Femminicidio

Femminicidio

3 Aprile Apr 2019 1628 03 aprile 2019

Paolo Crepet sul femminicidio di Loredana Calì: «Siamo come il Brunei»

Sono già 17 le donne uccise nel 2019. La motivazione della strage è culturale. Ma è anche colpa, spiega, «degli psichiatri complici del sistema giudiziario». 

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Paolo Crepet Femminicidio loredana Cali 1

L’omicidio di Loredana Calì per mano dell’ex compagno Filippo Marraro è la classica tragedia annunciata di questo 2019 (sono già 17 i femminicidi). Innanzitutto, pare che in passato l'uomo si fosse reso responsabile di abusi nei confronti della moglie, che però non l'aveva mai denunciato. Dopo la separazione, che aveva preso molto male, si era inoltre dimostrato sempre più ossessionato dall’ex compagna, come hanno raccontato gli amici comuni a cui chiedeva spesso se sapessero dove era. Non solo: sul suo profilo Facebook Marraro si definiva ‘vedovo’ e aveva pubblicato la frase «La vendetta è un piatto freddo, più è freddo e più si gusta». Insomma, i famosi segnali, altro topos della cronaca nera italiana, c’erano tutti. «In una comunità con un minimo di rispetto e civiltà avrebbero fatto scattare un campanello d’allarme, evitando così un femminicidio già scritto. Ma nelle nostre città ci sono tanti mostri come lui, pronti a dargli ragione perché l’ex compagna, forse, si vedeva con un altro», spiega a LetteraDonna lo psichiatra Paolo Crepet, che poi aggiunge: «Siamo circondati da bestie feroci e chi lo nega è in malafede».

Paolo Crepet.

CINISMO E CATTIVERIA

A rendere la vicenda ancor più impressionante, se possibile, sono la modalità di questo femminicidio (Loredana giustiziata con due colpi di pistola) e ciò che è avvenuto dopo. Prima di consegnarsi ai carabinieri, Marraro ha infatti telefonato ai due figli per metterli al corrente dell’accaduto. «Chiamare un figlio per dirgli ‘Ho ucciso tua mamma’. Si può essere più cinici e cattivi?» è il laconico commento di Crepet, che subito dopo si domanda: «Dietro a quell’uomo c’è un’altra donna, che è la mamma. Cosa dice di lui? Che cosa gli ha insegnato? Mi piacerebbe saperlo». Il problema, sottolinea lo psichiatra. è culturale e riguarda tutta l’Italia, «un Paese alla deriva morale, in cui facciamo la conta dei morti in un crescendo spaventoso, senza poi fare nulla di concreto».

UOMINI DELLE CAVERNE

Dopo aver avvertito i figli, Marraro ha anche mandato un messaggio a un amico motociclista per dirgli che non sarebbe stato presente il 7 aprile a un raduno, perché aveva ucciso la moglie. Aggiungendo che era dispiaciuto, evidentemente più per la mancata partecipazione che per Loredana. «Gli dispiace, poverino, dovrebbero fargli fare un giro premio sulla moto... Ma lei crede che la gente che si frequenta inorridisca?», azzarda Crepet: «C’è un pregiudizio buonista nei confronti dell’umanità, quando invece è presente l’educazione all’odio. Purtroppo nessuno mi ascolta». Non finisce qui: Marraro ha poi incontrato una vicina, a cui ha confessato l’omicidio dicendo che non voleva passare per cornuto, mentre «Andatevela a prendere morta», è stata l’agghiacciante frase rivolta ai familiari della vittima: «C’è chi parla di Medioevo, ma siamo in realtà al ritorno dell’uomo delle caverne. Siamo come il Brunei, dove lapidano adulteri e omosessuali. Non ci sono sensibilità e rispetto, ma solo ossessione: possiedo una donna come faccio con un oggetto. Se mi va la uso, sennò me ne disfo».

Il momento del sequestro di Loredana Calì da parte dell'ex marito Filippo Marraro.

LE 'TEMPESTE EMOTIVE'

«Guai a parlare di raptus, che non esistono. Ci sono invece i progetti di morte», avverte Crepet, che parla apertamente di «complicità tra psichiatria e giustizia», lanciando un pesante j’accuse nei confronti dei colleghi: «Mi fanno ribrezzo quelli che, sapendo benissimo quello che è successo, parlano di tempeste emotive. Scrivendo certe perizie stanno sdoganando i peggiori omicidi». Dopo l’assassinio di Loredana, Marraro si è consegnato ai carabinieri, dicendo di voler pagare per ciò che aveva fatto. Se sapeva che quello che stava per fare era sbagliato, perché non si è fermato? «Perché aveva letto i giornali. Tutti sanno come funziona in Italia: se uccidi prima prendi l’ergastolo, poi 30 anni, che diventano via via 24, 16 e infine otto». Manca la certezza della pena, insomma. L'ennesimo topos della nostra cronaca nera.

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