6 Aprile Apr 2019 0716 06 aprile 2019

Intervista alla sorella di una vittima del terremoto dell'Aquila

Il sisma colpì il capoluogo abruzzese il 6 aprile 2009. Portando via la vita di oltre 300 persone. In tutto morirono 55 studenti fuori sede, tra cui Daniela Bortoletti. 

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Terremoto L Aquila 2009 1

Via Generale Francesco Rossi 22, L’Aquila. Se digitate questo indirizzo su Google Maps, potrete vedere un edificio un po’ trascurato, ma in piedi. L’immagine è del 2008: nel frattempo, quella palazzina è crollata. Azzerata, cancellata dal terremoto che colpì il capoluogo abruzzese l’anno successivo. Proprio come la vita di Daniela Bortoletti, 22enne originaria di Torre dei Passeri, paesino in provincia di Pescara, che si era trasferita all'Aquila insieme alla grande amica Martina Di Battista per studiare Ingegneria gestionale: «Adorava quella città e la vita universitaria, che non è solo studio: era una ragazza solare che amava divertirsi e stare in compagnia», racconta a LetteraDonna la sorella Alessandra, che fa parte dell’Associazione Vittime Universitarie Sisma 6 aprile 2009: «Nel crollo della Casa dello Studente morirono otto giovani. Ma quella notte, in tutto, persero la vita 55 fuori sede. Degli altri, tra cui Daniela, si è sempre parlato poco: l’associazione è nata proprio per tenerne vivo il ricordo, affinché non siano dimenticati».

DOMANDA. Sono passati dieci anni. Che donna sarebbe oggi Daniela?
RISPOSTA.
Era una ragazza determinata: dopo la laurea sarebbe diventata una bravissima ingegnera. Aveva promesso a mia mamma che l’avrebbe fatta stare bene economicamente: ci sono stati periodi in cui non abbiamo navigato nell’oro e la voleva ripagare dei tanti sacrifici fatti. Sono sicura che sarebbe andata così.

Torre dei Passeri è a un’ora di auto dall’Aquila. Tornava spesso a casa?
Ogni fine settimana. Arrivava di venerdì sera e ripartiva la domenica, con il bus delle 18:45. A volte rimaneva fino al lunedì, ma quella volta non poté farlo perché al mattino aveva una lezione (la scossa distruttiva si verificò proprio tra domenica e lunedì, ndr).

Lo sciame sismico era iniziato il 16 gennaio. Daniela era preoccupata?
Non particolarmente. Sì, lei e gli amici erano scesi più volte in strada dopo le scosse, ma ogni volta c’era sempre qualcuno pronto a rassicurarli: «Meglio che l’energia venga sprigionata con piccole scosse, piuttosto che con una forte», dicevano gli esperti. Anche noi a casa eravamo tranquilli.

Prima del terremoto distruttivo, quella sera ci furono due scosse: una alle 22.48 e un’altra alle 00:39.
Faccio l’infermiera e stavo lavorando: ho avvertito le scosse ma non ho nemmeno chiamato Daniela. Ci ho provato con quella forte delle 3:32, ma dopo due squilli la chiamata è caduta. Pensavo fosse scesa di nuovo in strada, che si fosse radunata con altre persone fuori casa. Quando poi in tv ho visto che c’erano stati dei crolli e delle vittime, allora ho iniziato a preoccuparmi.

A quel punto siete partiti per l’Aquila?
È andato mio padre, con l’intento di riportare Daniela subito a casa. Quando è arrivato là ci ha telefonato perché non credeva ai suoi occhi, pensava di aver sbagliato indirizzo. Non riconosceva la via e il palazzo dove viveva Daniela, che era ridotto a macerie. Forse non voleva crederci. A quel punto abbiamo capito che la situazione era seria.

Daniela (a destra) con l'amica Martina.

Quando avete saputo che Daniela era tra le vittime?
Io e l’altra mia sorella non siamo mai andate all’Aquila, non abbiamo vissuto sul posto la tragedia. All’inizio nostro padre ce lo tenne nascosto, poi l’8 aprile, quando la ritrovarono (abbracciata all’amica Martina, ndr) sotto alle macerie, scese a Torre dei Passeri per dircelo. Impedimmo a mia madre di andare all’Aquila e ora, col senno di poi, me ne sono pentita. Io stessa come ho fatto a non partire subito? Me lo chiedo spesso. Ma, almeno, ho il ricordo di Daniela bella com’era, sorridente e solare.

Oltre a Martina, chi c’era in casa con Daniela?
L’altra coinquilina Roberta, che quella sera era nella sua stanza con un amico. C’era anche Matteo, il ragazzo di mia sorella: Daniela e Martina, che condividevano una camera, avevano unito due letti singoli per dormire tutti e tre insieme. Matteo è sopravvissuto dopo 16 ore sotto le macerie, riportando gravi danni permanenti al braccio destro. Gli altri sono morti, come la maggior parte delle persone che abitavano nella palazzina.

Della Casa dello Studente, simbolo dell’incuria italiana, si sa molto. Che edificio era quello dove viveva tua sorella?
Un edificio che si è accartocciato su sé stesso, costruito negli Anni ‘50 con materiali scadenti e con criteri sbagliati, sopraelevato successivamente di due piani con l’aggiunta di un tetto in cemento armato che il palazzo non ha retto, sbriciolandosi sotto il suo peso.

L’associazione Associazione Vittime Universitarie Sisma 6 aprile 2009 vuole fare luce su tutto questo.
Esatto. Ne fanno parte le famiglie di 13 studenti che hanno perso la vita quella notte. Vogliamo che venga fuori la verità e avere giustizia. Qualcuno aveva il dovere di proteggere questi ragazzi e segnalare il pericolo, invece di continuare a dire di stare tranquilli per non creare allarmismo. Facciamo anche altro.

Cioè?
Insieme all’'Università degli Studi dell'Aquila e al Gran Sasso Science Institute da sei anni assegniamo una borsa di studio di tremila euro a uno studente che abbia fatto una tesi legata alla tematica del gestione del rischio sismico. Inoltre la nostra prima iniziativa è stata la pubblicazione del libro Macerie dentro e fuori, con testimonianze dirette dei familiari delle vittime raccolte dal giornalista Rai Umberto Braccili

I nostri ragazzi

Geplaatst door AVUS. 6 Aprile 2009 op Dinsdag 5 december 2017

Che cosa rappresenta per te il 6 aprile?
È il giorno in cui ogni anno torno all’Aquila per la fiaccolata in ricordo delle vittime. Sempre con lo stesso striscione, con il dolore e l’amarezza della prima volta: vediamo i volti dei ragazzi sui cartelloni, e alla fine sono stati loro gli unici a pagare con la vita.

Abiti in una zona sismica. Da quel giorno reagisci alle scosse in modo diverso?
Sì, prima se non era forte rimanevo tranquillamente sul divano, non mi alzavo nemmeno. Adesso al minimo movimento scappo via, inizio a tremare, la vivo proprio male.

Ti sembra che L’Aquila si sia ripresa dal terremoto?
Sì, molte case sono state ricostruite e la vita piano piano è ricominciata (come dimostrano queste cinque storie, ndr). Pero per me rimarrà sempre una città fantasma.

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