5 Aprile Apr 2019 1521 05 aprile 2019

Irma Testa: «Combatto contro il sessismo nel pugilato»

A tu per tu con la prima italiana che si è qualificata alle Olimpiadi nella boxe. Oggi 22enne, l'atleta è protagonista del documentario Butterfly al cinema dal 4 aprile. 

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Irma Testa Butterfly

A soli 18 anni è diventata la prima pugile italiana a qualificarsi alle Olimpiadi (quelle del 2016 a Rio, ndr). Dietro un primato del genere però ci sono tanti sacrifici, conquiste e sconfitte, che Irma Testa ha raccontato in Butterfly, il documentario diretto da Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, al cinema dal 4 aprile. «Tutto è nato nel 2005 quando i due registi vennero in palestra per un servizio e mi notarono subito», ci ha raccontato l'atleta. «Furono talmente incuriositi da scegliere di intraprendere un percorso con me. Inizialmente non avevo ben colto la natura del lavoro, immaginavo si sarebbe trattato di un contributo giornalistico da girare in poco tempo. Vedendo la troupe ed entrando in confidenza con loro, pian piano ho compreso la portata del progetto».

DOMANDA. Avevi già confidenza con la telecamera?
RISPOSTA.
Per niente. Ho dovuto imparare a relazionarmi con questo tipo di mondo che ormai è entrato nella mia quotidianità.

Nel documentario non c'è solo Irma la sportiva.
È vero: i registi hanno scelto di raccontare anche la Irma privata: le mie preoccupazioni, i miei sogni, le mie abitudini...

Nel lungometraggio c'è anche un filmato d'archivio in cui vieni definita «farfalla», da qui poi il titolo. Quando hai sentito che stavi spiccando il volo?
Man mano che la qualificazione olimpica si avvicinava ho avuto la percezione che, forse, ero diventata una vera professionista. In realtà ho sempre vissuto come tale, però, nell'animo, ero una ragazzina e quel traguardo ha reso tutto più tangibile.

Questa passione è considerata appannaggio maschile. Hai mai subito dei pregiudizi?
Certamente. Quando ho cominciato a muovere i primi passi la boxe femminile non era a questi livelli, non era neanche uno sport olimpico. Da ragazzina, la maggior parte degli allenatori non volevano che praticassi pugilato e fui ignorata. Lucio Zurlo, colpito dalla mia tenacia, è stato l'unico a credere in me, guidandomi verso il punto dove lui era certo potessi arrivare anche se io, a suo tempo, non ero così sicura.

Insomma hai vissuto sulla tua pelle una sorta di sessismo.
Quando ho vinto le prime medaglie importanti, ho notato che alcuni non valorizzavano questi miei risultati. Un oro, un argento e un bronzo vinti da un uomo, a parità di merito, avevano più importanza. Onestamente non riuscivo a comprendere perché; col tempo però ho capito. Tutto ciò che fa una donna o è considerato un dovere o non ha valore. Per questo mi batto perché venga riconosciuto il giusto merito a tutti.

Dal film traspare la tua tenacia.
Sin da piccolina ho cercato una strada per diventare qualcuno nella vita. Nel momento in cui è accaduto, non avrei permesso a nessuno di remarmi contro. Quando ho avvertito questo atteggiamento, mi sono impegnata per far cambiare idea a chi aveva i pregiudizi.

Ti sei allenata con maestri uomini, in questo settore esistono delle allenatrici?
Diversi tecnici della nazionale sono femmine.

Cosa cambia nell'approccio?
Credo poco. L'importante è che ti dedichino il giusto tempo, la loro conoscenza e passione. Ci sono uomini che credono in questo più di alcune donne.

La boxe è uno sport che modifica il fisico. Non ti ha mai spaventato questo aspetto?
No. Ho conosciuto ragazze che decidevano di non fare determinati esercizi per non avere bicipiti o pettorali troppo pronunciati. Basta fermarsi un mese e si può perdere tutta la muscolatura. Il mio corpo è mutato e non si può negare, ma mi piaccio come sono, incluse le spalle larghe.

Quanto la tua provenienza da Torre Annunziata (Napoli) ha influenzato la tua voglia di riscatto?
È stata essenziale con la "cazzimma" napoletana, che porto dentro di me sempre. È un valore aggiunto pronto all'uso nella capacità di adattamento e nel trovare una soluzione in modo rapido per stare bene.

Quali sacrifici ti sono costati di più?
Lasciare la mia terra d'origine e casa. A 14 anni l'ho patito maggiormente, è come se mi avessero strappato dalle braccia di mia madre e non è ancora facile gestire emotivamente la distanza dagli affetti più cari.

Che donna è oggi Irma?
Una che deve ancora crescere tanto, ma che si sente forte nonostante delusioni importanti come le Olimpiadi (per un soffio non riuscì a superare i quarti di finale, ndr).

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Nel privato realizzare una famiglia solida. Dal punto di vista sportivo continuare ad allenarmi puntando alla qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo.

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