Sessismo

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8 Aprile Apr 2019 1803 08 aprile 2019

Cristina Portolano: «Così racconto l'orgasmo in Post Pink»

Cosa ci fa una santa in un fumetto femminista? Ildegarda di Bingen era una suora e molto di più. Ecco perché la sua storia merita d'essere raccontata.

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Ildegarda di Bingen, nata a Bermersheim vor der Höhe nel 1098, ha avuto una vita lunga e sofferente, trascorsa per la maggior parte in convento, tra l'Abbazia di Disibodenberg, dove entrò ad appena otto anni, e il monastero di Rupertsberg, che fondò nel 1150. Fu scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, consigliere politico e profetessa. Fin da bambina ebbe visioni che seppe tradurre in parole e disegni. E fu la prima donna a descrivere l'orgasmo femminile. Lei, una suora che nel 2012 sarebbe diventata santa grazie all'iniziativa di papa Benedetto XVI, un curioso paradosso considerando la storica colpevolizzazione della sessualità (in particolar modo di quella femminile) operata dalla Chiesa cattolica. La storia di Ildegarda è raccontata da Cristina Portolano, fumettista napoletana-bolognese, all'interno del volume Post Pink (AA. VV., Feltrinelli Comics, 128 pagine, 16 euro), che, sotto la cura di Elisabetta Sedda, raccoglie nove storie femministe narrate da altrettante fumettiste italiane. Quando chiediamo all'autrice le ragioni che l'hanno spinta a scegliere la storia di Ildegarda di Bingen lei non ha dubbi: «Perché è una persona affascinante, una figura totalmente fuori dal suo tempo, super moderna».

DOMANDA. La prima persona a scrivere di orgasmo femminile è stata una suora. Curioso, no?
RISPOSTA.
Ne ha parlato ma in chiave mistica, la sua unica interpretazione possibile era quella divina, ma è evidente che abbia provato la masturbazione. Io ho preso i suoi concetti e li ho messi al servizio di una visione più terrena. Ho cercato di unire sacro e profano. La mia storia è frutto di immaginazione, ho piegato il personaggio alla mia volontà narrativa.

Come ne sei venuta a conoscenza?
Nel 2014 leggendo un libro di Oliver Sacks sulle patologie neurologiche. Ildegarda soffriva di emicranie così forti da procurarle delle visioni. Vivendo in un'epoca in cui non si avevano tanti strumenti di interpretazioni di patologie neurologiche ed essendo lei una monaca chiusa in convento con conoscenze di erbe e cure naturale, interpretava queste sue visioni a livello mistico. Io invece le ho interpretate, nella storia, rielaborando dei disegni che lei faceva.

Cosa c'è in comune tra la sua visione dell'orgasmo e quello che sperimenta una donna?
La simbologia con cui lo eleva a estasi mistica è interessante. Lo proviamo tutti, sappiamo che è qualcosa che si avvicina all'estasi, è talmente perfetto che pensi debba esserci per forza qualcosa più grande di noi a muoverlo.

Colpisce che una suora che non ha mai fatto mistero di masturbarsi e ne ha scritto sia stata fatta santa dalla Chiesa.
Il fatto che lei lo racconti in maniera mistica porta a duplici interpretazioni. La Chiesa ha scelto un tipo di interpretazione, santificandola ma non riconoscendo quelle descrizioni come un orgasmo. Tutte le sue qualità più urticanti nei confronti di una concezione della religione in un certo tipo sono state omesse. Dalla medicina alternativa, alle sue descrizioni dell'estasi.

Perché la Chiesa teme il sesso e in particolar modo la sessualità femminile?
Non sono una teologa, ma credo di poter dire che il processo di demonizzazione del sesso, con l'inserimento del voto di castità per suore e sacerdoti, sia cominciato da un certo punto in poi nella storia. Nel Medioevo si metteva al rogo la donna in sé e per sé, perché da secoli gli uomini desiderano il predominio su qualcuno o qualcosa.

Ildegarda però faceva quello che voleva.
Era di famiglia ricca, per lei il convento era un posto protetto, paradossalmente anche un'opportunità di emancipazione che difficilmente avrebbe trovato fuori. Pregava, ma poteva anche studiare.

Dopo le conquiste degli Anni '70, l'impressione è che ora si stia tornando indietro dal punto di vista della libertà sessuale.
Ho questa percezione netta, sì. Penso che come ogni momento di oscurantismo e sensazione di tornare indietro sia dovuto anche al fatto che abbiamo paura dell'ignoto e questo ci fa tornare a qualcosa che già conosciamo ma che non per forza è positivo. Troppe conquiste civili tornano a essere messe in discussione, sempre da uomini, sempre per fini di controllo, ma è una sconfitta di tutti i generi, non solo per le donne. Essere ignoranti è più controproducente che essere attenti e intellettualmente attivi, consci e un po' critici.

È colpa della nostra società troppo cattolica?
La nostra società è troppo ipocrita, non troppo cattolica. Pubblicamente diciamo una cosa, in privato facciamo altro.

Cosa ne pensi del Congresso mondiale della famiglie di Verona?
È stato uno scandalo totale. Lo dimostra anche il fatto che alcuni relatori si siano tirati indietro, e il ritiro del patrocinio del governo. Ma poi, di cosa parliamo? Hanno tolto il ministero delle Pari opportunità per far posto a quello della Famiglia. È una roba orrenda.

Ci racconti la tua produzione artistica?
Ho fatto altri due fumetti prima di Post Pink, uno si chiama Quasi signorina pubblicato da Topipittori. È autobiografico e racconta della mia infanzia e la mia adolescenza a Napoli fino alle mestruazioni. L'altro è Non so chi sei, edito da Rizzoli Lizard, e parla di una ragazza italiana che utilizza le app di incontri per conoscere uomini ma ha avuto una storia con un ragazzo trans.

Come è nata la tua partecipazione a Post Pink?
Elisabetta mi conosceva da tanti anni e mi ha chiesto se volevo partecipare. Ho detto sì, e parlare di Ildegarda è stato istintivo. Ce l'avevo in mente da troppo tempo e aspettavo solo l'occasione giusta per reinterpretare la sua storia.

Perché per te è importante questo progetto?
Perché dà uno sguardo di alcune autrici di fumetto italiano contemporaneo che lavorano ma vengono sempre un po' tenute in disparte. La sensazione che mi dà l'Italia è di essere un grosso Paese provinciale, le autrici di fumetto vengono un po' snobbate.

Nel settore esiste il sessismo?
Non parlerei di sessismo perché manca la consapevolezza, ma di eccessivo cameratismo becero. E paternalismo.

Tu ne hai avuto esperienza?
Beh sì. Ho pubblicato con Rizzoli Lizard, ma la mia opera poteva esser spinta di più, potevano darmi più voce. Ha avuto ottime recensioni, uscirà in Francia ed è già uscito in Spagna, era un libro che poteva creare un dibattito culturale non solo in ambito fumettistico, ma non è stato fatto il lavoro che viene fatto su altri autori, su altre opere.

Più difficile fare fumetti se si è donna, insomma.
Sì, devo spendermi io, molto, in prima persona, e a volte mi viene fatto notare che mi espongo troppo, ma so che è l'unica via per mostrare e far comprendere il mio lavoro. Già come fumettista sono ghettizzata, come donna dentro il mondo dei fumetti ancora di più.

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