12 Maggio Mag 2019 0800 12 maggio 2019

Cosa vuol dire essere una madre adottiva nella Festa della Mamma

È un percorso a ostacoli, che richiede determinazione e massima consapevolezza: in una video-intervista Angela ci ha raccontato difficoltà e luoghi comune da sfatare sull'adozione.

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Festa Della Mamma Adottiva

«C’erano una volta due donne che non si erano mai conosciute. Una, forse, non la ricordi. L’altra la chiami mamma. Due donne diverse, La prima ti ha dato la vita, la seconda ti ha insegnato a viverla». Inizia così una poesia di Madre Teresa di Calcutta sull'adozione che una collega ci ha fatto leggere in redazione un paio di giorni prima della Festa della Mamma. E dalla quale è iniziato uno scambio di punti di vista sulla maternità biologica e non. Angela, madre adottiva di due ragazzi adolescenti, ci ha raccontato che nella sua esperienza ogni tanto ha dovuto fare i conti con pregiudizi e qualche luogo comune. Per esempio, quando dice a qualcuno che i suoi due figli, Andrij e Katia, sono adottati, spesso si sente rispondere con aria quasi compassionevole: «Che bravi, che bella cosa avete fatto tu e tuo marito!». No, scegliere di adottare non è una bella cosa. Non è un gesto caritatevole come fare beneficenza ai poveri o offrire del cibo ai più bisognosi. È un'esperienza complessa e totalizzante, emozionante e appagante ma piena di ostacoli. Perché se essere madri è un lavoro faticoso, essere madri adottive lo è ancora di più: bisogna essere consapevoli fin da subito che quello scelto sarà un percorso pieno di difficoltà. Quindi, insiste Angela, non si tratta di bei gesti.

E in occasione della Festa della mamma le abbiamo chiesto come vivrà la Giornata di domenica - «come tutte le altre mamme, ovvio! Non riceverò più bigliettini, ma un mazzo di fiori» - e quale consiglio non edulcorato darebbe a un genitore che vuole intraprendere lo stesso percorso suo e di suo marito. «Serve tanta determinazione. E voglio ricordare loro che l'adozione è una maternità e una paternità per sempre, non a scadenza». È fondamentale anche non dimenticare che «questi ragazzi partono già con un gap, che è quello della perdita, quindi vi aspetta un percorso meraviglioso ma pieno di difficoltà». E bisogna volerlo tantissimo: «Un figlio biologico può arrivare per caso, un figlio adottivo no: è una scelta assolutamente consapevole. E ne vale assolutamente la pena».

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