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Diritti

26 Aprile Apr 2019 0929 26 aprile 2019

Emma Bonino: «Alziamo la voce per un'Europa al femminile»

A tu per tu con la candidata alle elezioni di maggio, da sempre femminista e paladina dei diritti sociali: «La battaglia per l'emancipazione delle donne non è mai finita».

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Emma Bonino Partito Europa

Descrivere a parole Emma Bonino è se non impossibile, quanto meno riduttivo. Ma se proprio vogliamo associarle qualche parola chiave, le prime che vengono in mente sono: passione, femminismo e tenacia. Vocaboli che raccontano l’essenza di una donna alla quale tutte noi dovremmo dire grazie, per ciò che ha fatto, detto e che è ancora intenzionata a fare. Paladina dei diritti sociali, arrivò perfino a farsi arrestare quando negli Anni '70 praticava aborti clandestini mentre si batteva affinché la pratica diventasse legale, adesso è protagonista di una nuova sfida. Candidata alle elezioni europee con il suo partito +Europa, ha aderito insieme a molti altri esponenti politici di estrazione liberale, al manifesto ideato dal network European Women Alliance, #Altra Europa – La forza delle donne per la leadership europea, convinta che, nonostante molte cose siano state fatte, molte altre siano ancora da fare, e che «se cambiare si può, tentare si deve», come ci ha raccontato.

DOMANDA. Il manifesto rivendica, tra le altre cose, la promozione di un pieno sviluppo delle donne nella vita pubblica e privata. È ancora necessario mettere nero su bianco concetti che dovrebbero invece essere assodati?
RISPOSTA.
Sì perché anche se l’emancipazione in Europa è, se pur in modo disomogeneo tra Paesi del Nord e del Sud, molto più avanzata rispetto a qualunque altro Continente, non si deve dimenticare come la strada sia ancora lunga e in salita. La necessità assoluta è quindi di non fermarsi.

E tra le realtà nazionali europee in cui le donne trovano poco spazio c'è anche l'Italia. Basta guardare alla rappresentanza politica. Perché siamo ancora così indietro?
Perché è ancora in voga un welfare che ci vede prima come mogli e madri e che, solo se avanza tempo, contempla la possibilità di farci fare anche altro. La politica al pari di tanti altri mestieri è molto esigente quindi ci sono poche donne ai vertici esattamente come scarseggiano direttrici di giornali, rettori universitari o CEO. Certo il mio settore dovrebbe sentirsi sulle spalle la responsabilità dell’esempio che, però, ultimamente si è un po’ persa come dimostrano il linguaggio usato dagli esponenti di punta attuali, la troppa mediocrità e il livellamento culturale verso il basso al quale stiamo assistendo.

Quindi stiamo assistendo a un peggioramento sul fronte dei diritti femminili.
Rispetto ad alcune realtà del nord Europa non c’è mai stato paragone. Non ci si rende mai conto come i diritti siano un processo e una volta conquistati vadano costantemente alimentati per non rischiare di vederli svanire. E questo Governo a nostalgia reazionaria è la prova tangibile che appena ci si ferma la storia riporta indietro.

Un'involuzione i cui segnali sono visibili da tempo.
Nel mio piccolo ho provato a spiegare fino all’esaurimento quanto fosse pericoloso ciò che stava accadendo ma sono servite cose sconcertanti come il Ddl Pillon e il Congresso delle famiglie di Verona per svegliare il movimento femminile dopo anni di assoluto letargo.

Partiamo proprio dal disegno di legge che continua a scatenare polemiche.
È un’intrusione nella vita privata dei cittadini. Non va emendato per nessun motivo al mondo perché prima ancora di entrare nel merito dei punti è inaccettabile l’impostazione di partenza: si presuppone che gli individui non siano in grado di decidere per se stessi e per questo, in caso di richiesta di divorzio, debbano affidarsi obbligatoriamente a un mediatore familiare che ragioni al posto loro.

Lo spirito delle lotte femministe degli Anni '70 si è un po’ perso?
In buona parte sì perché da allora non si è più fatto nulla, basti pensare al referendum sulla procreazione assistita del 2005 che rappresentava una grandissima occasione di emancipazione e progresso, passato invece in totale silenzio.

Quindi le ragazze di oggi dovrebbero ricominciare quindi a farsi sentire.
Sì, purtroppo danno troppe cose per scontate e la colpa è anche della mia generazione, protagonista di una rivoluzione epocale meravigliosa che però non ha saputo trasmettere alle proprie figlie l’importanza che ha avuto e come certe conquiste, come ad esempio la legalizzazione dell’aborto, debbano essere promosse e difese ogni giorno.

Pillon ha addirittura detto che vorrebbe impedire fisicamente alle donne di interrompere una gravidanza.
Sarei curiosa di sapere come. Forse metterà un poliziotto a fianco di ognuna. Quelle del senatore sono dichiarazioni allucinati e purtroppo non capita di rado che per avvalorarle vengano usate, come esempio negativo, le mie battaglie. Non manca giorno in cui si trovino sui social frasi come «Tu che hai ucciso 20 mila bambini, come puoi parlare di diritti delle persone»?, che la dicono lunga sullo stravolgimento culturale in atto in questo Paese.

E travisano completamente la storia dei diritti civili e la sua personale.
Esatto, io non ho mai detto alle donne di abortire e sono ben cosciente, anche per esperienza personale, di come si tratti di un evento molto doloroso a livello umano e psicologico. La scelta di rinunciare a un figlio non è quasi mai felice e nessuno dovrebbe permettersi di giudicare le motivazioni individuali che la generano. Si è sempre abortito, spesso di nascosto dagli uomini e con metodi pericolosi. Non ho inventato io questa pratica, mi sono solo battuta per renderla meno pericolosa almeno dal punto di vista fisico.

Quello che vediamo è un ritorno al maschilismo che probabilmente nella società italiana è sempre esistito ma che adesso si sente legittimato a esprimersi?
Sì, il movimento Pro life c’è da tempo ma fino ad ora operava da minoranza, mentre oggi, idealmente spalleggiato dalle forze politiche dominanti, dichiara le proprie idee alla luce del sole. Il tabù della messa in discussione di certe conquiste come le unioni civili o la legge 194 appunto è stato sdoganato e c’è chi non si vergogna più nel dire che l’omosessualità è una malattia e che i gay vanno curati.

Anche la democrazia stessa non è in formissima.
Vale lo stesso principio dei diritti, se la si dà per scontata un bel giorno ci si sveglia e non la si trova più, sostituita da un Governo come quello giallo-verde che è la negazione di ogni tipo di pensiero liberale.

Cosa si aspetta dalle elezioni europee?
Vivo consapevolmente in questo Paese e non mi faccio illusioni, ma mi limito a far notare come con populismi, demagogie e sovranismi non si vada da nessuna parte, anzi si torni indietro. La mia sfida è fare l’impossibile per convincere una parte dell’opinione pubblica che uno non vale uno, che non tutti siano uguali e la politica sia per forza da disprezzare. La perfezione non appartiene a questo mondo ma non è un alibi sufficiente per affondare definitivamente la nave nella quale tutti viviamo, anche se sta imbarcando un po’ d’acqua.

È che forse è più comodo prendersela con i più deboli invece che ammettere responsabilità e demeriti individuali.
È sicuramente la strada più semplice ma anche la più culturalmente pericolosa. Stimolare la pancia invece della testa in campagna elettorale premia ma non serve a governare, come è evidente da quello che sta accadendo in questi giorni.

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