20 Maggio Mag 2019 1656 20 maggio 2019

L'amore che dura seconda Lidia Ravera

Una storia lunga 40 anni è al centro dell'ultimo romanzo della scrittrice, che ha anche ideato la collana per over 60 Terzo Tempo. «Essere femministe? Significa pretendere che il nostro sguardo abbia lo stesso peso di quello maschile».

  • ...
Lidia Ravera Amore Che Dura Terzo Tempo (2)

Una nuova collana di romanzi, interamente dedicata agli amori over 60, chiamata Terzo Tempo, per donne un tempo considerate ai margini della vita e per gli uomini che non pensano solo alla figlia della vicina. Previsti due titoli ogni quattro mesi: i primi sono firmati da Brunella Schisa (Non renderti ridicola) e da Emanuela Giordano (Appena in tempo). «Un’idea semplice, un po’ la scoperta dell’acqua calda, ma è venuta a me e ne sono fiera. L’ho proposta a Giunti e mi hanno subito detto di sì», spiega a LetteraDonna Lidia Ravera, scrittrice e giornalista femminista dall'immagine indissolubilmente legata all’opera prima Porci con le ali, romanzo del 1976 scritto a quattro mani con Marco Lombardo Radice e ‘ripreso’ in qualche modo da L’amore che dura, uscito a febbraio 2019 (leggi l'intervista fatta in occasione del lancio de Gli scaduti). Ed è proprio da qui, dalla sua ultima fatica letteraria, che inizia la nostra chiacchierata.

DOMANDA. Di cosa parla L’amore che dura?
RISPOSTA.
Di una storia che inizia a 16 anni e che dopo 40 anni non è ancora finita. I protagonisti, Emma e Carlo, vivono tutte e tre le forme di amore possibile. Da adolescenti provano quello effusionale, che si verifica tra persone molto giovani capaci di aderire l’una all’altra. Poi si sposano e vivono l’amore numero due, quello del bravo artigiano. L’ho chiamo così perché per far durare passione bisogna impegnarsi, essere seduttivi, amorosi e avere buona chimica dei corpi.

Poi cosa succede?
A un certo punto le vite di Emma e Carlo si divaricano. Lui vuole fare il regista e parte per New York, lei vuole essere buona, salvare vite umane, aiutando adolescenti a rischio una scuola della borgata romana di Colli Aniene. Hanno 36 anni e stanno insieme da 20. Carlo vorrebbe che Emma lo seguisse, ma in mezzo c’è stato il femminismo e non è più scontato che una donna segua il suo uomo ovunque: così lei rimane in Italia e si lasciano. Quando lei gli chiede il divorzio, lui torna in Italia e prova a riconquistarla perché ha capito che è donna della sua vita, che non può vivere senza di lei anche se ha avuto dozzine di fidanzate. Lei rifiuta per un motivo e scopriremo quale.

Il romanzo inizia nel presente o nel passato?
Nel presente. Carlo ha fatto un film sul loro amore adolescente, che ha aperto il Festival del cinema di Roma. Lui arriva da New York, lei ha già visto la pellicola in una proiezione privata e l’ha stroncata su una rivista online. Si danno un appuntamento, a cui lei va in bicicletta: quando stanno per incontrasi di nuovo viene investita da un’auto, cade, sbatte la testa su un marciapiede e finisce in coma. Emma ha con sé dei diari che scriveva da giovane, traboccanti di verità. È così che veniamo a sapere tutto ciò che è successo in quei 40 anni.

Ha descritto due dei tre amori possibili. Qual è il terzo?
Quello dei naufraghi: quando fai l’amore per ultima volta con lei, perché sai che la stai perdendo. Ti ci aggrappi, visto che stai andando a picco. Comunque vorrei sottolineare che con questo romanzo ho inaugurato due categorie di maschi.

In che senso?
Noi donne siamo sempre state schiacciate tra la figura della Carmen, donna seduttiva alla quale non puoi resistere, e Micaela, che nell’opera di Bizet è la ragazza buona, fedele affidabile che piace alla mamma di Don Josè. Io mi sono inventata le categorie dei Carlo e degli Alberto. Quest’ultimo è il sindacalista buono, tranquillo e solido che Emma sposa, mentre Carlo, uomo seduttivo e genio del corteggiamento, è quello di cui sarà innamorata per tutta la vita.

Ma ‘l’amore per sempre’ esiste davvero?
Può esistere, bisogna sapere surfare sull’onda del cambiamento senza opporre resistenza, altrimenti cadiamo dalla tavola e affoghiamo. Le persone devono essere capaci di resistere al tempo, che chiede mutamenti continui.

Ne L’amore che dura c’è un ritorno agli Anni '70. SI tratta di un periodo che ricorda con affetto?
La storia di Carlo ed Emma inizia nel 1976, quello di Porci con le ali. E infatti potrebbero essere due ipotetici Rocco e Antonia: riprendo in qualche modo la loro storia. Se ricordo con affetto quel periodo? In realtà sto molto meglio adesso ma, certo, la mia giovinezza c’è stata in quegli anni là.

Com’è cambiato il sesso in quasi 50 anni?
Non è più una bandiera, mentre all'epoca lo facevamo come gesto politico, per combattere i nostri genitori che ci dicevano di arrivare illibati al matrimonio. Oggi nessuno dice niente: i miei figli facevano sesso nelle loro camerette quando vivevamo insieme. Visto che non c’è più repressione e dunque nemmeno il bisogno di combattere, forse c’è meno passione. Ma, insomma, non penso che il sesso sia finito in cantina.

Dai giovani agli over 60, come è nata l’idea della collanaTerzo Tempo?
Decenni fa questa fase della vita non c’era: passati i 60 anni morivi. Ora invece abbiamo altri 30 anni di aspettativa di vita, con tanto tempo libero, maggiore indipendenza con i figli grandi e possibilità di innamorarci di nuovo. Ci sono solo più passato e meno futuro. Ho pensato fosse giusto lavorare sull’immaginario collettivo per allontanare dal terzo tempo stereotipi negativi che ci portano ad avere paura e orrore di invecchiare. Tante donne dopo i 60 anni si sentono ‘scadute’ e lontane dal desiderio: siccome pensano di non suscitarne più, non osano nemmeno provarlo. È un problema culturale, dunque proviamo a lavorare sulla cultura con una collana di libri.

Sembra che agli uomini sia ‘permesso’ invecchiare, mentre alle donne no.
Proprio così, infatti quando gli uomini hanno una crisi di mezza età si mettono con ragazze che potrebbero essere loro figlie. Le donne non lo fanno, succede solo alle attrici e alle miliardarie. Il tutto è giustificato in parte dal fatto che il corpo maschile non porta scadenze, mentre noi abbiamo la menopausa alla fine del periodo fertile che ci marca il tempo. Ma sì, ovviamente stiamo parlando di cattiva cultura e stereotipi che le donne subiscono.

I libri di questa collana sono pensati per gli over 60 ma immagino li consigli ai lettori di ogni età.
Sì, la collana è destinata a tutti. A chi ha 40 anni e ha già avuto prima botta di panico. Ai ragazzini di 20 anni che rischiano di vivere fino a 120, a quelli di 60 che vogliono riprendersi dallo choc, a quelli a cui non frega niente dell’età ma che sono interessati al trascorrere del tempo, un tema che è molto intrigante perché trasforma la vita in un viaggio. I protagonisti sono però tutti over 60, coinvolti in storie d’amore che finiscono bene... benino.

Dunque possiamo dire che i 60 sono i nuovi…?
I 60 sono una prima volta perché nessuno aveva mai avuto l’aspettativa di vita che abbiamo noi. Siamo pionieri, esploratori, io mi sento come una capocordata: tutto questo mi eccita e diverte molto.

Che cosa significa essere femminista?
Significa essere attenta alle discriminazioni di genere, vivere la propria vita consapevoli della nostra diversità, battendosi affinché essa non venga considerata meno importante. Gli uomini e le donne sono diversi, c’è poco da fare, non c’è un genere peggiore dell’altro, ma ci sono solo due sguardi diversi sul mondo. Ecco, essere femministe significa pretendere che il proprio sguardo abbia lo stesso stesso peso e diritto di esistere di quello maschile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso