16 Maggio Mag 2019 0900 16 maggio 2019

Roberta Di Mario: «Con la mia musica racconto il disarmo»

È tra i tanti artisti pronti a esibirsi in occasione di Piano City Milano. Durante l'anteprima del 16 maggio presenta il singolo Leda and the Swan. La nostra intervista. 

 

 

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Piano City Milano Roberta Di Mario

Tutto pronto per Piano City Milano, manifestazione giunta all’ottava edizione che propone oltre 450 concerti gratuiti in piazze, parchi, musei, case, terrazze e cortili della città. Tra i tantissimi artisti presenti nel capoluogo lombardo c’è anche la pianista contemporanea Roberta Di Mario, che ha in programma non una ma ben due esibizioni. «Nell’anteprima di giovedì 16 maggio presento in Piazza Liberty il nuovo singolo Leda and the Swan, inserito nella playlist Piano City Milano 2019», spiega a LetteraDonna la musicista. «Sabato 18 mi esibisco poi alla Galleria d’Arte Moderna, nella postazione chiamata ‘Piano Giardino’. Sono contenta di partecipare per la terza volta a questa incredibile manifestazione».

DOMANDA. Quando è nata la tua passione per il piano?
RISPOSTA.
Prestissimo. Ho iniziato a cinque anni, in pratica ho conosciuto prima le note delle lettere dell’alfabeto. Ho fatto studi privati con un’insegnante, poi quelli accademici al conservatorio, ovviamente attraversando varie fasi, come l’adolescenza in cui ero molto desiderosa di uscire con le amiche (ride, ndr), sempre spinta dall’amore per lo strumento più bello e completo che ci sia.

E una volta diplomata?
Ho iniziato a sperimentare sonorità diverse, perché la musica classica non mi bastava. Sono passata da teatro, musical e persino cantautorato, mi sono fermata per dedicarmi alla crescita di mio figlio, per poi reinventarmi, fino agli ultimi due album: Illegacy e poi Disarm, che esce in autunno.

Parlacene.
Ha sonorità più sobrie rispetto al precedente. Ho fatto una ricerca compositiva differente e il risultato è un disco minimalista. Ma con tutte le influenze possibili, visto che ascolto davvero tanta musica: dentro c’è tutto quello che sono e che sarò. Si tratta di un concept album, con 11 tracce che esplorano ogni direzione del disarmo. Il primo singolo, Valzer in A Minor, è nato come colonna sonora dell’operazione culturale Radici: voleva raccontare il fenomeno dell’immigrazione e dell’integrazione senza pregiudizi. Un disarmarsi verso l’altro, insomma.

Leda and the Swan che tipo di disarmo affronta invece?
Racconta in musica l’antico mito greco nel quale Zeus, assumendo le sembianze di un cigno, seduce Leda, moglie del re di Sparta. Lo fa con grazia e potenza: in mezzo c’è anche il tema del dominio e del prevalere dell’uomo sulla donna, fenomeno ancora oggi è presente in tanti campi, musica compresa.

Il mondo del pianismo è maschilista?
È prevalentemente maschile, nel contemporaneo in particolare siamo pochissime. Forse è il pubblico femminile stesso che detta il successo dei pianisti, a cui si appassionano, mentre gli uomini forse prediligono altri generi di musica. Nonostante ciò sono fiera di essere donna, di rappresentare questa categoria, di far vivere la mia sensibilità e la percezione del mondo che mi circonda allo strumento, sperando di trasmetterlo a ogni ascoltatrice.

Hai mai vissuto episodi di discriminazione?
Non mi è successo perché, pur essendo una donna, ho una presenza fisica che può mettere in soggezione, dallo sguardo all’altezza, spalle. Certo, poi mi hanno aiutato anche le capacità esecutive, anch’esse ‘imponenti’. In generale non parlerei di discriminazione, bensì di predominanza: basti pensare alla stessa anteprima di Piano City, dove siamo solo due donne. O, allargando il discorso alla musica in generale, alla line-up del Concertone del Primo Maggio.

Alle donne tu hai anche dedicato un brano.
Sì, Musica bianca, una delle tracce di Illegacy. Il video, uscito l’8 marzo, mostra solo delle mani femminili, ed è un omaggio, perché sono proprio la grazia, la potenza e la forza delle mani che permettono alle donne di raggiungere ogni obiettivo. Il brano non ha arrangiamenti. Ci chiudo sempre i miei concerti, perché dopo tante note forti serve qualcosa che riporti ordine e tranquillità, rimettendo tutto a posto.

Che consigli daresti a una giovane pianista?
Di non desistere mai dal sogno e di affrontare con determinazione le difficoltà, che ci sono come in ogni altro ogni ambito della vita, anche se in questo Paese forse è addirittura più complicato. Una giovane pianista dovrebbe ascoltare molta musica, cercare di riconoscere la propria cifra distintiva, studiare tanto perché la tecnica va coltivata ma senza soffocare estro e creatività. Ogni artista ha una parte più intima dentro di sé, anche se non sa, che gli permette di non essere solo interprete.

Torniamo a Piano City Milano. Perché una manifestazione del genere è importante?
Perché diffonde musica, ovvero cultura, necessaria perché ci rende più liberi e forti. Dimostra una volontà di diffondere la bellezza, perché la musica è anche questo: basta guardare un pianoforte, strumento meraviglioso che si sostiene da solo perché è un’orchestra. Se ogni anno la manifestazione diventa sempre più grande (c'è anche Giuseppina Torre, ndr) è perché la città la accoglie con entusiasmo. Per Milano ho scritto il brano Milanesity, che suono proprio a Piano City.

Milano ma non solo. Qual è il posto più bello dove hai suonato e uno in cui sogni di farlo?
Difficile scegliere. Esibirmi al Teatro Antico di Taormina è stata una grande emozione, ma anche farlo in mezzo a una vigna del Casentino in occasione del festival Naturalmente Pianoforte, al tramonto, con la luce che calava e il cinguettio degli uccelli. Senza dimenticare l’esibizione al festival Il Tempo delle Donne di Pantelleria, tra luna rossa, mare e vento. All’estero ho suonato a New York: il mio sogno è un concerto alla Carnegie Hall.

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