24 Aprile Apr 2019 1251 24 aprile 2019

Paola Cortellesi sulla discriminazione femminile

La protagonista di Ma cosa ci dice il cervello racconta l'invisibilità a cui sono troppo spesso condannate le donne sul lavoro. E la sua lotta contro i pregiudizi. 

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Paola Cortellesi Ultimo Film Discriminazione Donne 1

Paola Cortellesi da sempre porta sul grande schermo diversi tipi di donna, con un tratto comune: raccontare il mondo femminile oltre gli stereotipi. L'attrice è da sempre in prima linea per i diritti delle donne: è stata tra le prime firmatarie di Dissenso Comune - la lettera manifesto con cui attrici e lavoratrici dello spettacolo hanno espresso la loro solidarietà alle donne che hanno denunciato molestie - e aveva lasciato il segno aprendo la cerimonia dei David di Donatello 2018 con il monologo Sono solo parole contro la discriminazione di genere. Ora è al cinema con Ma cosa ci dice il cervello (nel cast anche Claudia Pandolfi, Lucia Mascino, Vinicio Marchioni, Stefano Fresi, Carla Signoris) dove interpreta una donna «la cui prima ambizione è la non notizia», ha spiegato il regista Riccardo Milani. La sua Giovanna Salvatori è una madre separata che cerca di celare con un look anonimo la sua vera professione: agente dei servizi segreti.

Paola Cortellesi sul set.

Claudio Iannone

DOMANDA. Nel tratteggiare il suo personaggio a cosa si è ispirata?
RISPOSTA.
Con gli altri tre sceneggiatori (Furio Andreotti, Giulia Calenda e R. Milani, ndr) abbiamo attinto alla nostra vita quotidiana e a ciò che ci viene riportato dalla cronaca. Riflettendo insieme abbiamo deciso di raccontare in un film come stiamo diventando, il tutto attraverso il nostro registro della commedia.

All'inizio del film Giovanna incarna in pieno lo stereotipo dell'impiegata anonima del ministero...
Il torpore non vuole riferirsi specificatamente all'impiego presso il ministero, da noi scelto perché professione low profile, su cui nessuno pone domande e che, per il risvolto previsto nella nostra storia, funzionava molto. In generale abbiamo voluto rappresentare il cittadino comune e l'abitudine che abbiamo fatto alle cattive abitudini...

Cioè?
Abbiamo l'abitudine a lasciar correre, dando per scontato certe dinamiche, compresi i comportamenti che dovrebbero infastidirci o che dovremmo considerare sbagliati. Spesso la competenza non viene riconosciuta. Si è aggrediti, sia verbalmente sia fisicamente. Nel film abbiamo voluto denunciare la discriminazione subita da chi, nonostante sia preparato, viene considerato solo in base anche allo stipendio. È una grande ingiustizia che però purtroppo fa parte di una mentalità diffusa.

Giovanna a un certo punto teme di deludere la figlia che immagina la mamma come una super-eroina...
È una dinamica molto delicata. Ci siamo documentati parlando con chi in passato aveva lavorato nei servizi. Senza entrare nei dettagli, ovviamente, ci hanno descritto l'aspetto privato di questa vita e le difficoltà di conciliare la professione, che spesso prende il sopravvento, e la maternità.

Con ironia il film denuncia anche la discriminazione di genere...
Ci sembrava importante parlare anche di questo argomento. C'è una scena in particolare: Giovanna durante una missione finge di essere un tecnico informatico ed è accolta da un maggiordomo che, come ammette, si aspettava un uomo.

Non è la prima volta che lei affronta queste tematiche.
Sì, è un tema che abbiamo trattato moltissimo in altri film. In Scusate se esisto!, per esempio, interpretavo un'architetta che, a parità di competenze, veniva considerata addirittura invisibile. La protagonista era Serena Bruno ma chiunque valutasse un suo progetto pensava automaticamente che a firmarlo fosse stato l'architetto Bruno Serena. Per tutti era naturale che lei, donna, fosse una assistente e non la titolare dello studio.

Fuori dal set si è mai scontrata con differenze di genere?
Nel ruolo di autrice che svolgo ormai da 20 anni ho lavorato in squadra con altri uomini. Quando proponevo una idea a un team composto per il 90% al maschile, la risposta veniva data a loro e non a me. Insieme ne ridevamo, però ci interrogavamo sui motivi di questo atteggiamento. La verità è che troppo spesso le donne sono invisibili.

Il cast di Ma cosa ti dice il cervello.

Claudio Iannone

C'è una scena di Ma cosa ci dice il cervello ispirata direttamente alla sua quotidianità?
L'incipit. Ero in macchina nel traffico e un uomo, con prepotenza, pretendeva di camminare sulla strada sostenendo che fossi in torto io. Mi disse che stavo sbagliando, non tanto in quanto automobilista secondo lui impreparata, ma in quanto donna al volante. Mi è sembrato emblematico come atteggiamento e assolutamente da mettere in scena.

Nel mondo dello spettacolo quanto la comicità è vista come un'arma per veicolare determinati messaggi e quanto viene, invece, "ghettizzata"?
In generale è molto apprezzata, ma si tende a pensare che nell'umorismo non siano trattate tematiche serie. Spesso si dà importanza solo a ciò che viene presentato con un registro drammatico. Drammatico e serio però non si equivalgono, esattamente come comico e stupido. Il compito della commedia all'italiana è proprio quello di trattare argomenti molto seri, talvolta anche sgradevoli, ironizzando; se venissero affrontati in modo duro risulterebbero indigesti.

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