Femminicidio

Femminicidio

7 Aprile Apr 2019 0858 07 aprile 2019

Veronica Pivetti: «Amore Criminale? Una sfida ogni volta»

Femminicidi e violenza di genere sono un problema culturare. Non ha dubbi la conduttrice del programma di RaiTre. Una trasmissione di cui c'è sempre bisogno. L'intervista. 

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Veronica Pivetti Amore Criminale

«Io penso che per un personaggio popolare come posso essere io, ogni passo sia da calibrare con un'attenzione millimetrica ed è il motivo per cui sono stata davvero contenta di esser stata presa in considerazione per qualcosa che è diametralmente opposto a quello che faccio di solito, cimentandomi come attrice più nel comico che nel drammatico. Non solo professionalmente, ma come persona è una battaglia dolorosissima da fare», parla così Veronica Pivetti del suo impegno televisivo ad Amore criminale. Che, ci svela, rimane senza parole quando riceve le schede dei femminicidi trattati in trasmissione. Un'emozione che si porta dietro anche durante la registrazione. «Da un lato sono molto felice di essere testimonial di questa battaglia. Non so quanto continuerà e quanto, ma sarò sempre al servizio del programma. Dall'altro lato sarei più contenta che non ci fosse bisogno di un prodotto così». Prodotto che ahinoi, invece, è sempre più necessario, dato che ormai viene uccisa una donna ogni giorno e mezzo. «Questa non è una piaga, è una tragedia di qualcosa di molto profondo che sembra inestirpabile».

DOMANDA. Qual è il luogo comune da sfatare in merito alla violenza di genere?
RISPOSTA.
Il vero rischio e problema è che ci siamo abituati e che ormai ci aspettiamo fatti del genere. Ci soffriamo, ma per quanto? E non è un giudizio.

Altri rischi?
È sempre dietro l'angolo quello del voyeurismo. Le notizie sulla rete non sono sempre vere anche perché oggi chiunque può scrivere. La sovrabbondanza di informazioni è delicatissima e pericolosa.

Esiste una storia che l'ha segnata in particolar modo?
Dispiace dirlo: purtroppo no, perché ciascuna di queste vicende ripropone sempre lo stesso dramma cioè la cultura nella quale noi donne cresciamo in questo Paese. Finché, nel 2019, accendendo la televisione vedremo delle pubblicità dove facciamo il bucato felici oppure se sono i mariti a farlo risultano essere pasticcioni quindi è meglio che le faccende le sbrighiamo da sole, niente cambierà. Siamo sempre al servizio di qualcosa. Dobbiamo sempre scegliere tra casa o carriera. Alcune di noi se vogliono lavorare devono firmare un documento in cui dichiarano che non solo non sono incinte, ma neanche lo saranno. Lo trovo assurdo. Ma da qui nasce il maschilismo, che è ciò che porta - ovviamente nelle super degenerazioni - a qualcosa di terribile come quello che racconto in Amore criminale.

E la nostra società si definisce 'evoluta'...
L'emancipazione femminile ha bisogno di articoli e titoli di giornale perché purtroppo ancora non esiste. Non è cambiato nulla rispetto agli Anni '50. Sono convinta di essere una persona fortunatissima perché faccio una vita che probabilmente, da noi, è riservata agli uomini e questo è profondamente ingiusto. Sono senza figli, non li ho voluti. Sono una grande ammiratrice di chi fa bambini, ma a me non interessava. Posso decidere del mio lavoro e sono autosufficiente dal punto di vista economico, cosa fondamentale. Avere una dipendenza economica stronca qualsiasi anelito di libertà.

Tema che ricorre spesso nelle storie raccontate in Amore criminale.
Dipendenza economica e, più in generale, dalla figura del maschio. Nessuno degli uomini che compie questi atti si domanda perché la relazione è finita, non esiste una rielaborazione matura. Purtroppo siamo in un'epoca in cui ci si riempie la bocca col progresso; io penserei piuttosto alla rete di rapporti umani assolutamente malsana nella quale viviamo, quella è la rete da curare.

Qual è la sua posizione rispetto a movimenti come #MeToo e Dissenso Comune?
È fondamentale che si dica e si veda che gruppi di donne si ribellano. Parallelamente bisogna stare attenti perché ovviamente la prima azione che subiscono queste iniziative – sorte senza dubbio da ottime intenzioni - è la strumentalizzazione che rischia di farle diventare meno importanti e incisive.

Veronica Pivetti con Giorgio Borghetti, suo compagno di scena nello spettacolo Viktor und Viktoria.

Assunta Servello

Attualmente è in scena con la commedia musicale Viktor und Viktoria ambientata durante la repubblica di Weimar. Il suo personaggio si finge un uomo per poter lavorare. La vita dei maschi è più semplice?
Sicuramente. Detto questo, non vorrei mai essere un uomo. Sono molto contenta di essere quella che sono. Cerco di crearmi la vita migliore possibile e di aprirmi un varco nel mondo e nel Paese in cui viviamo, che chiaramente sono maschilisti. Per questo noi donne finiamo per dover dimostrare di essere brave tanto quanto o più dei colleghi.

«Non sono bionda, non ho gli occhi azzurri e non sono procace», dice il suo personaggio. Si è mai "scontrata" con questo immaginario di donna?
È una battuta applicabile senz'altro anche alla mia vita. L'immaginario vuole questo e non ho nulla contro, ma non l'ho mai tenuto neanche lontanamente presente perché non lo ritengo una marcia in più. Ho fatto un percorso di cui sono soddisfatta, non ho mai voluto alterare nulla di me, sono convinta del mio fisico per cui non sento la mancanza di nulla. Ho da poco compiuto 54 anni e mi vedo molto meglio di prima, anche se non ho più né 20 né 40 anni. Il corpo ti riporta continuamente alla realtà e penso che essere calati nella realtà sia l'unica via d'uscita per vivere una vita vera. Amo moltissimo la fantasia, ma al servizio del mio lavoro e quindi di chi della mia professione vuole godere. Per cui viva la fantasia, ma non la fantascienza su se stessi.

L'estetica però conta nel mondo dello spettacolo?
Certo una donna procace forse arriva più facilmente, ma per come la vedo io, chi usa questo come medium di comunicazione si mortifica: non siamo bidimensionali e sarebbe molto parziale parlare solo col corpo. Ho fiducia negli uomini e credo che non tutti si fermino a quello.

In cosa sarà impegnata prossimamente?
Con Viktor und Viktoria siamo in tournée per tutto aprile dopo la tappa al Nuovo di Milano. Sta riscuotendo tanto successo per cui lo riprenderemo per il terzo anno. Contemporaneamente sto scrivendo il mio terzo libro e a breve è prevista l'uscita di una web serie molto divertente, di cui ho curato la regia e in cui ricopro anche un ruolo.

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