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Diritto all'aborto

16 Aprile Apr 2019 1620 16 aprile 2019

La lotta delle donne croate contro il raschiamento senza anestesia

Se in Italia viene effettuato in regime di sedazione profonda, nel Paese balcanico non è così. Colpa di una cultura patriarcale, dove è normale che una femmina sopporti il dolore. Intervista alla leader dell’associazione Roda. 

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Raschiamento Senza Anestesia Croazia Roda

Il raschiamento (o curettage) è una procedura chirurgica che, avvalendosi di una sorta di cucchiaio tagliente, rimuove una porzione di endometrio o una massa anomala contenuta nell’utero. Necessario in caso di aborto spontaneo, questo intervento dura circa 15 minuti ma è piuttosto doloroso: per questo viene effettuato in regime di day hospital in sedazione farmacologica profonda, una sorta di anestesia generale ma senza intubazione. In Italia, almeno. In Croazia, invece, il raschiamento post-aborto viene effettuato senza anestesia, rendendo terrificante un momento già molto difficile per ogni donna. L’introduzione dell’anestesia per questo genere di intervento è una delle battaglie che al momento sta affrontando l’associazione di genitori Roda, «costituita nel 2001 come reazione ai drastici tagli apportati dal governo ai benefit per la maternità», come ha spiegato a LetteraDonna la leader e portavoce Daniela Drandic, ricordando poi la genesi della campagna #PrekinimoŠutnju (‘Rompi il silenzio’), che ha portato tante croate a parlare, «nata come risposta al licenziamento di una donna che lavorava al Ministero della Salute, allontanata perché ‘colpevole’ di aver raccontato la sua esperienza diretta». In pratica, una sorta di #MeToo in versione croata, dedicata a un fenomeno che da noi, per fortuna, è pressoché sconosciuto.

DOMANDA. Perché in Croazia le donne sono costrette ad affrontare il raschiamento senza anestesia?
RISPOSTA.
Le ragioni sono essenzialmente tre. Innanzitutto, medici, infermieri e ostetriche non ritengono importante il sollievo dal dolore, in quanto non sono stati formati in tal senso. Oltre a questa tradizione, c’è la cultura: quando si parla di donne e riproduzione, il dolore viene percepito come ‘normale’. Anzi, in un certo senso la quantità di dolore che una madre può sopportare dà un’idea della sua forza.

Tipico di una società patriarcale.
Sì, come lo è quella di molti Paesi dell’Europa Centrale e del Mediterraneo, Italia compresa. Il patriarcato è un dato di fatto delle nostre vite quotidiane come e le società non muteranno da sole: spetta a noi cambiarle per soddisfare i nostri bisogni. Le donne hanno bisogno di opportunità, sostegno, uguaglianza e rappresentanza.

Manca ancora un motivo. Qual è?
L’entrata della Croazia nell’UE, con la conseguente fuga di validi medici e anestesisti verso altri Paesi dell’Europa Occidentale: il nostro sistema sanitario, insomma, non è in grado di dare un’adeguata risposta al problema.

Il raschiamento è necessario in caso di aborto spontaneo. Ma in Croazia ci sono molti problemi relativi anche all’interruzione volontaria di gravidanza.
Esatto. Attualmente è possibile effettuare l'aborto farmacologico in solo due ospedali in Croazia: la pillola a base di mifepristone da noi è disponibile da pochi mesi. Di fatto, per molte donne l’unica possibilità per interrompere una gravidanza rimane l’aborto chirurgico (qui le cose da sapere, ndr), con tutte le difficoltà del caso.

Daniela Drandic, leader dell'associazione Roda

Il curettage è l’unico intervento legato alla salute riproduttiva che viene effettuato senza anestesia?
No. Il prelievo di ovociti per fertilizzazione in vitro, la sutura post-parto, la biopsia di tessuti del sistema riproduttivo e l’aborto chirurgico sono solo alcune delle procedure che vengono eseguite regolarmente senza anestesia. Alle donne viene detto che non c'è altro modo di fare queste procedure in sicurezza, oppure non gli viene direttamente detto nulla e vengono operate così, senza nemmeno parlare di antidolorifici. Nella nostra cultura tutto questo è diventato normale, ma non lo è affatto.

Immagino che per le donne affrontare certi interventi senza anestesia crei dei traumi.
Dalle testimonianze personali di migliaia di donne condivise sui social media durante la campagna #PrekinimoŠutnju, è chiaro che in tante sono state traumatizzate da queste procedure violente e dolorose.

Come hanno reagito i fornitori di servizi sanitari?
Hanno accusato le donne di falsità. La cosa è stata però smentita da un sondaggio, secondo cui una donna croata su tre si era sottoposta a una di queste procedure ginecologiche senza anestesia.

Che effetti ha avuto la campagna #PrekinimoŠutnju?
L'unica cosa che è cambiata è che le donne ora sanno di dover chiedere l'anestetico, invece di aspettarselo, e che gli operatori sanitari sono sotto controllo quando non lo offrono. Ci siamo anche rivolti al Primo Ministro Andrej Plenković, ma per ora non c’è stata nessuna risposta. In generale #PrekinimoŠutnju ha affrontato temi importanti, come il doppio standard negli ospedali, la violenza ostetrica (ecco la situazione italiana, ndr) e il trattamento del dolore, che devono rimanere al centro del dibattito pubblico affinché possa essere messa pressione al governo.

Insomma, quella contro il raschiamento senza anestesia non è l’unica battaglia che Roda sta affrontando.
Proprio così. Siamo un'organizzazione pro-choice che supporta le famiglie in tutte le loro forme, il che è forse un po' insolito per un’associazione di genitori. La nostra filosofia è che le donne, e le famiglie in generale, hanno bisogno di sostegno per prendere in libertà le decisioni migliori per loro stesse: se avere figli o meno, dove e con chi, e su tutto ciò che viene dopo. Roda lavora in quattro aree del programma: diritti legali, sostegno ai genitori, promozione dell’allattamento al seno e diritti riproduttivi, che riguardano procreazione assistita, aborto, contraccezione e assistenza durante la gravidanza.

Che progetti ci sono nel futuro di Roda?
In questo momento stiamo lavorando con organizzazioni che riuniscono donne con disabilità per preparare un piano strategico di advocacy: le donne vulnerabili hanno molti problemi nel nostro sistema sanitario, dove sono ancor più discriminate (ecco cosa accade in Italia, ndr). Non si tratta solo di attivismo, ma anche di educazione e di rendere visibili i gruppi che adesso nella nostra società sono invisibili. Inoltre, per quanto riguarda la salute in gravidanza, è in fase di sviluppo una applicazione educativa gratuita per le donne incinte, chiamata Expecting.app.

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