17 Maggio Mag 2019 1821 17 maggio 2019

Antonella Bundu: «Sogno una Firenze inclusiva»

Femminismo, gender gap, razzismo e Pillon: a tu per tu con l'unica donna in corsa per la poltrona di sindaca del capoluogo toscano alle elezioni amministrative del 26 maggio. 

  • ...
Antonella Bundu Sindaco Firenze

Antirazzista, femminista, attivista per i diritti civili in Oxfam e orgogliosamente di sinistra, Antonella Bundu aspira alla poltrona di prima cittadina del capoluogo toscano. Madre di Firenze e padre della Sierra Leone, ha un animo cosmopolita ma si definisce al contempo una fiorentina doc, pronta a combattere ogni tipo di disuguaglianza, a partire da quella femminile. Una questione, sostiene, che ha a che fare anche con l’uso corretto delle parole: «Quando mi dichiaro candidata sindaca, e non sindaco, vengo tacciata di esagerare ma io non credo proprio, la rivoluzione culturale passa anche da queste piccole cose», ci ha raccontato a qualche giorno dal voto previsto il 26 maggio 2019.

DOMANDA. La sua candidatura alle amministrative è appoggiata da numerosi partiti di sinistra, ma cosa significa oggi esserlo?
RISPOSTA. Portare avanti valori di uguaglianza e libertà e dare risposte sociali alle persone basandosi sull’inclusività; non pensare solo al proprio orticello con egoismo credendo di essere superiori agli altri, né al nazionalismo come modello ma perseguire il bene dell’intera comunità. Per me è un concetto chiarissimo e sono fiera di esprimerlo anche se ultimamente va più di moda dire di non essere né di destra né di sinistra, dimenticando come non si tratti affatto di divisioni superate ma di idee di mondo ben distinte. E poi di solito chi non vuole schierarsi porta avanti azioni di destra nascondendole.

Come il sindaco uscente e candidato al secondo mandato Dario Nardella del Partito Democratico, renziano di ferro al quale la coalizione che la supporta si oppone nettamente?
Sì, ci consideriamo l’alternativa alla sua politica. Si professa di centro sinistra ma in realtà parla alla pancia della gente esattamente come conviene di più fare in questo periodo storico, e prende decisioni che vanno in direzione opposta a quella dei diritti. L’ultima in ordine di tempo riguarda l’istituzione delle zone rosse a Firenze, che piacciono tanto anche a Matteo Salvini. Sono state decise dalla prefettura ma con l’appoggio del sindaco e credo sia una vergogna.

Di cosa si tratta?
Dell’allontanamento e del divieto di accesso ad alcune aree centrali della città a persone denunciate per reati di spaccio, contro la persona, danneggiamento o commercio abusivo su suolo pubblico. Impedire a chiunque di calpestare una determinata strada è già grave, in più in questo caso non si aspetta nemmeno la sentenza della magistratura ma si decide sulla base di una semplice accusa. Si parla spesso di spopolare le periferie a favore di una città policentrica e poi si caccia la gente fuori dal salotto buono.

Una decisione anti liberale che il suo programma combatte con fermezza.
Assolutamente, ma prima ancora di parlare di programmi credo sia scandaloso essere in competizione per Palazzo Vecchio con una persona rappresentata da Casa Pound o con una, come Ubaldo Bucci, sostenuto tra gli altri da Forza Italia e Fratelli d’Italia, che non ha festeggiato il 25 aprile. Dare a certa gente la possibilità di presentarsi è uno sgarbo a una città come Firenze, medaglia d’oro per la Resistenza.

La sua carnagione non lascia dubbi sulle origini, ha mai subito episodi di razzismo per questo?
Ho vissuto in Sierra Leone e Inghilterra, ma sono nata e ho passato gran parte del mio tempo qui quindi mi definisco italianissima. Molti purtroppo non la pensano allo stesso modo. Quando la gente mi vede tende istintivamente a essere un po’ diffidente e questo perché si fa ancora fatica ad accettare l’esistenza di una società multiculturale. Se ci penso sono diversi gli episodi di intolleranza, più o meno gravi, che ho subito.

Ce li racconti.
Il più eclatante riguarda una donna che mi gridò «negra di merda» e che, se pur dopo sette lunghi anni, è stata condannata a tre mesi di reclusione. Non li ha mai fatti e il mio intento non era certo quello di mandarla in carcere, però mi sono sentita risarcita a livello di giustizia simbolica. Poi ci sono i piccoli momenti di vita quotidiana, spesso di poco conto ma che, ripetendosi in modo continuo, alla fine logorano.

Tipo?
Se sono in coda in banca l’addetta allo sportello da del Lei a tutti, ma quando arriva il mio turno mi accoglie con un «allora dimmi», quasi a non riconoscere quel minimo di autorevolezza che un’adulta di 49 anni meriti. Oppure se mi suonano alla porta persone che non conosco quando apro la domanda più ricorrente pensando io sia la domestica è: «La signora c’è?».

In più è donna.
Un altro bel problema a quanto pare. Essere l’unica candidata a guidare la città è l’emblema di quanto l’Italia sia culturalmente arretrata anche in questo. Abbiamo le stesse capacità degli uomini ma purtroppo spesso non riusciamo a imporci e non per colpa nostra ovviamente. In Inghilterra per provare almeno in parte a ridurre il gender gap si sono inventati la positive discrimination, ovvero la regola per cui quando una donna cerca un lavoro o fa un concorso le venga automaticamente attribuito un punteggio in più. Una misura che non ha nulla a che vedere con le quote rosa ma con la lucida consapevolezza che essere femmine significhi partire sempre svantaggiate.

«Essere femmine significa partire sempre svantaggiate».

È questo Governo a portare indietro la lancetta dei diritti o gli italiani hanno sempre avuto determinate idee e adesso si sentono liberi di esprimerle?
Razzismo e intolleranza sono sempre esistiti, oggi sono solo sdoganati. Se si parla di donne invece credo che la spinta conservatrice venga proprio dalle Istituzioni che riconoscono solo la famiglia tradizionale e fomentano le associazioni pro-vita che in realtà per la vita non fanno nulla, anzi portano avanti politiche naziste contro diritti inviolabili che si pensavano acquisiti.

Cosa pensa del Ddl Pillon?
Che sia vergognoso perché, tra le varie cose, forza donne e minori vittime di violenza a rimanere in casa con chi le perpetua. Ma è solo uno degli attacchi che si consumano in questo periodo alla dignità e libertà femminile, la Regione Toscana ad esempio ha appena stanziato 195 mila euro in tre anni a favore del Forum Toscano delle associazioni per i diritti della famiglie, che ha come primaria missione quella di combattere e boicottare la legge 194.

Capitolo violenza sulle donne, esiste una ricetta per arginarla o è utopia?
I femminicidi sono l’unico reato in costante aumento ovunque e non si può più pensare di rimandare il dibattito. A livello pratico credo vadano potenziati i centri antiviolenza e incrementati i progetti di cohousing per donne e minori vittime di abusi. Inoltre, mi piacerebbe riuscire ad aumentare la tassazione sui patrimoni più alti e destinare i soldi ricavati a progetti di questo tipo, che lo meritano sicuramente di più di quelli di ispirazione preistorica. Prima ancora però è necessario ripartire dalla cultura delle relazioni attraverso l’apertura di tavoli di lavoro con le associazioni e l’ascolto attivo delle persone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso