10 Maggio Mag 2019 0851 10 maggio 2019

Lunetta Savino: «Per fortuna che è arrivata Rosa»

L'attrice (e conduttrice) femminista porta sul grande schermo la rinascita di una donna che dopo la perdita di una figlia riesce a ritrovare se stessa e il piacere di essere amata. L'intervista.

  • ...
Femminismo Lunetta Savino Film

È entrata nel cuore del grande pubblico col personaggio di Cettina nella fiction Rai Un medico in famiglia. Ha lasciato il segno facendo rivivere donne come Felicia Impastato e non ha mai smesso di frequentare le tavole del palcoscenico. Dopo tanti anni, per Lunetta Savino sono arrivati la conduzione tv di Todo Cambia, in onda il venerdì in seconda serata su RaiTre e, finalmente, un ruolo da protagonista assoluta per il cinema. «Non so come mai ci sia voluto così tanto tempo, bisognerebbe chiederlo a chi è dall'altra parte», ha confessato l'attrice a LetteraDonna durante il Bif&st – Bari International Film Festival. «Ho faticato tantissimo nella mia vita, ma non mi lamento perché ho realizzato vari progetti grazie a cui ho ricevuto tante soddisfazioni. Ho fatto sempre provini su parte e così è avvenuto con Rosa di Katja Colja. Sono contenta che questo film sia arrivato e al momento giusto essendo necessaria una persona della mia età». È la storia della rinascita di una donna che dopo la perdita di una figlia riesce a ritrovare se stessa e il piacere di essere amata e di amare ancora.

DOMANDA. Finalmente un film con una protagonista femminile.
RISPOSTA.
Purtroppo il nostro è un mondo ancora al maschile, pensato da e per gli uomini. I ruoli pensati per attrici come me sono rarissimi e questa pellicola è un piccolo miracolo. Eppure nel mondo del cinema il punto di vista delle donne è fondamentale.

Per questo hai aderito a Se non ora quando e a Dissenso Comune.
Lo ritenevo doveroso e poi mi sento femminista. Ci sono arrivata tardi. Da ragazza avevo altre urgenze a partire dalla passione per il teatro. Col tempo ho scoperto quanto fosse importante l'unione tra donne per riuscire a realizzare qualcosa di concreto. Quando assisti a una rappresentazione di genere così falsata, desideri far sentire un'altra voce in un mondo che tenta di riportarci indietro nei diritti e nelle conquiste. Nonostante dovrebbe essere chiaro che se tutte decidessimo di incrociare le braccia crollerebbe il welfare.

Sei mai stata discriminata in quanto donna?
Indubbiamente gli uomini hanno più parti e sono pagati maggiormente, ma non mi sono mai fatta frenare da questo. Volevo fare l'attrice e ho cercato di percorrere questa strada. Un modello forte è stata mia madre che ha puntato sempre su talento e passione, non solo sulla famiglia. Noi non vogliamo elemosinare quote o spazietti, siamo più della metà. Abbiamo dimostrato di valere e che il mondo ha bisogno del nostro valore.

La conduzione tv invece come è arrivata? Cosa ti ha convinta?
Il tema mi ha subito conquistata e mi sono detta: «Se devo rischiare preferisco farlo con un programma così». Stiamo raccontando storie sorprendenti in primis per me. È un modo nuovo e interessante di fare televisione. La mia gestione delle puntate non è asettica, abbiamo cercato una chiave di narratrice che entrasse dritta nelle singole vicende, alternando commenti ora ironici ora empatici.

Riagganciandoci al titolo della trasmissione, quali sono stati gli eventi che hanno cambiato la tua vita?
In primis la decisione di andare via da Bari, da sola a 19 anni, lasciando la famiglia e il certo per l'incerto. Il tutto in nome di un sogno. Un'altra tappa è stata Bologna con la Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone poiché presentava un metodo completamente differente, basato sul comico e sul clown. Mi ha permesso di capire che tipo di attrice volevo essere. Poi chiaramente la nascita di mio figlio. Andai a vivere a Napoli e mollai il lavoro per la famiglia. Quando questo progetto di vita è 'fallito' mi sono rimessa in piedi, rischiando con un monologo particolare da cui tutto ricominciò. Vennero a vedermi e ottenni il provino per Un medico in famiglia e Matrimoni di Cristina Comencini. Insomma anche la mia potrebbe rientrare tra le storie di Todo Cambia. È bello come la vita possa portarti a cambiare. Non bisogna accettare il destino come immutabile, vale la pena rischiare.

A proposito di ruoli, in teatro è stata molto apprezzata la tua Nora di Casa di bambola di Ibsen (ha ricevuto il premio Gassman come miglior attrice, ndr)...
È stata una messa in scena insolita. Proponemmo una Nora bipolare perché il regista Leo Muscato aveva verificato che l'autore si era ispirato a una persona realmente esistita, richiusa in manicomio a causa del suo comportamento. Mise in evidenza degli elementi suggeriti dal testo stesso. Si tratta di una donna che non si sente amata, continuamente manomessa dagli uomini che la circondano, a partire dal marito. Una donna che si sacrifica in nome dell'amore e non solo non viene capita, ma viene contrastata. Troppo spesso era stata raffigurata come una 'bambolina'. In quello spettacolo era una donna adulta e forte.

Una storia che non è così campata in aria. C'è ancora tanto da fare nel bilanciamento del rapporto tra i sessi.
Ci vorrebbe un avvicinamento da entrambe le parti, ma soprattutto è necessaria un'accettazione autentica della libertà femminile da parte dei maschi. Finché questo non avviene continueremo a leggere di femminicidi perché l'uomo non accetta che una donna possa decidere di andarsene proprio come fa Nora o che possa dire: «Non ti amo più». Azioni che contrastano con l'idea del possesso. C'è una guerra in atto e non ci verrà regalato nulla. Preferirei pensare a degli uomini compagni di viaggio, non nemici, con cui condividere il cambiamento in corso, di cui alcuni si accorgono e altri non vogliono vedere.

Hai interpretato donne coraggiose come Felicia Impastato, Silvana Fucito (che si rifiutò di pagare il pizzo, ndr) e la madre del fisico nucleare teatraplegico Fulvio Frisone. Cosa ti hanno lasciato questi ruoli?
Qualcosa di profondo (si commuove, ndr). Sono delle piccole donne, senza istruzione, nate in zone difficili. Felicia ha dovuto combattere nella sua stessa famiglia contro la mafia, accettare un dolore enorme come la perdita di un figlio e raccoglierne il testimone. Non ho avuto modo di conoscerla, ma osservandola in video mi ha sempre colpita come fosse poco corrispondente all'immagine della siciliana che si chiude in casa e piange. Lei ha spalancato le porte tanto più ai giovani per raccontare Peppino cosicché continuasse a vivere. Lucia Frisone forse è in assoluto il personaggio che più mi ha coinvolto e per cui in tanti mi fermano ancora.

Torniamo al presente. In Rosa toccate un tasto come l'autoerotismo femminile. Come mai è ancora un tabù?
Credo che si faccia fatica ad accettare la nostra sessualità femminile, forse anche da parte delle donne stesse. Quella maschile viene più mostrata. La sfida vera di questo film consiste pure nel discorso della rinascita attraverso la riscoperta del corpo ed è il punto che mi ha portata a dire immediatamente di sì. Non è stato semplice da affrontare, ci voleva tutta la delicatezza dello sguardo di una regista come Katja. Mi auguro che quest'opera prima non sia considerata di nicchia, ma raggiunga quanti più spettatori possibili.

Intanto ti stai preparando a interpretare Tina in Non farmi perdere tempo.
Tengo molto a questo lavoro, scritto e diretto da Massimo Andrei (e presentato in anteprima assoluta il 27 e 28 giugno al Napoli Teatro Festival,ndr). Tina è una 27enne che, a causa della Sindrome di Werner - o di invecchiamento precoce - dimostra 60 anni. E che, avendo un tempo limitato di vita, sceglie di realizzare rapidamente i propri desideri.

Lunetta, qual è il ruolo che ti manca?
A teatro una bella eroina tragica come Medea o Ecuba. Mentre al cinema mi piacerebbe portare proprio Tina (e una sceneggiatura già esiste). Se dovessi invece guardare al passato sarebbe stato bello realizzare Le notti di Cabiria di Fellini nella parte di Giulietta Masina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso