9 Maggio Mag 2019 1751 09 maggio 2019

Il teatro non dimentica Pippa Bacca

L'artista fu uccisa nel 2008 durante una performance itinerante. Le sue ultime ore sono al centro della pièce Tu non mi farai del male. Intervista alla regista Tiziana Sensi. 

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Pippa Bacca Teatro Marconi Tu Non Mi Farai Del Male

Quando il 31 marzo 2008 fu stuprata e uccisa a Gebze, in Turchia, l’artista milanese Pippa Bacca indossava un vestito da sposa: era in viaggio per la performance itinerante Brides on tour, intrapresa con l’amica e collega Silvia Moro, che l’avrebbe portata ad attraversare 11 Paesi al centro di conflitti armati, con destinazione finale Gerusalemme. Il tutto in autostop, contro ogni pregiudizio e barriera, per trasmettere un messaggio di pace e di fiducia nell’altro. Dopo aver attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia, Bulgaria, rimasta da sola nei pressi di Ankara, dopo una lunga attesa accettò un passaggio da Murat Karatas, l’uomo che poco dopo si rivelò il suo carnefice. Le ore che hanno preceduto la sua tragica fine sono al centro di Tu non mi farai del male, in scena dal 9 al 12 maggio al Teatro Marconi di Roma: «Lo spettacolo è nato da un corto teatrale di cui ho curato la regia, scritto da Barbara Lalli, che parlava proprio di Pippa Bacca», spiega a LetteraDonna la regista Tiziana Sensi. «Il suo viaggio pieno di simboli e bellezza mi ha affascinato tantissimo, in un periodo storico in cui la cultura dell’odio sta prendendo sempre più piede».

Tiziana Sensi.

DOMANDA. Dal punto di vista artistico, ci può raccontare qualcosa in più di questo viaggio?
RISPOSTA.
Brides on tour era un’idea artisticamente bellissima, che aveva visto Pippa Bacca stessa diventare performance. I loro abiti da sposa avevano 11 veli, uno per ogni Paese. Lei e Silvia Moro avrebbero fatto la lavanda dei piedi a delle ostetriche incontrate in quei territori, asciugandoli poi ogni volta con un velo diverso. Questa pratica antichissima, tra l’altro, portava con sé una domanda: chi dà la vita può dare anche la morte? In fondo, queste donne facevano nascere bambini in territori di guerra… In generale, Pippa Bacca voleva lanciare un messaggio di fratellanza, pace, e condivisione.

Prima ha parlato di simboli.
Sì, perché niente sembra essere casuale in questa storia. 11 veli, 11 Paesi, il corpo di Pippa ritrovato dopo 11 giorni, con lei morta all’età di 33 anni… Il bianco del vestito rappresentava il candore. E la figura della sposa, poi, rappresenta una persona che è pronta a unirsi metaforicamente al mondo, abbracciando tutte le sue diversità.

Perché Pippa scelse di viaggiare in autostop?
Perché lo aveva fatto fin da piccola, con la mamma e le sorelle. Insomma, l’autostop apparteneva al suo mondo. Me lo ha spiegato Rosalia, una delle sorelle: non lo facevano per risparmiare, ma per il piacere di condividere un pezzo di vita e cultura in un tratto di strada fatto insieme, con delle persone appena conosciute, cosa che accade in particolare se fai autostop in Paesi che non sono il tuo.

Che cosa successe quel maledetto 31 marzo 2008?
Le due artiste si erano separate poco prima a Istanbul, con la promessa di rivedersi di nuovo a Beirut, per poi concludere il viaggio insieme a Gerusalemme. Pippa era ad Ankara: quel giorno passavano poche macchine e, soprattutto, nessuno sembrava disposto a darle un passaggio. Purtroppo, il primo che si offrì di darle un passaggio fu Murat Karatas, che poi la violentò e la uccise a Gebze (l’uomo è stato poi condannato a 30 anni di carcere, ndr).

Pippa Bacca stessa era diventata una performance itinerante. Stava documentando il suo viaggio?
Sì, aveva un quaderno dove prendeva appunti e una telecamera. Non sappiamo cosa avrebbe fatto con il materiale raccolto. A Milano erano rimasti due vestiti da sposa: di sicuro li avrebbe affiancati a quelli utilizzati per il viaggio, per mostrare le differenze, il passare del tempo, la vita vissuta.

Perché lo spettacolo si chiama Tu non mi farai del male?
Il titolo simboleggia la fiducia incondizionata che Pippa Bacca riponeva nel prossimo.

E come è strutturato?
Racconta proprio le ore di attesa prima dell’ultimo passaggio in auto. Pippa Bacca incontra altri personaggi e racconta sé stessa, con continui rimandi e flashback. Il pubblico vede un progetto importante che lei vuole portare avanti e un’artista determinata di fronte alle difficoltà. Come spettacolo è anche divertente, con varie battute. Si sorride e si pensa. Non c’è violenza.

Caterina Gramaglia.

Come viene affrontato il momento della morte?
In modo delicato e poetico. Innanzitutto per rispetto nei confronti di Pippa. E poi perché non trovo giusto che qualcuno debba essere ricordato per una tragedia. Deve esserlo per ciò che ha fatto. Insomma, la morte si intuisce ma non c’è niente di ostentato. Oggi la violenza è ovunque e io ho preferito un’altra strada.

Dunque possiamo affermare che questo spettacolo non parla di violenza sulle donne?
Esatto. È un tema che conosco e che amo trattare: ad esempio ho portato in scena lo spettacolo 15 22, con cinque monologhi su abusi domestici, stupro, femminicidio, stalking e violenza con acido. Ma nel caso di Pippa il delitto è ‘solo’ l’atto finale di una persona che ha vissuto di arte, amore, condivisione, altruismo. Prevale piuttosto un altro messaggio, cioè lo stesso che lei aveva intenzione di trasmettere con la sua performance. In questo momento i media danno molta attenzione a tutto ciò che è violenza e parlarne è fondamentale, ma non è di questo che parla.

Insomma, se Pippa Bacca fosse morta in modo diverso, sempre durante il viaggio, forse la pièce sarebbe nata lo stesso.
Forse, ovviamente il fatto che sia accaduto in quel modo, facendo autostop, ha dato grande eco alla vicenda. Fatto sta che da lì è iniziato il suo vero viaggio: a lei sono state dedicate installazioni artistiche, canzoni, libri, persino Alda Merini scrisse una poesia in suo onore.

È stato difficile trovare l’attrice che la interpreta?
Abbiamo fatto molti provini, perché doveva avere un requisito: la grande bravura. Ne ho trovate due così, Caterina Gramaglia e Giorgia Guerra, che interpretano appunto Pippa e la Seconda Sposa. Da lontano somigliano pure.

Tu non mi farai del male va in scena dal 9 al 12 maggio. E poi?
Stiamo ragionando su una distribuzione in Italia e all’estero, ma non è facile portare in giro uno spettacolo quando la produzione è indipendente e non hai un nome in scena.

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