre è possibile. In Italia è ancora vietata l'adozione per single. Personalmente se dovessi pensare ai modi per avere un figlio non penserei immediatamente alla surrogata. Quando tutte le opzioni non vanno a buon fine, allora ritengo che si possa ricorrere pure a questa strada. Deve instaurarsi, però, un rapporto pulito e chiaro tra donatore e ricevente. Credo sia un'ultima spiaggia da entrambe le parti perché da un lato c'è qualcuno che le ha provate tutte e non è riuscito ad avere un figlio dall'altro una persona con evidenti problemi economici. Non lo si fa per generosità.

Non ti fai mai problemi a dire ciò che pensi. Come siamo messi a livello di discriminazione di genere?
Esiste. Nel mondo del lavoro in primis. Ma anche nei rapporti sociali così come in quelli amorosi, ma non si può legiferare. In questo periodo storico è in corso una guerra fredda tra i due sessi, è uno dei momenti più difficili in cui si possano incontrare in maniera sana un uomo e una donna per decidere di stare insieme perché sono avvenute troppe cose che hanno cambiato le carte in tavola, soprattutto per i maschi e anche loro dovrebbero fare la propria parte.

A proposito di parità, hai esordito sul piccolo schermo con Una donna, tratto dal romanzo di Sibilla Aleramo. Quali sono i punti di contatto con oggi?
Allora non potevamo permetterci neanche di divorziare. Adesso però combattere è più difficile perché tutto ciò che accade, accade sottoterra. Il guaio è che nel profondo gli uomini sono più arrabbiati rispetto a quanto lo fossero nel Novecento quando, nel complesso, riuscivano a tenerci abbastanza a bada. Non tutto, ma gran parte di ciò che si verifica ha a che fare con questa rabbia nei confronti dell'universo femminile. Siamo di fronte a un fenomeno di natura psicologico-culturale che è molto difficile influenzare. Occorrerebbe rialfabetizzare i maschi ai rapporti con l'altro sesso e avere delle madri meno oppressive e possessive verso i bambini.

Cosa ha a che fare la violenza di genere con questo?
Intanto bisogna chiarire che esistono vari step. È violenza anche la non voglia di comunicare da parte dei maschi. Ormai nella relazione tra i sessi se non si muove la donna stiamo fresche: l'uomo quasi non corteggia più. Mentre sarebbe giusto che ci fosse un impegno da entrambe le parti. Poi a salire, o scendere, si arriva agli abusi e ai femminicidi.

E sulle molestie sessuali nel mondo dello spettacolo che idea ti sei fatta? E davvero così spaventoso quest'ambiente?
In America parecchio anche perché Weinstein era veramente l'uomo più potente per cui tutto passava attraverso le sue mani e il livello di corruzione era altissimo. Sono contenta che le donne coinvolte abbiano assunto abbastanza potere da potersi ribellare.

E da noi?
Sono stati fatti dei nomi, che sono veri perché delle persone in privato mi hanno raccontato ciò che è avvenuto. Altri non sono venuti a galla. Quelli che sono emersi vanno avanti tranquillamente.

Giuliana De Sio con la regista Lina Wertmüller.

GettyImages

Tu in una situazione del genere come avresti reagito?
Faccio paura agli uomini, non si avvicinano neanche. Una donna sa come tenere a distanza. In generale non si può esprimere un'opinione su un universo così vario dove ci sono persone di entrambi i sessi oneste, ma anche totalmente disoneste.

Spesso in queste situazioni ci finiscono attrici emergenti. Ce n'è qualcuna che ti piace particolarmente?
Confesso che non guardo molto cinema italiano. Netflix sta invadendo la mia quotidianità. Queste piattaforme stanno producendo progetti coraggiosi, superando il cinema più indipendente. Non vado in sala per i kolossal americani, cerco contenuto ed emozioni. Le ragazze che iniziano ora, o hanno iniziato da poco, devono relazionarsi con le produzioni nostrane che, avendo uno sguardo vasto e internazionale, io trovo abbastanza perdenti.

Siamo carenti di ruoli?
Per ciò che mi riguarda non faccio cinema da protagonista da tantissimo tempo.

Non ti manca?
Moltissimo. Non voto più ai David di Donatello, nonostante ne abbia vinti due, per protesta perché in questo momento, non c'è spazio per un'attrice come me nei film attuali.

Perché?
Dopo Cattiva di Carlo Lizzani del 1991, un film che mi è valso vari premi, si sono interrogati su cosa avrebbero potuto farmi fare. Con quella pellicola è come se avessi detto: «Guardate, sono un'interprete per la quale bisogna scrivere ruoli». Questa cosa, che solitamente apre le porte, mi ha tagliato fuori dal grande schermo.

Non hai mai pensato di scrivere qualcosa?
No perché, contrariamente ad altre persone che si cimentano in tutto, io ritengo di saper fare benissimo l'attrice se c'è il giusto contesto. E poi diciamolo: non basta saper scrivere, bisogna avere l'idea forte e anche la "faccia di corno" di metterla nero su bianco e io, forse, non ce l'ho. Col mio curriculum pensavo di poter svolgere la mai professione finché le forze avrebbero retto. La porto avanti, ma non sempre lavoro coi registi con cui vorrei.

Dove sarai impegnata prossimamente?
A ottobre riprendo la tournée de Le signorine con Isa Danieli e la regia di Pierpaolo Sepe. Debuttiamo al Parenti di Milano e proseguiamo fino a marzo.

In chiusura, richiamando una tua fiction di successo, cosa non è stato ancora colto de Il bello delle donne?
È arrivato tutto anche perché non si fa altro che dire quanto siamo più forti, intelligenti e brave, però è così che gli uomini, al contempo, ci hanno seppellito. È come se coprissero con un velo di eleganza il loro disinteresse per una femmina. Così, mentre per noi un uomo pieno di talento e carisma è un soggetto estremamente desiderabile, per il maschio tutte queste qualità sono purtroppo un disvalore ed è qualcosa di terribile con cui dobbiamo fare i conti. Ho tantissime amiche, di varie età, quasi tutte sole e penso sia un fenomeno antropologico da studiare, ma dovrebbe farlo una donna.

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